Diario

giugno 2002



 
 
Martedì 4.   Appena finito di aggiornare due siti. Ho spedito alcune mie poesie ad un amico virtuale, Davide Barzaghi, e gli piacciono: un bel successo, non c'è che dire!  Questo sito serve anche a questo. Comunque desidero avvertire tutti quei perfetti cretini che mi contattano per avances: sono già fidanzata, e con il più grande organista del mondo, capito? Naturalmente il mio giudizio è un po' di parte, lo ammetto volentieri, ma qui sul mio sito comando io!
Mercoledì 5.   Appena finito di guardare un film indimenticabile e strappalacrime come nessun'altro, per quanto mi riguarda: "Al di là dei sogni" con Robin Williams e Max von Sydow. Altri giorni quando scrivevo di getto le mie impressioni su carta, nei miei "Quaderni di diari" (sic! Li chiamavo proprio così)... Ora ho una versione aggiornata e corretta di quel mitico tempo: le "Pagine web di diari". Mi sono immedesimata totalmente nella protagonista femminile, salvata ben due volte da Robin Williams. Come in "Matrix", la mente è un grande creatore di realtà e la realtà è parte della mente, tuttavia esistono dei limiti da qualche parte (sunt certi denique fines intra quos citra quae nequit consistere rectum), dei limiti ancestrali che sembrano invalicabili, ma solo a chi non li ha mai superati dentro l'agone del proprio io, anzi, non ha mai pensato che potessero esserlo. Bisogna osare sempre un po' oltre il possibile, portare il limite più lontano - lavorare sulla realtà a picconate di fantasia prometeica. Tornando più direttamente al mio personaggio, cioè alla mia persona, sento ora una grande responsabilità per quello che potrei fare, anzi, essere - diventare. So che le mie poesie sono cose grandi, immense... Troverò forme ancora più moderne, più consone al presente che ci comprende, al mondo. Anche l'anima si trasforma, insieme con il resto. Il resto... Trovare il confine tra anima e mondo, anima e corpo, anima ed eventi, anima e storia... Chi ne è capace? Sì, so che parlare di anima non è trendy, sa terribilmente d'antico, ma di quell'antico che non si vuole buttar via neanche oggi, quell'antico che si paga a peso d'oro perché non si fabbrica dall'oggi al domani, è un'incrostazione particolare, una patina sopra i millenni, un rimasuglio finale... Io ricordo con gratitudine ogni grande poeta per un pugnetto di poesie: salvo Leopardi dall'oblio solo per una, due, tre, massimo quattro poesie, lo stesso dicasi per Montale, Penna, Merini, Foscolo - o Dio, lungo, lungo è l'elenco, non si vorrebbe mai dimenticare quell'uno che è così diverso dagli altri quando si fa un elenco dei preferiti... Gli stranieri... Li leggo pure volentieri e li posso amare solo senza traduttore, come penso si possa amare veramente una musica solo quando la si può suonare, senza un interprete a far da mediatore tra la musica e noi. Noi si deve essere musica, non musicali... Essenza d'identità è la musica, tanto che la musica non è di chi la suona, la musica è chi suona; e i poeti (questi ultimi, questi soli) sono musica senza musica, il massimo dell'identità, sono lirica senza suono, profondità allo stato incandescente - pensiero che si alza su costruzioni di parole, su basalto senza peso...

Devo pur fare una precisazione: quando dico che le mie poesie sono "grandi, immense", non mi riferisco al posto che occupano nel mondo, alla loro dimensione nei cuori della gente - che non le conosce affatto, per ora, eccezion fatta per quello scelto manipolo di aficionados che mi segue per improbabili avventure. Alludo invece all'importanza che hanno nel mio mondo interiore, il quale con la sua piccolezza espandibile all'infinito sfida a tutta prova la grandezza del restante universo - con la durezza della sua punta di diamante incide enigmi e geroglifi per extraterrestri sulle vitree trasparenze del cosmo...

