Diario

aprile 2002



 
 

Venerdì 12.   Ho visto il sito di Jovanotti e lo voglio imitare: terrò anch'io un diario, sulla falsariga di quel coacervo di pensieri, fatti, esperienze etc. chiamato da lui "mumble". Certo, avrà uno staff intero al servizio della sua immagine (cibernetica e non), e se lo merita decisamente -ecco un GIUSTO successo - mi piacciono le sue parole (lasciamo perdere le parolacce, potrebbe farcene grazia, o non ne è capace?) - mille come lui! (E ciononostante, potrebbero anche correggergli quelle bozze espungendo le mitragliate di "orrori" ortografici sparate a raffica!) Avrò il malcelato merito di aver fatto tutto da sola, in proprio, quasi gratis e senza pesare sulle spalle di nessuno, come amavano suggerire Gandhi, Ruskin, Tolstoj - li sentite? Sono ancora vivi, i loro pensieri, i loro spiriti non moriranno MAI!

 Cosa dire... Ho appena finito i Quaderni di Cioran: cosa sono queste mie velleità per cybernauti a paragone dei limpidi (ancorché deliziosamente interminabili) brogliacci del più grande tra i prosatori francesi di aforismi (e non era neanche un "vero" francese...)? Ma vedo in giro che tutti scrivono, anche gente che non legge un gran che; allora ho tutto il diritto di digitare qualche lettera al PC, anche solo per la modesta, discutibile soddisfazione di vedermela comparire sugli internet bar di todo el mundo! A presto, Annalisa, mia - per ora unica, ma indubbiamente grande - lettrice! - E non tacciatemi troppo furbescamente di superbia: ammetto di essere genovese (elezione di dubbia fama), ma non affermo certo il falso: son proprio una GRANDE lettrice, leggo quasi in continuazione, persino le pubblicità, i fumetti di Topolino, i mondi cyberpunk, gli stradari e le mappe, gli spartiti, le formule matematiche, gli enigmi della sfinge, le lingue non troppo straniere, le facce delle persone, i pensieri della gente che parla col corpo e col cuore in mano... E poi: "Non dicono forse le vostre scritture - e giustamente: "Voi siete Dei!"?" A domani, che è già oggi (mezzanotte è trascorsa in un attimo - cosa sarà di noi...)!

Sabato 13.   Ho in mente un'idea che mi sembra interessante, anzi, fantastica; sentite un po': perché si deve SEMPRE spaccare un evento musicale in due schieramenti sillogici e contrapposti: di qua chi suona, minoranza professionista che rischia ogni volta una carriera, e pagata per sfornare un tempo ben cesellato da una vita intera di studio, e di là chi ascolta, stolida maggioranza d'ignavi (generalmente incapaci di suonare la stessa musica), comodamente seduti, che pagano per consumare un prodotto finito? Perché da una parte "panem", il compenso per un lavoro artistico, e dall'altra "circenses", il mero passare delle ore vissute  ascoltando passivamente il lavoro altrui? Perché da un lato il palcoscenico alto e illuminato, presidiato dagli artisti, dall'altro un'impersonale, abbuiata massa di occhi e orecchie fissi su una semovente, sonora macchia di luce? Perché si deve SEMPRE assistere alla riproduzione di questo datato schema, inveterato quanto banale? Cos'è ormai diventata l'arte, la creatività, l'intelligenza? Un oggetto passibile di critica (anche questa specialistica), che si vende e si compra, si produce e si consuma, che ha un valore commerciale in certi casi quotato in borsa, come lo sono ad esempio le ugole più famose della lirica! - Oh, non ho niente contro il lavoro e lo svago altrui (entrambi per forza alienati e alienanti), ma non vi sembra che tutto ciò, e ormai da secoli, sia un grande inganno reciproco, uno spettacolo per stupidi, per gente senza immaginazione, prigioniera di  cliché talmente iterati da sembrare inconcepibile un qualsiasi cambiamento,  impensabile l'arte senza questo pesante (e non pensante) carrozzone circense di scorta? Qual'è la mia idea, allora? Cosa sogno? Cos'è arte e cos'è ripetizione? Cosa significa fare, comunicare, ascoltare, vivere la musica e tutto il resto? Cosa comporta l'atto di suonare, di esprimere, di partecipare?

