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| Mercoledì
25. Per quasi due mesi non ho scritto nulla, nè diario
nè poesia. Cose esterne e pensieri interiori, nient'altro.
Necessità di meditare, di lasciar passare acqua sotto i ponti - che
il tempo scorra sullo spirito e lo dilavi, e finalmente ci sia
spazio per un sano vuoto regolatore, un'auspicabile pausa fatta di
pensiero in azione - senza parole. Cose troppo difficili da dire? O
cose impossibili da fare se solo le formulo? Qualche altro tempo mi
risolverà. "Bisogna semplificare", avevo sognato queste
parole come fosse un vento da lontano che le portasse alla mia
coscienza attonita, una notte di tanti anni fa, solo per questo
memorabile (e non datata, fuori del tempo) fra migliaia. E io, così
ardua e complessa da non potermi stigmatizzare nello scialo dei
segni - o enigmi, ancora tutti da interpretare - labirintica fino
alla dispersione, assediata dagli specchi di cui mi circondo per
decettare altrove lo sguardo (il mio per primo), criptica per
difesa, e da me stessa inconsapevolmente temuta (ultimo terrore di
chi non teme più nulla), io non so se anni-luce riusciranno
mai a chiarirmi - nè so se la chiarità sia un bene per me: forse
è la penombra il mio regno, su cui esercitare un invidiabile
imperio dei sensi - affinchè lo spirito sia nel suo, lontano dal
commercio con le apparenze, intoccato dalle lame di luce che
devasterebbero la sua unità - dolce, superba unità - finchè
dimora in se stessa, all'interno d'una magnifica zona d'ombra... |
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