Quando poi parlo di "organista più grande del mondo" dico una verità anch'essa esclusivamente di mio dominio e pertinenza, una verità privata che tuttavia presto o tardi confido diverrà infine pubblica, a dispetto di tanti. Ho visto e sentito Liszt e Paganini suonare l'organo, ho sentito interpretare a velocità cardiotoniche immensi repertori - a memoria, senza aiutanti (voltapagine o registranti), solo come Dio alla soglia della creazione - ho sentito improvvisare come in preda a innominabili raptus - oh, non sono un'ingenua della musica, ho un orecchio svezzato alle più sottili malizie, mi spiace per la massa dei nati sordi, non ritratterò una sola delle mie parole, sono oro colato ma ognuno ha perfettamente bisogno di averne la coppa ricolma: ebbene, un globetrotter, un ambasciatore della musica, ein Grosse der Orgelkunst arriverà anche da voi, gentili ascoltatori giustamente increduli alle vostre orecchie, un Maometto andrà alle montagne di pietra delle vostre cattedrali e le farà vibrare con potenza e autorità... Non perdetevelo quando passerà blitzschnell, la prossima volta il fuoco!, e dove giaceranno le carogne là si raduneranno gli avvoltoi.

Giovedì 6.   In limine, chi riesce ad individuare le due ultime citazioni (di ieri), artatamente interlacciate? E' bello criptare una prosa con teleoscopie implicite, sì, divertirsi come Arlecchini a far patchwork alle spalle della gente, per celare un pensiero forte, personalissimo, dietro a un decettivo gioco di specchi che rimandano labirintiche teorie - è come togliere la marca ai vestiti su misura, di sartoria, per poi girare anonimi ed eleganti, postmoderni quanto mai, tra sguardi che spiano invano il segreto: di una sfinge che sorride lieve al secolo, scolpita com'è di petrigna fissità... (Ah, Kadarè, Kadarè... Abracadabra: "Quel che dico faccio!")
Venerdì 7.   Ieri concertino gratuito (ma non ad entrata libera) alla casa di riposo Opera Pia "F. Causa". Hanno potuto ascoltare solo alcune mamme di bambini pianisti e alcune volontarie organizzatrici dell'animazione del giovedì (tra le quali Rosetta Moreno e l'impareggiabile Luisella Cosulich), oltre naturalmente alle padrone di casa. Sono molto soddisfatta, ho suonato le variazioni di Beethoven sul tema "Nel cor più non mi sento" di Paisiello e tutti, nonostante il poco tempo disponibile, han potuto suonare i loro brani di repertorio.

Dopodiché son andata in via Garibaldi ad ascoltare una conferenza di Massimo Cacciari, filosofo sindaco di Venezia, che ha parlato quasi alterato, gesticolando abbondantemente e con un tono di voce invero piuttosto roboante, fin alle otto di sera. Tema: globalizzazione, internet, doveri dell'Europa. La sala, splendida come tutto in quella via appellata "la più bella d'Europa", era affollatissima di varia gente, tra cui professori universitari - ma proprio il tono di quella voce, didascalico, secco, impositivo per non dire dogmatico, non mi è andato ancora giù. Era come Vittorio Sgarbi quando parla di arte o Aldo Busi quando parla di se stesso: come se volesse spiegare ad una moltitudine indistinta di stupidi buoni a nulla, ad una massa volgare e incolta, pensieri accessibili solo a lui. Ripeto che per me non è importante che uno pensi di essere il Dio in terra, ma se tratta gli altri di conseguenza diventa insopportabile. Tutt'al più se lo si pensa davvero si dovrebbe parlare alle folle come se si monologasse nel profondo del proprio io, sarebbe più coinvolgente e rispettoso, sarebbe più bello. Sì, la prima cosa a modificarsi negli oratori di professione è la voce, cioè quel tramite che spiega da solo così bene il rapporto tra chi parla e chi ascolta. Questo rapporto può essere di varia natura, ma è talmente delicato che basta una inappropriata intonazione di voce a falsificarlo senza rimedio. D'altra parte tutti i politici snaturano a tal punto la loro voce che vien da tapparsi le orecchie... O avete presente la voce suadente, prostituita al risultato, all'effetto su chi ascolta, dei venditori e dei pubblicitari, sì, voglio dire proprio la voce dei doppiatori di pubblicità televisive o radiofoniche? Insopportabile anche quella, anche se d'intonazione più allegra, e per lo stesso motivo di fondo: tutte queste voci vogliono da noi qualcosa, ci vogliono convincere, impressionare, asservire ai loro dubbi fini - fini di potere in accezione allargata... Sappiano che su di me non fanno nessuna presa, anzi ne provo un sincero, insopprimibile disgusto: è, penso con un certo buon orgoglio, la nobile superiorità d'animo di chi non si abbasserebbe mai a chiedere, a volere qualcosa dagli altri, a volerli in qualche modo influenzare... Ragazzi, siamo liberi: chi pretende di smuovere chicchessia? Chi crede ancora che il potere si risolva nell'ottenere qualcosa dagli altri? Il vero potere consiste nell'ottenere qualcosina di giusto da se stessi. "Non prendere ciò che non è dato", "Non desiderare cosa d'altri" predica l'antica saggezza: esattamente il contrario dell'egoico istinto vitale. Ma chi riesce a ottenere da se stesso non sente il bisogno di chiedere agli altri, basta gradirne la piacevole presenza e l'amabile conversazione, il di più stroppia.

