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Venerdì 12.
Ho
visto il sito di Jovanotti e lo voglio imitare: terrò anch'io un diario, sulla
falsariga di quel coacervo di pensieri, fatti, esperienze etc. chiamato da lui
"mumble". Certo, avrà uno staff intero al servizio della sua immagine
(cibernetica e non), e se lo merita decisamente -ecco un GIUSTO successo - mi
piacciono le sue parole (lasciamo perdere le parolacce, potrebbe farcene
grazia, o non ne è capace?) - mille come lui! (E ciononostante, potrebbero
anche correggergli quelle bozze espungendo le mitragliate di "orrori" ortografici
sparate a raffica!) Avrò il malcelato merito di aver fatto tutto da
sola, in proprio, quasi gratis e senza pesare sulle spalle di nessuno, come
amavano suggerire Gandhi, Ruskin, Tolstoj - li sentite? Sono ancora vivi, i
loro pensieri, i loro spiriti non moriranno MAI!
Cosa dire... Ho appena
finito i Quaderni di Cioran: cosa sono queste mie velleità per cybernauti a
paragone dei limpidi (ancorché deliziosamente interminabili) brogliacci del
più grande tra i prosatori francesi di aforismi (e non era neanche un
"vero" francese...)? Ma vedo in giro che tutti scrivono, anche gente
che non legge un gran che; allora ho tutto il diritto di digitare qualche
lettera al PC, anche solo per la modesta, discutibile soddisfazione di vedermela
comparire sugli internet bar di todo el mundo! A presto, Annalisa, mia - per ora
unica, ma indubbiamente grande - lettrice! - E non tacciatemi troppo furbescamente
di superbia: ammetto di essere genovese (elezione di dubbia fama), ma non
affermo certo il falso: son proprio una GRANDE lettrice, leggo quasi in
continuazione, persino le pubblicità, i fumetti di Topolino, i mondi cyberpunk, gli
stradari e le mappe, gli spartiti, le formule matematiche, gli enigmi della
sfinge, le lingue non troppo straniere, le facce delle persone, i pensieri della gente che parla col corpo e col
cuore in mano... E poi: "Non dicono forse le vostre scritture - e
giustamente: "Voi siete Dei!"?" A domani, che è già oggi
(mezzanotte è trascorsa in un attimo - cosa sarà di noi...)!
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Sabato 13. Ho in
mente un'idea che mi sembra interessante, anzi, fantastica; sentite un po':
perché si deve SEMPRE spaccare un evento musicale in due schieramenti sillogici
e contrapposti: di qua chi suona, minoranza professionista che rischia ogni
volta una carriera, e pagata per sfornare un tempo ben cesellato da una vita intera di studio, e
di là chi ascolta, stolida maggioranza d'ignavi (generalmente incapaci di
suonare la stessa musica), comodamente seduti, che pagano per consumare un
prodotto finito? Perché da una parte
"panem", il compenso per un lavoro artistico, e dall'altra "circenses",
il mero passare delle ore vissute ascoltando passivamente il lavoro
altrui? Perché da un lato il palcoscenico alto e illuminato, presidiato dagli
artisti, dall'altro un'impersonale, abbuiata massa di occhi e orecchie fissi su
una semovente, sonora macchia di luce? Perché
si deve SEMPRE assistere alla riproduzione di questo datato schema, inveterato
quanto banale? Cos'è ormai diventata l'arte, la creatività, l'intelligenza? Un
oggetto passibile di critica (anche questa specialistica), che si vende e si
compra, si produce e si consuma, che ha un valore commerciale in certi casi
quotato in borsa, come lo sono ad esempio le ugole più famose della lirica! -
Oh, non ho niente contro il lavoro e lo svago altrui (entrambi per forza
alienati e alienanti), ma non vi sembra che tutto ciò, e ormai da secoli, sia
un grande inganno reciproco, uno spettacolo per stupidi, per gente senza
immaginazione, prigioniera di cliché talmente iterati da sembrare
inconcepibile un qualsiasi cambiamento, impensabile l'arte senza questo
pesante (e non pensante) carrozzone circense di scorta? Qual'è la mia idea,
allora? Cosa sogno? Cos'è arte e cos'è ripetizione? Cosa significa fare,
comunicare, ascoltare, vivere la musica e tutto il resto? Cosa comporta l'atto
di suonare, di esprimere, di partecipare?
