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| Giovedì
11. Un'ottima notizia su Il Secolo XIX: oggi e domani è
a Genova l'Abbé Pierre della comunità Emmaus di Parigi! Domani
alle 10,30 concelebrerà una messa al santuario della Madonna della
Guardia, poi un'altra nella cattedrale di San Lorenzo alle 18,
presente l'arcivescovo Tarcisio Bertone. Eh, sì, mi ricorderò per
sempre di quando l'ho conosciuto, diversi anni fa, a Roma, in un
campo estivo internazionale di studio e di lavoro della comunità
Emmaus, quando siamo andati a Napoli un fine-settimana
"libero", con due pullman, in massa, dormendo all'adiaccio
in uno stadio, per guidare lo stuolo degli anti-G7 (allora erano
solo sette, ma dopo qualche anno il Brasile ha superato la Russia
come potenza economica, e per non tagliar fuori quest'ultima, hanno
aumentato il numero di un'unità). Abbiamo anche conversato, in un
dialogo un pochino straniante: lui in francese, io in italiano, ma
con un attentissimo reciproco ascolto (usava già apparecchi
acustici!) ci capivamo, al di là di tutto! Una personalità
eccezionale, un carismatico di punta nella chiesa cattolica, nella
resistenza della II guerra mondiale, nel volontariato sociale... A
vent'anni il suo più grande desiderio era di morire per andare
subito da Dio, per vederLo senza più le barriere dei sensi... E
nonostante il suo esser sempre debole, malaticcio, è ancora tra
noi! |
| Martedì
23. L'Abbé Pierre ha parlato, applauditissimo, anche
della "persona", di questa parola antica e che significa
così tante cose diverse: sapevo già "maschera" del
teatro greco, che ha voluto ricordare, sapevo anche ciò che non ha
detto, le sedimentazioni successive: latina (persona giuridica) e
cristiana (persona della Trinità), scolpite nella mia memoria da
quando ne ho discusso in un campo di Mani Tese con un filosofo
indiano ordinario di antropologia all'università di Trieste - ma
ecco la sua particolare interpretazione, la migliore che mi sia mai
stata fornita: ogni persona è un segno di Dio per le altre, infatti
uno dei peggiori insulti è "Insignificante!", una persona
è la maschera che indica, significa, incarna Dio nella società
umana: Dio amore, Dio rapporto d'amore...
Ed ecco una persona, anzi due diverse persone, che a distanza di
anni l'una dall'altra scagliano per terra con estrema violenza il
cellulare di una terza persona, che tuttavia hanno molto amato, e
che presumibilmente continueranno ad amare, ma solo in un ricordo
impossibile da rivivere, che risveglia passioni e umori
contrastanti... Cosa se ne può concludere?
1. Anche quella terza persona odia il cellulare e le prime due
volevano solo liberarla di quel fardello.
2. "Dopo di me il diluvio": le prime due se ne vanno, ma
solo augurando la morte sociale della terza.
3. La terza persona, infatti, desidera - senza saperlo - una beata
solitudine, in cui il cellulare è di troppo.
4. Meglio per la terza persona seguire il consiglio ed eliminare,
per un sereno futuro di coppia, l'uso del cellulare, che comunque,
inspiegabilmente, funziona.
5. Meglio ancora, con un sacrificio più radicale e perciò più
dolce, eliminare entrambi (futuro di coppia e cellulare) e darsi
all'ascesi monacale, facendo della città un deserto e un chiostro
della sua dimora, come scrisse così immaginosamente Madeleine
Delbrel.
Questa è solo un'assurda, esilarante favola postmoderna, la cui
morale a punti risulta quanto mai discutibile e provocatoria:
tuttavia respirano - colpo di scena! - coloro che vi si possono
agevolmente riconoscere. |
| Mercoledì
31. Le persone non muoiono se le si maledice!
"Crepi!": ah ah! (tragicomico) A volte l'incoerenza è un
dato di fatto incontrovertibile: prima si afferma che ogni
maledizione (o benedizione) ritorna a cascata su chi la pronuncia
(invece che sul destinatario), poi si dice male... A parte che
queste son tutte teorie opinabili, che esprimono più stati d'animo
controversi che non un pensiero razionale, chi si comporta in tal
modo è solo compatibile... A cosa giunge l'umana follia! Pensiero
laterale: e chi non lo è, compatibile? Basta porsi un gradino più
su (chiave di volta, punto di fuoco, leva...) e si avrà pietà di
tutti - ma non di se stessi. E questa sì che è un'automaledizione!