Comunque è da leggere "2001 politica e futuro" di Cacciari;  merita anche approfondire il personaggio e gli scritti di Stefano Borselli, che ha un interessante sito web. Come pure "Educazione di una canaglia" di Edward Bunker e "Il consigliere d'Egitto" di Leonardo Sciascia. E i vati di Gòmes Dàvila: Justus Moser, Konstantin Leontev, Joseph De Maistre, Donoso Cortés, Maurice Barrès, Charles Maurras, Dietrich von Hildebrand, Botho Strauss, Martin Mosebach, Ernst Junger, Hernando Tellez, oltre che ai noti (ma mai troppo) Paz, Mutis, Borges, Nietzsche, Pascal, Kierkegaard, Diogene Laerzio. Inoltre il grande Chuang Tzu - mi attira particolarmente dopo l'assaggino che ne ha offerto Octavio Paz.

Sabato 8.   Alle 5, dopo aver restituito due libri e preso in prestito dalla biblioteca Berio "Nudi e crudi" di Alan Bennet e "Pan" di Knut Hamsun, son andata al circolo Satura (palazzo medievale in piazza Stella 5) per l'ultimo appuntamento della stagione: preludio chitarristico di Giacomo Fiore (allievo di Armando Corsi) e dotta, irresistibile conferenza di Aldo Giorgio Gargani su Wittgenstein. Oh, che genuina passione sorretta da tanti precisi, circostanziati riferimenti storici e bibliografici, e quante preziose citazioni in lingua originale (tedesco, inglese), con che sveltezza ha maneggiato concetti e biografia, senza mai cadere nel banale, nel difficile o nell'aneddotico fine a se stesso... La giovinezza intellettuale in un vecchio che parla come un libro stampato, uno scrittore, un maestro, l'intelligenza, la velocità d'eloquio, la prontezza nel rispondere a tono a tutte le domande, fino a creare una sorta di partecipazione collettiva dell'uditorio, sempre più scaldato e incredibilmente sorpreso nel sentirsi fare filosofia attiva, concreta se posso esprimermi così! Un lungo, lunghissimo applauso, meritatissimo (non so perché ma questo mi ricorda "Un lungo silenzio dopo un lunghissimo bacio" di quella sensuale... Eppure niente mistica o materialismi in quel degno professore).

