Diario

febbraio 2004



 
 
Mercoledì 25.   Per quasi due mesi non ho scritto nulla, nè diario nè poesia. Cose esterne e pensieri interiori, nient'altro. Necessità di meditare, di lasciar passare acqua sotto i ponti - che il tempo scorra sullo spirito e lo dilavi, e finalmente ci sia spazio per un sano vuoto regolatore, un'auspicabile pausa fatta di pensiero in azione - senza parole. Cose troppo difficili da dire? O cose impossibili da fare se solo le formulo? Qualche altro tempo mi risolverà. "Bisogna semplificare", avevo sognato queste parole come fosse un vento da lontano che le portasse alla mia coscienza attonita, una notte di tanti anni fa, solo per questo memorabile (e non datata, fuori del tempo) fra migliaia. E io, così ardua e complessa da non potermi stigmatizzare nello scialo dei segni - o enigmi, ancora tutti da interpretare - labirintica fino alla dispersione, assediata dagli specchi di cui mi circondo per decettare altrove lo sguardo (il mio per primo), criptica per difesa, e da me stessa inconsapevolmente temuta (ultimo terrore di chi non teme più nulla), io non so se anni-luce riusciranno mai a chiarirmi - nè so se la chiarità sia un bene per me: forse è la penombra il mio regno, su cui esercitare un invidiabile imperio dei sensi - affinchè lo spirito sia nel suo, lontano dal commercio con le apparenze, intoccato dalle lame di luce che devasterebbero la sua unità - dolce, superba unità - finchè dimora in se stessa, all'interno d'una magnifica zona d'ombra...