Mi piacciono tanto gli elenchi sistematici, ma lascio sempre
qualcosa che ne sveli l'inarrivabile compiutezza: ricordo che
scrivevo l'elenco dei libri letti, su un quadernino che ho ancora,
con estrema fierezza. A che età sono incappata in questa mania?
Boh! Comunque a 16 anni non ne potevo già più - rigetto
dell'ordine, anche e soprattutto quello autoimposto - e ho strappato
i fogli dei primi 116 libri letti. Nel tempo me ne sono pentita - ma
mai del tutto - cercando di ricostruire i titoli, gli autori, quando
e perchè li avevo letti, cosa mi avevano lasciato... Ne ho ricavato
la metà, di quel fatidico numero (gli altri sono verosimili ma
sicuramente NON quelli) e una frustrazione dolce e liberatoria:
nonostante la mia voglia di chiarità, lascio sempre zone d'ombra
dentro di me, buchi nella rete, da cui sguazzar fuori felice...
Anche ora che scrivo i dati fondamentali (impersonali?) di
ciò che leggo e faccio, ne lascio volutamente nascosti i
significati. Nascosti? Ma so veramente perchè certe passioni
mi prendono - leggere, scrivere, suonare, pedalare, giocare, amare,
meditare e chi più ne ha più ne metta... - o il senso è
insondabile, persino a me? Persino quando prego mi fa orrore uno
scopo, pregare PER... Per chi amo? E gli altri? Gesù ha detto di
pregare anche per chi ti fa del male. Anzi proprio in questo è
valida la preghiera: deve portare OLTRE ai nostri scopi e pensieri,
su vie nuove, inesplorate, sorprendenti... Pregare perché qualcosa
vada come pensiamo debba andare? Macché! Già capire il senso di
ciò che non ci aggrada sarebbe un bel risultato, o accettare senza
ribellione la realtà così com'è, con tutto il suo male che magari
ci fa orrore, o ci colpisce proprio nel vivo, e il suo bene
recondito, non pubblicizzato... Ma è lì che amo meditare: sul
confine tra bene e male. Cos'è il mio bene, il mio male? Esiste
separatamente dal bene e male altrui? No, si intersecano
necessariamente... Ciò che penso un bene magari porta a un male
maggiore, e viceversa... Il bene di uno è il male di molti, e così
via... E non si può certo identificare male con dolore e bene con
piacere, perchè basta il tempo a modificare a poco a poco l'uno
nell'altro come diretta conseguenza del loro essere così diversi
- opposti... Ciò che ora piace può far male, in seguito... Causa,
effetto, karma, destino, libertà... Come orientarsi in questa
giungla? Mah! Amo pensare che è bene ciò che va in direzione della
persona, bene è ciò che personalizza, ciò che non
spersonalizza... Non il corpo o i corpi han valore in sè, e
neanche la mente o le menti come puri pensieri o spiriti, ma le
persone, queste vanno portate all'essere, ricondotte alla
semplicità dei loro rapporti... L'una con l'altra, le persone si
fanno insieme... Riderli tutti assieme, ho scritto in
"NON poeSIA. "Un cristiano (soltanto), nessun
cristiano!": la santità da soli non esiste. La bellezza dei
cuscus di Bescir: l'agape fraterno, il mangiare insieme come dono
reciproco di sguardi, parole, nutrimento di anime e corpi... Il
senso della festa, qualunque ne sia l'occasione, nello stare insieme
con bontà, senza conto di tempo denaro fatica...
Quando si fa teatro? Quando c'è chi agisce (e invece è lo
spettacolo, è la cosa da mirare) e chi guarda identificandosi,
pensando di essere lui là che agisce. L'attore deve far sognare di
esser lui... Deve pensare a chi lo guarda, deve essere chi lo
guarda... Dobbiamo entrare l'uno nell'altro, entrare e uscire,
identificarci in altri e tornare in noi... Essere porte aperte,
lasciarci attraversare - e trafiggere gli altri con l'intensità
della nostra visione di loro... Una visione che forma,
cambia, dà un tono a chi è visto in quel modo... Questo è
teatro, è essere attori, spettatori, perciò persone,
maschere che si indossano l'uno dopo l'altro, l'una sull'altra,
ruoli da vivere e da far vivere, ma contemporaneamente l'uno
nell'altro, interscambiandosi sempre: sapendo... Vedersi agire
dall'esterno, vivere gli altri con lo sguardo... Voler essere tanti,
e tanto, e arrivare persino al nulla...
Miracolo del desiderio: attraversare identità come strade.
Essere altrove da sè. Guardarsi come se non si fosse noi...
Perché mi è capitato di essere io e non un altro? Già,
perché? Ma c'è modo di rimediare a questo caso, diventando
anche altri, o nessuno... |
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