Nomination (scusate gli errori di grafia dei nomi o vocaboli stranieri che non conosco e il caosmosi imperante): "Commento ai Vangeli" di Tolstoj, Dostoevskij, Kierkegaard, "Diari segreti" (ricerca etico-linguistica, ontologie regionali) e "Tractatus logicus philosoficus" (fondazione logica, le forme innate spontanee ideali della logica umana, "Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere", "Il quadrato rotondo non esiste", aporie o truismi (da true, ingl.): "Il barbiere è quello che fa la barba a tutti quelli che non se la fanno da sè", "Dico sempre bugie", "Chi mi ha seguito fin qui ormai sa che tutto quello che ho detto è insensato, oltre le mie preposizioni deve andare, salire e gettare via la scala, solo allora avrà la vera Weltangschauung/visione del mondo", "Il trascendente è ciò che rende possibile ciò che è", "Sich steigen, si mostrano ma non si dicono", "La proposizione rappresenta il fatto di proprio pugno, parla di testa propria" (cioè con una logica immanente alle regole grammaticali e alle possibilità lessicali del vocabolario usabile), "i giochi di parola sono espressioni di Lebensform/forma di vita", "Socrate è un nome", "Cinque è un numero", "Piove o non piove è una proposizione" che apre tutto l'orizzonte del possibile e di cui non c'è il contrario,"Una cosa è buona, perciò Dio la comanda? No! Dio comanda una cosa, perciò questa è buona. Ciò è meno banale, c'è un principio volontaristico e personalistico") di Wittgenstein, Otto Weininger (maestro suicida "grande per il suo errore" - "Logica ed etica sono un tutt'uno e sono un dovere verso noi stessi"), "Dire fare pensare" di Bonazzi, i diari di Peter Handke, la "linguistic turn" di George Moore, Karl Weicher, "L'ermeneuta del mercato", "Il comportamento amministrativo" del premio Nobel per l'economia Ernst Seitung, "Il comportamento d'impresa", simbolic management, Diane Vaugham: "La caduta del challenger U.S.A. rientra nei rischi calcolati, tutto fu assolutamente normale", "Il ramo d'oro" di Frazer (la profondità dello spavento di un sacrificio umano sotteso al bruciare bandiere, rompere sedie o piatti o dichiarare qualcuno morto ritualmente per un anno, per celebrare il ritorno della primavera, il vero selvaggio è lui), Freud, Brahms, "Theory of logics" di Bertrand Russel, "The new Wittgenstein" (libro uscito da poco negli U.S.A.), "Generazione X" di Copland, "I catatonici ripetono sempre lo stesso vocabolo perché non riescono ad elaborare il lutto che si apre tra una parola e l'altra", Gilles Deleuze, il valore cognitivo delle sensazioni e delle emozioni, "Wittgenstein il dovere del genio" (biografia) di Ray Monk, "il coraggio di essere", "Filtro creativo" di Aldo Giorgio Gargani, "Contro il principium individuationis" di Schopenhauer cioè sentire il mondo come un tutto unico, panico, e sentirsi in armonia col mondo, "Quando spieghiamo una frase non facciamo altro che aggiungere un segno in più (ein weiter zeicher), von Hofmanstal, "Gli ultimi giorni dell'umanità" di Karl Kraus e la sua fiaccola (giornale viennese) ripresa nel titolo dell'autobiografia di Elias Canetti, Immanuel Kant "Ciò che attira irresistibilmente la mia ammirazione è il cielo stellato sopra di me (inteso come determinismo astronomico, le leggi della fisica di Newton, non come quadretto romantico) e la legge morale dentro di me", Boltzmann, "Modernitè viennoise et crise d'identitè" di Jacques Lerrieu, "Vienna fin de siecle" di Shoske, "Crisis" di Massimo Cacciari, "La Vienna di Wittgenstein", il circolo di Vienna e il neopositivismo, Max Planck, Mack e l'analisi dei flussi di sensazioni, "Il mondo è un flusso indistinto di sensazioni", arte nervosa, arte dei nervi, Edelmann (grande fisiologo): "La verità è il funzionamento di un organo", concretezza delle parole etc. etc. C'è di che leggere e pensare per un bel po', volendo, s'intende... O, come dice Derek Walcott, "Bisogna leggere con più attenzione".

Sto ascoltando Zeffirelli su Rai 1 che parla di padre Pio: certo che dev'essere stato indimenticabile per tutti quelli che han potuto incontrarlo - la santità in persona, una vita singolarmente monotematica, assolutizzata sull'unico grande obiettivo che l'uomo si può dare senza tema di sminuirsi: Dio. Gli stigmatizzati approvati dalla chiesa cattolica nel '900 son stati solo tre: lui, Martha Robin e Teresa Neumann, una triade di grandi digiunatori concentrati nella preghiera continua, in impareggiabile dialogo con perfetti  misteri.