La mia idea è creare
folti gruppi di persone che cantano, ballano e suonano insieme, per la maggior
parte semplici strumenti a percussione, senza pubblico, senza professionisti
pagati, senza divisione di spazi o di persone, senza "spettacolo",
senza studiare, semplicemente mettendosi assieme a fare, innanzi tutto, un gran
bel po' di musica, senza direzione d'orchestra, senza capi carismatici o
"grandi" artisti, in umiltà e con tanto, TANTISSIMO entusiasmo solo
per ciò che si fa tutti assieme, per ore e ore!! QUESTA sì che sarebbe per me
una vera esperienza musicale, un GRANDE evento collettivo invendibile e
inalienabile, una Woodstock senza alcol né droga né fumo, un autospettacolo
per persone attive, sane, vive, indipendenti dai mass media, per chi non
ha più voglia di indottrinare né di farsi indottrinare, per gli anarchici
dell'arte, per i liberi di spirito... Per ora tutto ciò è solo un sogno, ma so
che sarà un grandissimo, rivoluzionario passo avanti nella direzione di un
mondo unito, senza giudici né prigionieri, un mondo di persone che
continuamente liberano se stesse, persone che non vendono né comprano il
proprio tempo (e quello altrui), persone che si divertono agendo, felici e
contente di sé, senza paragoni, senza idoli né proseliti, un mosaico di
individui tutti padroni di sé, uniti nell'amore di ciò che stanno facendo
insieme, che vivono emozioni umane e allo stesso tempo animalesche, sentimenti
primordiali e sublimi - una folla di Dei che alzano al cielo i loro profondi
deliri!!
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Domenica 14. Ho
appena finito di aggiornare per l'ennesima volta questo sito, e ora (mezzanotte
e mezza) mi aspetta una bella pedalata nella fresca notte, sempre che, come ieri
e l'altro ieri, non piova - nel qual caso, vado comunque incontro al mio
destino, sebbene un po' di malavoglia (la mia disciplina, la mia verga...)!
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Martedì 16. Sono
una viaggiatrice della mente, l'universo intellettuale è la mia vera patria,
fuori mi sento spaesata come un'apolide, non apparterrò mai abbastanza a ciò
che comunemente si può chiamare realtà. La mia vera realtà è la poesia, nel
senso che io applico le cose più astratte alla mia vita, senza discontinuità
tra dire e fare. La musica è una seconda natura per me, una disciplina studiata
a lungo e con passione, in cui sperimentare abilità acquisite e poter sognare
fuori da schemi prefissati, ma la mia lingua madre è il corpo come applicazione
pratica del cervello in funzione, il corpo come banco di prova, officina di
lavoro per una mente perennemente in evoluzione. Il corpo mi esprime
perfettamente, oh, andare in bici, ballare senza saper come né perché,
camminare con una certa personalità (non presa a prestito da nessuno), parlare
del più e del meno essendo portatori di drastiche profondità, portare a spasso
avidi occhi e altrettanto insaziabili orecchie per la città, imparare dal mondo
fisico come si può imparare solo da cose intime e segrete: esplicare
l'intelligenza in quelle azioni che i più considerano di pertinenza
esclusivamente materiale - è per me una necessità imperiosa. Ciò che leggo lo
porto immediatamente nel mio corpo - vistosa, smaccata appendice chi di non sa
come si fa ad esser falsi - sotto forma di azioni a lungo pensate in solitudine
e allo stesso tempo improvvisate nell'eterno balletto della materia modellata
dal pensiero. Ecco perché voglio e farò di tutto per tirar fuori dal nulla
delle probabilità un affiatato, eterogeneo coacervo di persone di buona
volontà che improvvisino canti danze musiche assieme per ore, quale
rivoluzionaria pratica della libertà, lontani mille miglia da ogni pregiudizio,
scuola, divisione, imposizione, gerarchie di studio o di bravura, nella pace dei
sensi autosoddisfatti, contenti a dismisura dei nostri corpi ritmicamente e
definitivamente immersi dentro una musica uscita come per miracolo dai nostri
cuori.