La mia idea è creare folti gruppi di persone che cantano, ballano e suonano insieme, per la maggior parte semplici strumenti a percussione, senza pubblico, senza professionisti pagati, senza divisione di spazi o di persone, senza "spettacolo", senza studiare, semplicemente mettendosi assieme a fare, innanzi tutto, un gran bel po' di musica, senza direzione d'orchestra, senza capi carismatici o "grandi" artisti, in umiltà e con tanto, TANTISSIMO entusiasmo solo per ciò che si fa tutti assieme, per ore e ore!! QUESTA sì che sarebbe per me una vera esperienza musicale, un GRANDE evento collettivo invendibile e inalienabile, una Woodstock senza alcol né droga né fumo, un autospettacolo per persone attive, sane, vive,  indipendenti dai mass media, per chi non ha più voglia di indottrinare né di farsi indottrinare, per gli anarchici dell'arte, per i liberi di spirito... Per ora tutto ciò è solo un sogno, ma so che sarà un grandissimo, rivoluzionario passo avanti nella direzione di un mondo unito, senza giudici né prigionieri, un mondo di persone che continuamente liberano se stesse, persone che non vendono né comprano il proprio tempo (e quello altrui), persone che si divertono agendo, felici e contente di sé, senza paragoni, senza idoli né proseliti, un mosaico di individui tutti padroni di sé, uniti nell'amore di ciò che stanno facendo insieme, che vivono emozioni umane e allo stesso tempo animalesche, sentimenti primordiali e sublimi - una folla di Dei che alzano al cielo i loro profondi deliri!!