Domenica 9.   Comprato da Mondadori sempre aperta Chuang Tzu alias Zhuang Zi. Uno dei cinque libri da salvare (ma sarebbe meglio non arrivare mai a quei punti, meglio leggerli prima di una catastrofe... E poi ho la scaramanzia che il solo atto di leggere - invece di vivere - eviti di fare, con tutte le sue conseguenze prevedibili - Perché sì, ragazzi, se andiamo avanti così altro che salvare qualche inutile libro...).
Lunedì 10.   Ieri letto d'un fiato "Nudi e crudi" di Bennet, abbastanza moderna e teatrale questa scrittura, "witty", cioè spiritosa con giochi di parole da scrittore a lettore... Sempre ieri, concerto del coro polifonico del conservatorio diretto da Marco Bettuzzi mio ex compagno di pianoforte con Bucciarelli: ben diretto, è uno che impone la musica, non se stesso, è un umile a servizio di qualcosa di più grande di lui, secondo me il solo modo degno di dirigere dei veri musicisti, senza modi dittatoriali; d'altra parte l'età dei cantori è poco meno della sua, il rapporto è quasi paritario. Poi Zanardi al comando dell'orchestra del conservatorio. Tutto dentro al salone per un'improvvisa quanto opportuna scarica di pioggia che ha impedito la decantata "musica nel parco", meglio poiché, come dice anche Dennis Ippolito, che oggi era al cembalo, anzi alla piccola spinetta del conservatorio, questo strumento, prettamente da camera, si sarebbe perso nell'acustica dilatata en plein air. Ci fossero stati dei fiati consistenti, era logico andare all'aperto, ma solo una ridotta orchestra d'archi o piccoli cori... Inutile, è musica cameristica, e se non siamo filologici, il tempo (atmosferico) giustamente ci castiga.

Stasera altro programma televisivo su padre Pio, anzi san Pio da Pietralcina. Sembra di esser bombardati dalla sua irresistibile santità, ultimamente; infatti se ho capito bene verrà ufficialmente canonizzato domenica prossima, 16 giugno 2002. Sarebbe da farci un pensierino e andare a Roma a vedere invocarlo quella folla insaziabile di miracoli. Ebbene otterrà anche da me qualcosa: domani mi andrò a confessare. Conoscendomi, non mi stupirei di un eventuale ritardo costituzionale, ma se ci mette così tanto lo zampino lui - i santi non sono soliti aspettare, né aspettare invano... Immediatezza, estasi, eternità, sospensione del tempo. Miracoli, miracoli - ma non della scienza, lei non ne è capace, o meglio non sa che farsene...