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Giovedì 18. Ieri ho
comprato due kazoo di metallo (2,50 euro cad.) e uno di plastica (1 euro).
Quelli di metallo sono molto sonori (uno dei due più dell'altro), e tutti e due
con un suono molto più brillante di quello di plastica. Sono molto simpatici da
suonare, Paolo Conte li usa nei suoi concerti e nelle sue incisioni,
probabilmente anche altri cantautori che ora non saprei nominare. Costano molto
poco, son piccoli, portatili e leggerissimi, l'ideale per iniziare a suonare e
cantare qualcosa in compagnia. Suonano con la voce intonata di chi li soffia
facendoli vibrare; penso che i cantanti con la voce impostata, soprattutto i
cantanti jazz, possano tirar fuori da questi piccoli strumentini delle sonorità
meravigliosamente espressive. Ultimamente sto scoprendo le diverse qualità di
una miriade di facili strumenti a fiato e a percussione. Due domeniche fa,
seguendo a ruota l'entusiasmo "consumistico" di una mia amica, ho
acquistato un bongo: un tamburo africano di medie dimensioni, di pesante legno
massiccio scavato a forma di cassa armonica di risonanza, con una pelle animale
(con i peli ancora visibili, ai bordi) tesa da corde intrecciate. Ci siamo messe
subito a suonarli al Porto Antico; una coppia di colore si è fermata e ce li ha
suonati come si deve! E' stato bello - voglio che queste cose si riproducano
magicamente nella mia vita, è così facile coinvolgere e lasciarsi coinvolgere
dall'entusiasmo sfrenato che solo la musica può dare! Sì, è fantastico
suonarli lanciandosi in funamboliche improvvisazioni ritmiche, sperimentando
smisurate possibilità estetiche: al centro, ai bordi, forte, piano, veloce,
lento, ritmi composti, tre contro due e quattro contro tre, terzine e cinquine
in tempi semplici, sincopando, figurazioni ostinate rotte da ritmi più
variabili, con tutto il peso del braccio, strisciando, staccando subito la mano
o tenendola attaccata alla pelle dopo la percussione, col tocco d'avambraccio,
di polso o di dito addirittura, con le nocche, con le unghie o con i
polpastrelli o in punta di dita, con bacchette di legno etc! Attualmente ho
proprio un sacco di strumenti: due pianoforti neri (uno a coda intera e uno
verticale, regalatomi da una gentile vicina di casa), un harmonium a quattro
registri d'ancia battente e un organo elettronico, tutti e due con due tastiere
complete (cinque ottave) e pedaliera completa di trentadue pedali, una tastiera
elettronica di cinque ottave, un flauto dolce soprano di legno, un bongo e tre
kazoo. Non sono tutti in perfetto stato, li vorrei a poco a poco mettere a posto
(o vendere quelli che non amo suonare), ma anche comprarne degli altri. Tempo fa
avevo comprato, suonato un po' (più che altro per conoscerli) e poi rivenduto
un violino e una chitarra, ma non sono affatto degli strumenti facili da suonare
bene, e col mio orecchio ormai raffinato da anni di musica classica non potevo
sopportare di suonarli male. Piuttosto mi suono qualche bel pezzo su uno
strumento a tastiera, su cui posso ottenere tutta la bellezza che mi piace, o
improvviso su di un facile strumento etnico dalle mille possibilità ancora da
esplorare - ma questi altri strumenti a corde li lascio volentieri a chi sa
sprigionare da loro tutta la sua anima indisturbata dalle difficoltà tecniche.
