Diario

dicembre 2003



 
 
Giovedì 11.   Un'ottima notizia su Il Secolo XIX: oggi e domani è a Genova l'Abbé Pierre della comunità Emmaus di Parigi! Domani alle 10,30 concelebrerà una messa al santuario della Madonna della Guardia, poi un'altra nella cattedrale di San Lorenzo alle 18, presente l'arcivescovo Tarcisio Bertone. Eh, sì, mi ricorderò per sempre di quando l'ho conosciuto, diversi anni fa, a Roma, in un campo estivo internazionale di studio e di lavoro della comunità Emmaus, quando siamo andati a Napoli un fine-settimana "libero", con due pullman, in massa, dormendo all'adiaccio in uno stadio, per guidare lo stuolo degli anti-G7 (allora erano solo sette, ma dopo qualche anno il Brasile ha superato la Russia come potenza economica, e per non tagliar fuori quest'ultima, hanno aumentato il numero di un'unità). Abbiamo anche conversato, in un dialogo un pochino straniante: lui in francese, io in italiano, ma con un attentissimo reciproco ascolto (usava già apparecchi acustici!) ci capivamo, al di là di tutto! Una personalità eccezionale, un carismatico di punta nella chiesa cattolica, nella resistenza della II guerra mondiale, nel volontariato sociale... A vent'anni il suo più grande desiderio era di morire per andare subito da Dio, per vederLo senza più le barriere dei sensi... E nonostante il suo esser sempre debole, malaticcio, è ancora tra noi!
Martedì 23.   L'Abbé Pierre ha parlato, applauditissimo, anche della "persona", di questa parola antica e che significa così tante cose diverse: sapevo già "maschera" del teatro greco, che ha voluto ricordare, sapevo anche ciò che non ha detto, le sedimentazioni successive: latina (persona giuridica) e cristiana (persona della Trinità), scolpite nella mia memoria da quando ne ho discusso in un campo di Mani Tese con un filosofo indiano ordinario di antropologia all'università di Trieste - ma ecco la sua particolare interpretazione, la migliore che mi sia mai stata fornita: ogni persona è un segno di Dio per le altre, infatti uno dei peggiori insulti è "Insignificante!", una persona è la maschera che indica, significa, incarna Dio nella società umana: Dio amore, Dio rapporto d'amore...

Ed ecco una persona, anzi due diverse persone, che a distanza di anni l'una dall'altra scagliano per terra con estrema violenza il cellulare di una terza persona, che tuttavia hanno molto amato, e che presumibilmente continueranno ad amare, ma solo in un ricordo impossibile da rivivere, che risveglia passioni e umori contrastanti... Cosa se ne può concludere?
1. Anche quella terza persona odia il cellulare e le prime due volevano solo liberarla di quel fardello.
2. "Dopo di me il diluvio": le prime due se ne vanno, ma solo augurando la morte sociale della terza.
3. La terza persona, infatti, desidera - senza saperlo - una beata solitudine, in cui il cellulare è di troppo.
4. Meglio per la terza persona seguire il consiglio ed eliminare, per un sereno futuro di coppia, l'uso del cellulare, che comunque, inspiegabilmente, funziona.
5. Meglio ancora, con un sacrificio più radicale e perciò più dolce, eliminare entrambi (futuro di coppia e cellulare) e darsi all'ascesi monacale, facendo della città un deserto e un chiostro della sua dimora, come scrisse così immaginosamente Madeleine Delbrel.

Questa è solo un'assurda, esilarante favola postmoderna, la cui morale a punti risulta quanto mai discutibile e provocatoria: tuttavia respirano - colpo di scena! - coloro che vi si possono agevolmente riconoscere.

Mercoledì 31.   Le persone non muoiono se le si maledice! "Crepi!": ah ah! (tragicomico) A volte l'incoerenza è un dato di fatto incontrovertibile: prima si afferma che ogni maledizione (o benedizione) ritorna a cascata su chi la pronuncia (invece che sul destinatario), poi si dice male... A parte che queste son tutte teorie opinabili, che esprimono più stati d'animo controversi che non un pensiero razionale, chi si comporta in tal modo è solo compatibile... A cosa giunge l'umana follia! Pensiero laterale: e chi non lo è, compatibile? Basta porsi un gradino più su (chiave di volta, punto di fuoco, leva...) e si avrà pietà di tutti - ma non di se stessi. E questa sì che è un'automaledizione!