Mercoledì 12.   Ieri notte verso l'una mentre andavo in bici ho incontrato un altro ciclista notturno, ma poco convinto: luci accese, prudente, decisamente lento, quasi tetro. Eravamo in  discesa, l'ho guardato in faccia e subito l'ho superato. Faccio delle curve mozzafiato in discesa, e poi mi piace arrivare alla svelta davanti ai semafori quando tutti son fermi al rosso, partendo dal fondo. Insomma le gimcane, un minimo di destrezza, e mai, MAI avere paura. O se non altro mai darlo a vedere. Come per esempio portare preferibilmente gli occhiali anche da sole e non quelli semplicemente da vista, ci deve pur essere un mistero, una distanza, un distacco psicologico, nessuno dei più grossolani deve poter dire: "Ma  ci vedi, talpa?!" o neanche far venir voglia di sputar sentenze e consigli ai saggi di turno - tanti piccoli fastidi da lasciar correre, al fabbisogno, senza degnarsi di emettere una qualsiasi ripiccosa risposta. Non ti curar di loro ma passa oltre. Bisogna essere considerati se si vuole andare in bici qui a Genova, o se no non curarsi affatto di non esserlo; eh, sì, strade larghe e veloci o se no strette, a curve continue, in saliscendi, piene di buche, tombini, chiaviche, cordoli, solchi e asfalti sbrecciati o deformati dal peso dei bus nella canicola.  E' una necessità della sicurezza: intimidire e prendere l'iniziativa, sempre. Altrimenti disporsi a subire quella degli altri, ma alla svelta e augurandosi di capire quello che vogliono fare e soprattutto quello che faranno. Prendere in ogni caso delle decisioni repentine, e credere molto in se stessi, nella propria ventennale (ormai...) esperienza ciclourbanistica. Ho sempre avuto un grandissimo coraggio, e si vede: nessuno scrive come me, tutti i paurosi si vergognano di essere se stessi, di fare il giusto di testa propria: "E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?" Ognuno si sottopone al controllo sociale degli altri, nessuno è più solo se stesso ma siamo contagiati, contaminati dalla nostra immagine sociale, che prende il sopravvento. Invece io ho l'inaudito coraggio di essere me stessa persino davanti agli altri, non solo quando sono sola. E' per questo che scrivo un diario: è il banco di prova per vedere se ho il coraggio di dire a tutti quello che sono e che faccio. Oh, mi piacerebbe tanto leggere dei diari veritieri, coinvolgenti, che non tradiscano a ogni pie' sospinto pie reticenze e peccati inconfessabili, diari che snudino il protagonista e lo svelino, lo rivelino persino a se stesso. Ma il fatto è che non ne trovo molti in giro. Quei pochi sono purtroppo scabrosi, scandalosi, decisamente sporchi, come quelli degli ultimi americani. Perché, non c'è un'alternativa? D'accordo che è il nuovo continente, tante ipocrisie sono state spazzate via da ondate di emigranti, qui in Europa si è più finetti, ma proprio tutte quelle parolacce non le riesco a sopportare, ogni turpiloquio celando a colpo sicuro una mancanza d'idee, d'ispirazione, di talento... Non mi posso esimere dal giudicare quando leggo, è un istinto, è più forte di me. Una curiosa reazione ispiro poi a qualcuno, senza accorgermene e, per la verità, senza affatto curarmene: il riso. Ridete pure, gente, dicono che faccia buon sangue. Buon per voi. Per la cronaca, già me lo diceva la professoressa Lucini: "Comicità involontaria". Be', mi ha anche affibbiato della "Autodidatta, dilettante", il che, sebbene a conti fatti mi ci riconosca in pieno, detto da un'insegnante suona come una sconfitta (o no?). Ma non capita a tutti aver avuto come professoressa d'italiano storia geografia un'attrice e una pianista come lei, figlia (d'arte) di una pittrice che ha vissuto gli anni d'oro di Parigi... Entrava in classe recitandoci scenette, gag, insomma faceva cabaret quando le pareva. Non sapevamo neanche più se era lei o diventava macchiette, sì, s'inventava per lo più personaggi esilaranti che avremmo potuto incontrare al bar o sull'autobus e ci spiegava cos'è "L'umorismo" di Pirandello o i vari tipi di comicità, ma senza troppe parole inutili: con una buona dose di teatro, di pratica, di fantasia, fino a stamparsi indelebilmente nel nostro altrimenti scettico immaginario. Di lì in poi non ho più temuto la comicità, né volontaria (assai difficile da ottenere) né involontaria (incredibilmente alla mia portata, proprio senza nessuno sforzo da parte mia). E siccome non temo proprio nulla di tutto ciò, provo un certo subdolo piacere al pensiero del riso che io posso provocare in altrui. Vi sono forse naturalmente incline anche grazie ad un altro mio annoso retaggio: una certa asocialità - spinta a volte, cioè quando mi fa comodo, sino all'indifferenza più o meno simulata. O - lo devo proprio dire? - potrei trovare facilmente un altro tassello del mosaico - e allora sarebbe tutto chiaro: il mio complesso di superiorità, che per quanto io possa cadere in basso non accenna a lasciarmi vivere una vita almeno apparentemente normale o come minimo spiegabile con i consueti parametri (o paramenti) psicologici. E' difficile da capire altrimenti la mia innata felicità