La musica deve essere bella, profonda, toccante, veicolo d'emozioni, sentimenti
e stupori ineffabili. Se così non è, meglio non suonare e non ascoltare.
Meglio per esempio scappare da un concerto che non prende l'anima, piuttosto che
accettare di perderla, di sprecare tempo e pazienza per chi non merita di essere
ascoltato. E' da qualche anno che ho preso a seguire questa massima di vita, con
mio intimo giovamento e sollievo. Rispetto il lavoro altrui, ma ancor di più
son tenuta a rispettare me stessa, i miei gusti estetici e soprattutto direi i
miei disgusti. Non amo esternare le mie critiche quanto invece i miei
apprezzamenti, ma non si può che fuggire muti davanti a musicisti insinceri,
dall'anima brutta o insignificante. Non mi faccio ingannare da qualche fuoco
d'artificio: per quanto avranno passato i loro migliori anni chini sugli
spartiti, non riusciranno mai a commuovermi come ho tutto il diritto di
desiderare, e come invece talvolta capita con struggenti artisti senz'arte al cui
passaggio su questa landa inumana si può spezzare il cuore...
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Martedì 23. Ho
superato i mille libri letti, anche se ne devo finirne parecchi (tutti quelli ove
ho scritto "fin" nell'Elenco libri letti). I primi 116 sono soltanto
probabili perché avevo perso l'elenco e li ho ricostruiti pazientemente negli
anni. Se non li catalogassi tutti mi dimenticherei fatalmente titoli e autori
perché non li leggo per ripeterli, ricordarmeli o memorizzarli in alcun modo,
ma proprio semplicemente per il piacere della quieta lettura solitaria. E
sarebbe proprio una grande perdita per me non aver neanche una debole traccia
mnemonica di ciò che faccio così volentieri... Allora ho deciso da tempi
immemorabili (è il caso di dirlo) di trascrivere questa autobiografia
intellettuale in fieri che sono questi elenchi, per poter più facilmente
dimenticare senza rimpianti ciò che è più nozionistico, demandandone alla
carta e all'elettronica l'ingrato compito.
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Lunedì 29. Sono
contro la pena di morte, l'eutanasia e l'aborto. Gli stati che permettono questi
delitti non garantiscono il diritto fondamentale di ogni persona umana, cioè la
sua vita. Se uno si vuole proprio suicidare spesso non si riesce ad
impedirglielo, finché esiste la libertà, ma non si dovrebbe collaborare in
nessun modo ad uccidere - legalmente o meno - nessun uomo su questa terra.
Questa è la mia opinione; non pretendo che altri la pensino per forza come me,
ma ho il diritto e il dovere di giudicarli severamente (esclusivamente al
cospetto della mia coscienza) in caso contrario.
Non
scio più da anni e anni, mi fa orrore timbrare il cartellino, fare la coda,
esser trasportata in alto senza nessuna fatica e scivolare giù altrettanto
disimpegnata. Le piste sono un grande obbrobrio, sono pericolose autostrade
piene di sparaneve artificiali, skilift, funivie, ovovie, ancore, gatti delle
nevi, illuminazione notturna, bar per sciatori, affitto sedie sdraio, chiasso e
confusione sovrani, bidoni della spazzatura, neve pesta etc. che deturpano il
paesaggio sia invernale sia estivo. Gli sciatori stessi in quanto tali sono
molto poco interessanti, persone volatili e superficiali che non amano pensare
alle conseguenze dei loro comportamenti e a quanto promuovano la bruttezza e
l'inquinamento nei luoghi altrimenti più belli e puri che si possano
immaginare.