Domenica 14.   Ho appena finito di aggiornare per l'ennesima volta questo sito, e ora (mezzanotte e mezza) mi aspetta una bella pedalata nella fresca notte, sempre che, come ieri e l'altro ieri, non piova - nel qual caso, vado comunque incontro al mio destino, sebbene un po' di malavoglia (la mia disciplina, la mia  verga...)!
Martedì 16.   Sono una viaggiatrice della mente, l'universo intellettuale è la mia vera patria, fuori mi sento spaesata come un'apolide, non apparterrò mai abbastanza a ciò che comunemente si può chiamare realtà. La mia vera realtà è la poesia, nel senso che io applico le cose più astratte alla mia vita, senza discontinuità tra dire e fare. La musica è una seconda natura per me, una disciplina studiata a lungo e con passione, in cui sperimentare abilità acquisite e poter sognare fuori da schemi prefissati, ma la mia lingua madre è il corpo come applicazione pratica del cervello in funzione, il corpo come banco di prova, officina di lavoro per una mente perennemente in evoluzione. Il corpo mi esprime perfettamente, oh, andare in bici, ballare senza saper come né perché, camminare con una certa personalità (non presa a prestito da nessuno), parlare del più e del meno essendo portatori di drastiche profondità, portare a spasso avidi occhi e altrettanto insaziabili orecchie per la città, imparare dal mondo fisico come si può imparare solo da cose intime e segrete: esplicare l'intelligenza in quelle azioni che i più considerano di pertinenza esclusivamente materiale - è per me una necessità imperiosa. Ciò che leggo lo porto immediatamente nel mio corpo - vistosa, smaccata appendice chi di non sa come si fa ad esser falsi - sotto forma di azioni a lungo pensate in solitudine e allo stesso tempo improvvisate nell'eterno balletto della materia modellata dal pensiero. Ecco perché voglio e farò di tutto per tirar fuori dal nulla delle probabilità un affiatato, eterogeneo coacervo di persone di buona volontà che improvvisino canti danze musiche assieme per ore, quale rivoluzionaria pratica della libertà, lontani mille miglia da ogni pregiudizio, scuola, divisione, imposizione, gerarchie di studio o di bravura, nella pace dei sensi autosoddisfatti, contenti a dismisura dei nostri corpi ritmicamente e definitivamente immersi dentro una musica uscita come per miracolo dai nostri cuori.
Giovedì 18.   Ieri ho comprato due kazoo di metallo (2,50 euro cad.) e uno di plastica (1 euro). Quelli di metallo sono molto sonori (uno dei due più dell'altro), e tutti e due con un suono molto più brillante di quello di plastica. Sono molto simpatici da suonare, Paolo Conte li usa nei suoi concerti e nelle sue incisioni, probabilmente anche altri cantautori che ora non saprei nominare. Costano molto poco, son piccoli, portatili e leggerissimi, l'ideale per iniziare a suonare e cantare qualcosa in compagnia. Suonano con la voce intonata di chi li soffia facendoli vibrare; penso che i cantanti con la voce impostata, soprattutto i cantanti jazz, possano tirar fuori da questi piccoli strumentini delle sonorità meravigliosamente espressive. Ultimamente sto scoprendo le diverse qualità di una miriade di facili strumenti a fiato e a percussione. Due domeniche fa, seguendo a ruota l'entusiasmo "consumistico" di una mia amica, ho acquistato un bongo: un tamburo africano di medie dimensioni, di pesante legno massiccio scavato a forma di cassa armonica di risonanza, con una pelle animale (con i peli ancora visibili, ai bordi) tesa da corde intrecciate. Ci siamo messe subito a suonarli al Porto Antico; una coppia di colore si è fermata e ce li ha suonati come si deve! E' stato bello - voglio che queste cose si riproducano magicamente nella mia vita, è così facile coinvolgere e lasciarsi coinvolgere dall'entusiasmo sfrenato che solo la musica può dare! Sì, è fantastico suonarli lanciandosi in funamboliche improvvisazioni ritmiche, sperimentando smisurate possibilità estetiche: al centro, ai bordi, forte, piano, veloce, lento, ritmi composti, tre contro due e quattro contro tre, terzine e cinquine in tempi semplici, sincopando, figurazioni ostinate rotte da ritmi più variabili, con tutto il peso del braccio, strisciando, staccando subito la mano o tenendola attaccata alla pelle dopo la percussione, col tocco d'avambraccio, di polso o di dito addirittura, con le nocche, con le unghie o con i polpastrelli o in punta di dita, con bacchette di legno etc! Attualmente ho proprio un sacco di strumenti: due pianoforti neri (uno a coda intera e uno verticale, regalatomi da una gentile vicina di casa), un harmonium a quattro registri d'ancia battente e un organo elettronico, tutti e due con due tastiere complete (cinque ottave) e pedaliera completa di trentadue pedali, una tastiera elettronica di cinque ottave, un flauto dolce soprano di legno, un bongo e tre kazoo. Non sono tutti in perfetto stato, li vorrei a poco a poco mettere a posto (o vendere quelli che non amo suonare), ma anche comprarne degli altri. Tempo fa avevo comprato, suonato un po' (più che altro per conoscerli) e poi rivenduto un violino e una chitarra, ma non sono affatto degli strumenti facili da suonare bene, e col mio orecchio ormai raffinato da anni di musica classica non potevo sopportare di suonarli male. Piuttosto mi suono qualche bel pezzo su uno strumento a tastiera, su cui posso ottenere tutta la bellezza che mi piace, o improvviso su di un facile strumento etnico dalle mille possibilità ancora da esplorare - ma questi altri strumenti a corde li lascio volentieri a chi sa sprigionare da loro tutta la sua anima indisturbata dalle difficoltà tecniche. La musica deve essere bella, profonda, toccante, veicolo d'emozioni, sentimenti e stupori ineffabili. Se così non è, meglio non suonare e non ascoltare. Meglio per esempio scappare da un concerto che non prende l'anima, piuttosto che accettare di perderla, di sprecare tempo e pazienza per chi non merita di essere ascoltato. E' da qualche anno che ho preso a seguire questa massima di vita, con mio intimo giovamento e sollievo. Rispetto il lavoro altrui, ma ancor di più son tenuta a rispettare me stessa, i miei gusti estetici e soprattutto direi i miei disgusti. Non amo esternare le mie critiche quanto invece i miei apprezzamenti, ma non si può che fuggire muti davanti a musicisti insinceri, dall'anima brutta o insignificante. Non mi faccio ingannare da qualche fuoco d'artificio: per quanto avranno passato i loro migliori anni chini sugli spartiti, non riusciranno mai a commuovermi come ho tutto il diritto di desiderare, e come invece talvolta capita con struggenti artisti senz'arte al cui passaggio su questa landa inumana si può spezzare il cuore...
Martedì 23.   Ho superato i mille libri letti, anche se ne devo finirne parecchi (tutti quelli ove ho scritto "fin" nell'Elenco libri letti). I primi 116 sono soltanto probabili perché avevo perso l'elenco e li ho ricostruiti pazientemente negli anni. Se non li catalogassi tutti mi dimenticherei fatalmente titoli e autori perché non li leggo per ripeterli, ricordarmeli o memorizzarli in alcun modo, ma proprio semplicemente per il piacere della quieta lettura solitaria. E sarebbe proprio una grande perdita per me non aver neanche una debole traccia mnemonica di ciò che faccio così volentieri... Allora ho deciso da tempi immemorabili (è il caso di dirlo) di trascrivere questa autobiografia intellettuale in fieri che sono questi elenchi, per poter più facilmente dimenticare senza rimpianti ciò che è più nozionistico, demandandone alla carta e all'elettronica l'ingrato compito.
Lunedì 29.   Sono contro la pena di morte, l'eutanasia e l'aborto. Gli stati che permettono questi delitti non garantiscono il diritto fondamentale di ogni persona umana, cioè la sua vita. Se uno si vuole proprio suicidare spesso non si riesce ad impedirglielo, finché esiste la libertà, ma non si dovrebbe collaborare in nessun modo ad uccidere - legalmente o meno - nessun uomo su questa terra. Questa è la mia opinione; non pretendo che altri la pensino per forza come me, ma ho il diritto e il dovere di giudicarli severamente (esclusivamente al  cospetto della mia coscienza) in caso contrario.