e spensieratezza nella conduzione di una vita quotidiana che mantengo ad un livello di non-invidia (né per gli altri - quello che fanno, che hanno, che sono - né tantomeno degli altri verso di me) o la mia malinconia improvvisa quando tutto, ma proprio tutto, secondo i canoni più accreditati dal comune sentire, procede a meraviglia. Che dire? Sto bene così come sono, ma sarebbe difficile a chiunque imitare o la mia vita o la mia contentezza per questo tipo di vita. Di sicuro gli mancherebbe l'apporto determinante del mio formidabile cocktail esistenziale: comicità involontaria, dilettantismo rampante, asocialità non esibita come bandiera, coraggio da vendere, impudico complesso di superiorità, felicità sfrenata - il tutto condito di misteriosa malinconia...
Giovedì 13.   Presto scannerizzerò alcune foto e le caricherò sul mio web. Una con la mia bicicletta da corsa postmoderna appoggiata ad un albero di stazione Brignole qui a Genova, altre con il mio fidanzato Paolo Oreni, in treno verso Dusseldorf etc. Qualche raro affetto in quest'arida vita, tutto qui. Come qualche sparo inaspettato nel deserto. (Come? Chi c'è qui? Mi sembrava di esserci solo io...)
Venerdì 21.   Alleluia! Dopo otto giorni torno a dare una scrollata a questo mio fantomatico diario. Son successe un sacco di cose, naturalmente, e non ho avuto quasi il tempo di scriverle, realizzando, di fatti, storie. La realtà per chi sa raccontarla nel modo più verace è la cosa più incredibile, assurda e artificiosa che esista. La fantasia non la può superarla quanto a complessità e plurivalenza. Conosciute o reincontrate un sacco di personcine: la pratica, utopica Marì con i suoi amici attivisti, Agostino linguista originario d'Argentina e ora portiere di notte per extracomunitari turbolenti, Giorgio architetto che mi snocciolava la storia dei palazzi, delle vie e di interi quartieri genovesi, Angelo con la sua singolare arma, il pensiero, affilato dalla sua acutissima cote mentale e da una vita di dilettosi, ininterrotti studi, Giorgio e Lilli editori di raffinata e illuminata eleganza, Rascid e Abdul Amid, che parlano cinque lingue senza averla biforcuta, il fantasma di Bescir, filosofo triste dalle mani a badile, che aleggia nelle parole dei nostri comuni amici, Marina pedagogista dal sorriso accattivante, Gabriella professoressa di lettere datasi alla psicoterapia privata per passione fabulistica verso le umane debolezze, Francesca pittrice che deve decidersi a far vedere a tutti il suo problematico, originalissimo talento e scrollarsi di dosso il diploma di belle arti (non prima di averlo conseguito), Giada grande maestra d'inglese sebbene fagottista nonché vocalist di misconosciuta fama, Ilaria violinista che rema contro al generale andazzo della vita musicale (dico così perché non so cosa stia facendo - se lo sapessi vorrebbe dire, come al solito, intrallazzi), oh, anche una zeneize ragazzina abbronzata da negra, con la quale (e con tre o quattro veraci marocchini di passaggio) ho suonato stasera i bonghi al Suq in Festa ("Suono", ha detto solo questo!), Aldo e suo figlio, cameramen freelance con la passione per la mountain bike, Edgar dal fisico d'acciaio forgiato nella tempra di una vita durissima e incantevole, sì, questo vulcanico calderone che emette lava incandescente dal cuore caldo del centro storico più grande d'Europa - nostro immane crogiuolo d'inestricabili incontri, oh, di tanti, proprio tanti incontri ravvicinati, di quelli che son capaci di formare una personalità dalla quieta rarefazione della vita intima di ciascuno... E in mezzo a tutto ciò, precario e autogestito elemento catalizzante, la Loggia della Mercanzia di piazza Banchi, un forno in queste notti arabe, una serra con le sue grandi vetrate da piano nobile - ma a piano terra, un esperimento d'ingegneria etnica, in azione... Ma lontano, lontano, il grande assente, il grande che guarda con calcolata sufficienza questo spaventevole marasma: Paolo (il cui etimo significa piccolo, da parvo) Oreni (che un monsignore significò con "abitanti dei boschi, viandanti"), insomma l'elfo che sparge strabilianti magie con la sua presenza, ma ancor più con la sua sola, ineffabile, pesante mancanza... Sconcertante silenzio. Sorrisi indulgenti quanto consolatori (l'entusiasmo va gestito, non sbrigliato). Applauso.
Sabato 22.   Gita in mountain bike con Francesco Tessoni, al Righi e a tre forti della muraglia genovese, la più lunga al mondo dopo quella cinese. Forte Sperone, uno di cui non so il nome e forte Diamante, del quale siam arrivati alle falde perché Francesco, che l'aveva già fatto con suoi amici, ha detto che era troppo pericoloso secondo lui. Dalla stanchezza e dal caldo che faceva, solleone, afa, alta umidità etc. gli ho creduto e via, indietro, poi scorrazzare a Genova dai giardini Gilberto Govi fin a Boccadasse via Orlando e poi valletta Cambiaso nel giardino sterrato, su e giù per le scalinate. Energia inesauribile per le nostre mtb nuove, lui comprata ieri e io poche settimane fa, avendoci scalato solo il monte Fasce, finora - e questi mitici forti.