In Val d'Aosta abbiam
visto un cervo e tante marmotte, sempre spaventati e timorosi dell'uomo. Ormai
ci fanno tenerezza come tutto ciò che è destinato ad estinguersi. In tutto il
mondo il numero degli uomini tende ad aumentare, e perciò il numero degli
animali e delle piante, come anche il numero di specie animali e vegetali, non
può che diminuire. Biodiversità impoverita, più deserti e sempre più estesi,
siccità, oceani, laghi e fiumi coltivati a pesci e gamberi come fossero campi
di grano, dighe, argini, canalizzazioni sempre più imponenti e sempre meno
efficaci, acqua, aria, terreno sempre più inquinati, ambiente sempre più
urbanizzato, antropizzato, sostanzialmente sempre più invivibile, tutto ciò si
traduce in fame, sete, indigenza per la maggior parte delle persone. Cosa fare?
Risparmio delle risorse, vegetarianesimo, non prendere la patente, niente
sprechi, no agli imballaggi inutili e pesanti, sì ai prodotti locali con il
minimo di trasporto, risparmio bancario etico, associazioni ambientaliste, di
consumatori e di controinformazione, essere coerenti con le proprie idee e con
la migliore immagine di se stessi, leggere, informarsi, partecipare a campi di
lavoro e di studio di Mani Tese, Legambiente e le sue spiagge pulite, parlare
con le persone, visitare le oasi del WWF e i parchi naturali, immergersi nella
natura e riportarne la severa bellezza accompagnata da sane regole di vita nella
vita quotidiana in città, curare l'ambiente naturale ed umano che ci
circonda come pure il nostro corpo e la nostra mente, essere felici insieme...
Ecco come sono stata
appellata da due scrittori: "Principessa guerrigliera" (Angelo
Marconcini) e "Slancio fisso" (Ivian Vivian Friedhoff alias Yves l'Unique
o Ivo Plicovich),
due intellettuali di grande fascino e cultura. Devo trovare un nome, un destino,
un titolo. Lo sento come il mio più importante compito attuale, un servizio di
chiarezza, un dovere di probità intellettuale prima di tutto verso me stessa - come se il mondo non esistesse, come se dovessi sparire per sempre e mi fosse
dato di lasciare dietro di me solo una o due parole. Potrebbe essere Rosa Lake,
o Lake of the Roses, o Rose of the Lake (un po' come Fruits of the Loom...), dal
mio secondo nome di battesimo e dall'inizio del cognome, ma niente di tutto ciò
mi soddisfa. Andare alla ricerca del proprio vero nome e riuscire a scoprirlo è
come vincere la lotteria della propria vita, trovarsi, essere al mondo con
una identità non solo ben definita, ma anche icastica e memorabile come uno
slogan, un simbolo, una marca, avere cioè tutte le carte in regola per
diventare un mito. Ecco perché è molto difficile: presuppone (e allo stesso
tempo provoca) un'unità di pensiero e azione, per tutta la vita, che è raro e
improbabile ottenere. Bisogna scoprire l'essenza segreta di se stessi, la più
originaria rivelazione della propria storia passata e futura che permette di
inquadrare per sempre il proprio vivere ogni momento del presente come facente
parte di un grande progetto, di una storia piena di senso e di intrinseca
bellezza, ancorché quasi fatalmente inesplicabile.
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Martedì 30. Che
belle gite in montagna, per ripidi, solitari sentieri, tra balze scoscese
d'erba, rocce e nevi in disgelo, saltando torrentelli e aggirando pantani,
lontani dai più triti giri turistici... Son tornata a Genova fortissima, ora in
bici scalo velocissima, inedita, delle salite che normalmente mi fiaccano (il
corpo ma mai lo spirito): via Pozzo, via Saluzzo, via XX Settembre, via
Corridoni e tutti i dislivelli che pur essendo più lievi darebbero ingrati
fastidi al gruppone dei ciclisti padani della domenica, abituati a ben più
noiose piattezze. Chissà quanto durerà l'effetto "allenamento in alta
quota"! L'ideale sarebbe ritornar su quando finisce, compatibilmente con
gli impegni cittadini...
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