Non scio più da anni e anni, mi fa orrore timbrare il cartellino, fare la coda, esser trasportata in alto senza nessuna fatica e scivolare giù altrettanto disimpegnata. Le piste sono un grande obbrobrio, sono pericolose autostrade piene di sparaneve artificiali, skilift, funivie, ovovie, ancore, gatti delle nevi, illuminazione notturna, bar per sciatori, affitto sedie sdraio, chiasso e confusione sovrani, bidoni della spazzatura, neve pesta etc. che deturpano il paesaggio sia invernale sia estivo. Gli sciatori stessi in quanto tali sono molto poco interessanti, persone volatili e superficiali che non amano pensare alle conseguenze dei loro comportamenti e a quanto promuovano la bruttezza e l'inquinamento nei luoghi altrimenti più belli e puri che si possano immaginare.

In Val d'Aosta abbiam visto un cervo e tante marmotte, sempre spaventati e timorosi dell'uomo. Ormai ci fanno tenerezza come tutto ciò che è destinato ad estinguersi. In tutto il mondo il numero degli uomini tende ad aumentare, e perciò il numero degli animali e delle piante, come anche il numero di specie animali e vegetali, non può che diminuire. Biodiversità impoverita, più deserti e sempre più estesi, siccità, oceani, laghi e fiumi coltivati a pesci e gamberi come fossero campi di grano, dighe, argini, canalizzazioni sempre più imponenti e sempre meno efficaci, acqua, aria, terreno sempre più inquinati, ambiente sempre più urbanizzato, antropizzato, sostanzialmente sempre più invivibile, tutto ciò si traduce in fame, sete, indigenza per la maggior parte delle persone. Cosa fare? Risparmio delle risorse, vegetarianesimo, non prendere la patente, niente sprechi, no agli imballaggi inutili e pesanti, sì ai prodotti locali con il minimo di trasporto, risparmio bancario etico, associazioni ambientaliste, di consumatori e di controinformazione, essere coerenti con le proprie idee e con la migliore immagine di se stessi, leggere, informarsi, partecipare a campi di lavoro e di studio di Mani Tese, Legambiente e le sue spiagge pulite, parlare con le persone, visitare le oasi del WWF e i parchi naturali, immergersi nella natura e riportarne la severa bellezza accompagnata da sane regole di vita nella vita quotidiana in città, curare l'ambiente naturale ed umano che ci  circonda come pure il nostro corpo e la nostra mente, essere felici insieme...

Ecco come sono stata appellata da due scrittori: "Principessa guerrigliera" (Angelo Marconcini) e "Slancio fisso" (Ivian Vivian Friedhoff alias Yves l'Unique o Ivo Plicovich), due intellettuali di grande fascino e cultura. Devo trovare un nome, un destino, un titolo. Lo sento come il mio più importante compito attuale, un servizio di chiarezza, un dovere di probità intellettuale prima di tutto verso me stessa - come se il mondo non esistesse, come se dovessi sparire per sempre e mi fosse dato di lasciare dietro di me solo una o due parole. Potrebbe essere Rosa Lake, o Lake of the Roses, o Rose of the Lake (un po' come Fruits of the Loom...), dal mio secondo nome di battesimo e dall'inizio del cognome, ma niente di tutto ciò mi soddisfa. Andare alla ricerca del proprio vero nome e riuscire a scoprirlo è come vincere la lotteria della propria vita,  trovarsi, essere al mondo con una identità non solo ben definita, ma anche icastica e memorabile come uno slogan, un simbolo, una marca, avere cioè tutte le carte in regola per diventare un mito. Ecco perché è molto difficile: presuppone (e allo stesso tempo provoca) un'unità di pensiero e azione, per tutta la vita, che è raro e improbabile ottenere. Bisogna scoprire l'essenza segreta di se stessi, la più originaria rivelazione della propria storia passata e futura che permette di inquadrare per sempre il proprio vivere ogni momento del presente come facente parte di un grande progetto, di una storia piena di senso e di intrinseca bellezza, ancorché quasi fatalmente inesplicabile.

Martedì 30.   Che belle gite in montagna, per ripidi, solitari sentieri, tra balze scoscese d'erba, rocce e nevi in disgelo, saltando torrentelli e aggirando pantani, lontani dai più triti giri turistici... Son tornata a Genova fortissima, ora in bici scalo velocissima, inedita, delle salite che normalmente mi fiaccano (il corpo ma mai lo spirito): via Pozzo, via Saluzzo, via XX Settembre, via Corridoni e tutti i dislivelli che pur essendo più lievi darebbero ingrati fastidi al gruppone dei ciclisti padani della domenica, abituati a ben più noiose piattezze. Chissà quanto durerà l'effetto "allenamento in alta quota"! L'ideale sarebbe ritornar su quando finisce, compatibilmente con gli impegni cittadini...