Venerdì
10. Riporto qui in calce, in caratteri dal color
vermiglio, da un lettera che ho appena spedito ad un'amica, con
qualche adattamento e omissis:
"La sensazione di svegliarsi, aprire
gli occhi (nei quali non sento nessun corpo estraneo ma anzi come
fossero finalmente naturali, in rivincita definitiva su questo mio
pesante e annoso difetto), guardare e non essere dispersa nella
nebbia padana come in un immenso nulla, ma VEDERE, e godere della
vista del mondo: questo sì che è un miracolo!! Sento come se
finalmente i miei occhi cominciassero solo ora a vivere, ad esser
se stessi! Prima, passavo da un nulla disperante e sconfortante, alla
finta precisione ottenuta tramite un apparecchio macchinoso,
ingombrante, artificiale, una protesi per cui temere (che si rompa
all'improvviso per uno scontro, una caduta, un imprevisto), un
fantasmagorico marchingegno attraverso cui vedevo il mondo tutto
molto arrotondato ai bordi, molto piccolo (ora, insperabilmente
GRANDE), a fuoco - e neanche tanto - solo al centro, lo
sguardo incarcerato, la testa serva dello sguardo, la goffaggine
incorporata etc... Son 3 notti che
non le tolgo e non le sento ancora... Mi bagno molto spesso gli
occhi con colliri vari e lacrime da bicicletta (o di coccodrillo),
li ho sempre umidi.
Tieni pure tutti i libri, non ne ho affato
bisogno, anzi ne stiamo leggendo ben altri, Tre uomini in
barca e un altro più moderno, sempre umoristico, comici a
crepapelle entrambi... E altri ancora in solitaria... Ma leggo
meno, adesso, questo delirio inaudito delle lenti mi fa guardare
il mondo per ore, con infinita, inesausta meraviglia, allora giro
in bici come in estasi, vivo gli sguardi, mi immergo nella folla
con un piacere sociale per me incredibile solo a concepirlo... E
molto probabilmente vedrò più di 11 decimi, quando arriveranno
le lenti toriche (cioè ANCHE astigmatiche), infatti ho
esperimentato un intero pomeriggio varie combinazioni, tra
diottrie miopiche e astigmatiche, fino alla perfezione assoluta!
Da piccola vedevo 12 decimi, mi sa che tornerò, pur con qualche
compromesso, agli antichi fasti... E' importante, infatti, la
propria auto-percezione del difetto, e la capacità di
auto-analizzare le proprie prestazioni in combutta con un ottimo
ottico (che ho trovato nella persona di Sparviero, eh, sì, nomen
omen) fino a metter a fuoco perfettamente, al massimo di quel
che si può. Procedere, come in un percorso ad ostacoli
del tutto virtuali tra biologia, feedbeck cognitivo, cultura
scientifica (per l'analisi dei dati sensoriali), comunicazione con
un tecnico esperto e tecnologia applicata - spingersi al
massimo in quest'esplorazione, fino a diventare una specie di
donna bionica! Che cosa splendida! Stravincere un handicap con le
proprie capacità e l'aiuto della società tecnologica... Anche
Valentino Rossi comunica così coi suoi tecnici, per migliorare le
prestazioni della sua moto, grazie allo stesso meccanismo di
collaborazione: mi è sembrato fantastico, quando l'ho letto in
un'intervista. Nessun altro è capace di trovare le modifiche in
assoluto più adatte a se stesso e alle proprie sensazioni in
fatto di ciclistica e motore... Non importa quali parole si usino
coi tecnici, conta solo la reciproca intelligenza della realtà e
una comunicazione quasi subliminale, al limite dell'inconscio,
dell'ineffabile, della telepatia per i dati tecnici... Vedremo se
ce la farò anch'io, nel mio piccolo, a vincere la mia gara... Una
miopona che vede 12 decimi! Questo sì, che è un paradosso - o un
miracolo: la potenza della fede in se stessi combinata con
l'eccellenza della moderna comunità
economico-scientifico-tecnologica!
Bachir vorrebbe far un cous cous sabato o
domenica questa, vediamo se mi sarà possibile..."
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