Diario

aprile 2004



 
 
Giovedì 15.   Oggi ho tolto il cognome di un mio amico da questi diari. Mi stupisce che qualcuno gli faccia presente di esser citato qui, come fosse un sito poco raccomandabile... Mah, questione di punti di vista, probabilmente. Certo, se fossi molto famosa sarebbe per quelle stesse persone una piacevole, quasi incredibile e immeritata sorpresa che il loro conoscente sia citato nel mio sito, ma così evidentemente non è, a sentir loro, loro, che per me son persone di poco conto, non avendo ancora capito qual'è la vocazione di Internet, questo calderone ove c'è tutto e il contrario di tutto, in modo pressocché incontrollato... I materiali delle più svariate provenienze e di più dubbia paternità son giustapposti come in un cimitero della privacy, a dispetto di chi non ne vorrebbe sapere. Ma anche i più refrattari se ne accorgeranno, prima o poi: questo immenso, fascinoso e disperante catalogo virtuale ingloberà anche loro: non esiste segreto che non sia alle fine gridato sui tetti del mondo. E ciò con buona pace di M.L. che riportando queste retrive lamentele ha dilazionato, ma solo per un poco, il momento in cui l'occhio del grande fratello si poserà, volente o nolente, anche su di lui, come su tutti, per i nostri cinque minuti di celebrità a rotazione... Marco (e tu, Annalisa), non ti curar di loro, ma guarda e passa... E voi, non curatevi di me, ma leggete e andate... Ognuno per la sua strada, finchè caso non le incroci di nuovo, e peggio sarà per voi, uomini di poca fede...

Ero salita su giovedì scorso, col treno delle 8,57 per Torino. Alta montagna: un po' di ricarica per i miei globuli rossi - ora vado in bici per queste chine ligustri come avessi nel sangue l'Epa, che le mie arterie non han mai assaggiato. Ieri mattina mi son svegliata alle 6,20 (doccia, capelli...) e son scesa dalle Alpi con la prima corriera, alle 7,20: ero a Genova già all'una, su un Intercity per Napoli. Ad attendermi, una presenza ormai costante nella mia vita: una maledizione, se non riusciamo più a vivere né separatamente né in compagnia. E una benedizione, se esiste il bene, perché le estasi a due son sicuramente più miracolose di quelle solitarie... La vita oscilla così tra eden, inferno e paradiso, da non poterne uscir più: finché morte non ci separi! Ma così è, per tutti i miei veri amici: rapporti "impossibili"! Comunicare, conoscersi: un azzardo, un gioco di fortuna ove gli scambi reciproci pescano spesso nel vuoto, e pescano bene: una meraviglia... Ma a Dio tutto è possibile.

Sabato 24.   Ora, col monitor prestatomi gentilmente da Pietro mercoledì scorso al finire del gruppo di studio Baha'ì, posso guardar persino la CNN, la BBC Disney Channel e altri in inglese, e i quattro canali Sky Cinema con la tv via cavo Fastweb, il tutto sistemato sull'organo elettronico, così suono e ascolto la tv (a volte la guardo pure...). La tecnica: scale, arpeggi, trilli, le scale di doppie terze, doppie seste, doppie ottave e gli esercizi per pedale, vanno a meraviglia su quel sound internazionale... E poi anche Glenn Gould studiava con la tv e la radio accese, sistemate sul pianoforte! Tra un po' perfeziono il trasporto del pianoforte verticale da casa dei miei fin alla stanza dell'organo, così non avrò che l'imbarazzo della scelta...

Letto "Perché ce la faremo" di Marco Roveda (ed. Ponte alle Grazie, www.ponteallegrazie.it), imprenditore etico della Fattoria Scaldasole e grande animatore del portale www.lifegate.it, ove mi son subito iscritta gratuitamente.