Mi piacciono tanto gli elenchi sistematici, ma lascio sempre qualcosa che ne sveli l'inarrivabile compiutezza: ricordo che scrivevo l'elenco dei libri letti, su un quadernino che ho ancora, con estrema fierezza. A che età sono incappata in questa mania? Boh! Comunque a 16 anni non ne potevo già più - rigetto dell'ordine, anche e soprattutto quello autoimposto - e ho strappato i fogli dei primi 116 libri letti. Nel tempo me ne sono pentita - ma mai del tutto - cercando di ricostruire i titoli, gli autori, quando e perchè li avevo letti, cosa mi avevano lasciato... Ne ho ricavato la metà, di quel fatidico numero (gli altri sono verosimili ma sicuramente NON quelli) e una frustrazione dolce e liberatoria: nonostante la mia voglia di chiarità, lascio sempre zone d'ombra dentro di me, buchi nella rete, da cui sguazzar fuori felice... Anche ora che scrivo i dati fondamentali (impersonali?) di ciò che leggo e faccio, ne lascio volutamente nascosti i significati. Nascosti? Ma so veramente perchè certe passioni mi prendono - leggere, scrivere, suonare, pedalare, giocare, amare, meditare e chi più ne ha più ne metta... - o il senso è insondabile, persino a me? Persino quando prego mi fa orrore uno scopo, pregare PER... Per chi amo? E gli altri? Gesù ha detto di pregare anche per chi ti fa del male. Anzi proprio in questo è valida la preghiera: deve portare OLTRE ai nostri scopi e pensieri, su vie nuove, inesplorate, sorprendenti... Pregare perché qualcosa vada come pensiamo debba andare? Macché! Già capire il senso di ciò che non ci aggrada sarebbe un bel risultato, o accettare senza ribellione la realtà così com'è, con tutto il suo male che magari ci fa orrore, o ci colpisce proprio nel vivo, e il suo bene recondito, non pubblicizzato... Ma è lì che amo meditare: sul confine tra bene e male. Cos'è il mio bene, il mio male? Esiste separatamente dal bene e male altrui? No, si intersecano necessariamente... Ciò che penso un bene magari porta a un male maggiore, e viceversa... Il bene di uno è il male di molti, e così via... E non si può certo identificare male con dolore e bene con piacere, perchè basta il tempo a modificare a poco a poco l'uno nell'altro come diretta conseguenza del loro essere così diversi - opposti... Ciò che ora piace può far male, in seguito... Causa, effetto, karma, destino, libertà... Come orientarsi in questa giungla? Mah! Amo pensare che è bene ciò che va in direzione della persona, bene è ciò che personalizza, ciò che non spersonalizza... Non il corpo o i corpi han valore in sè, e neanche la mente o le menti come puri pensieri o spiriti, ma le persone, queste vanno portate all'essere, ricondotte alla semplicità dei loro rapporti... L'una con l'altra, le persone si fanno insieme... Riderli tutti assieme, ho scritto in "NON poeSIA. "Un cristiano (soltanto), nessun cristiano!": la santità da soli non esiste. La bellezza dei cuscus di Bescir: l'agape fraterno, il mangiare insieme come dono reciproco di sguardi, parole, nutrimento di anime e corpi... Il senso della festa, qualunque ne sia l'occasione, nello stare insieme con bontà, senza conto di tempo denaro fatica...

Quando si fa teatro? Quando c'è chi agisce (e invece è lo spettacolo, è la cosa da mirare) e chi guarda identificandosi, pensando di essere lui là che agisce. L'attore deve far sognare di esser lui... Deve pensare a chi lo guarda, deve essere chi lo guarda... Dobbiamo entrare l'uno nell'altro, entrare e uscire, identificarci in altri e tornare in noi... Essere porte aperte, lasciarci attraversare - e trafiggere gli altri con l'intensità della nostra visione di loro... Una visione che forma, cambia, dà un tono a chi è visto in quel modo... Questo è teatro, è essere attori, spettatori, perciò persone, maschere che si indossano l'uno dopo l'altro, l'una sull'altra, ruoli da vivere e da far vivere, ma contemporaneamente l'uno nell'altro, interscambiandosi sempre: sapendo... Vedersi agire dall'esterno, vivere gli altri con lo sguardo... Voler essere tanti, e tanto, e arrivare persino al nulla...

 Miracolo del desiderio: attraversare identità come strade. Essere altrove da sè. Guardarsi come se non si fosse noi... Perché mi è capitato di essere io e non un altro? Già, perché? Ma c'è modo di rimediare a questo caso, diventando anche altri, o nessuno...