Stasera andrò ancora al suq in festa. Dimenticavo delle frequentazioni suqiane: Gloria trilaureata, persona veramente sui generis, e un ebreo suo amico, antiquario commerciante d'armi, che non ha fiatato a pagarci una lautissima cena al Sushi del Fronte del Porto Antico, tutto basato su pesce crudo - e se non è del giorno è la morte - riaccompagnandoci con una bmw scura, grande, dall'aria fresca - cosa farebbero certi ricchi dall'inattaccabile solitudine esistenziale, per un po' di amicizia... E il senegalese - credo ma non so neanche questo - che ieri mi ha venduto due superbi, risuonantissimi tamburi africani, alias bonghi, nuovissimi, dalla pelle tesa al massimo e dal suono forte e potente, lungo, terrificante: uno grandissimo, uno piccolissimo ma pepato, penetrante. Ne aveva almeno quindici e li ho provati tutti prima di decidermi - difficile scelta data l'alta qualità generale. Li abbiam suonati in gruppo, è stato irripetibile, emozionante la bravura di alcuni negri... E avendone già uno di dimensioni medie, ora posso ben dire di possedere una batteria africana.

Giovedì 27.   Toccata e fuga in Val d'Aosta, giusto i giorni più asfissianti di quest'ultima, ormai esaurita, ondata di calore africano. Da lunedì mattina ad ora, circa mezzanotte, tutto in treno più bus vari, a circa 16 euro solo andata senza supplemento Intercity - il che vuol dire senza aria condizionata, ma con le finestre libere di esser spalancate, i capelli al vento. Due gite di prammatica, una alla pietra, quella di ieri, e l'altro ieri alla pietra più diga paravalanghe più valle della morena più valle del fiume e discesa alla chiesetta degli alpini. Ho toccato la neve - una neve in pieno scioglimento, sporca, sfinita, sfatta - senza l'umiliante ausilio d'ignobili mezzi tecnici (funivie, freezer), a piedi e con due bastoncini telescopici. Imponente cerchia, la conca del Breuil! Ora in piena primavera alpestre, verde intenso, fiori che cominciano a sbocciare, prati multicolori ondeggianti sotto un sole dall'apparenza mite ma feroce di scottature - non per me che son andata due volte al mare e ho fatto due gite in mtb, ho la pelle già sufficientemente scura. Amo prendere il sole leggendo i miei libri del momento sdraiata sulla pietra, lo sguardo che spazia per tutta l'alta valle e abbraccia la superba cinta di monti appuntiti, perennemente innevati; vedo da lontano e dall'alto chiunque si avventuri ad avvicinarmisi alla pietra, su cui sto appollaiata come aquila nel nido: solitudine, controllo, potenza di pensiero, libertà... Ecco svelata una delle mie basi preferite per spiccare il volo. Certo, Cervinia non è un eremo, ma io so piegarla alle mie particolari esigenze. Penso che in un posto meno a la page non avrei mai sentito così urgente il bisogno quasi fisiologico di isolarmi dal mondo: ci vuole un posto mondano per fartene venir voglia in modo irresistibile. Ci vogliono gli amici, gli incontri, il più vario smercio con la composita umanità, per poi star a meditare come gli antichi stiliti sopra le colonne innalzate nel deserto - sì, ma un deserto vivace, breve, confinante con le metropoli più babilonesche e piene d'occasioni (o tentazioni?) che risucchiano a piovra l'anima dei santi. Le vite degli ascetici padri del deserto del primo cristianesimo ne sono un fulgido esempio: come san Francesco e sant'Agostino e tanti altri, son tutti uomini di mondo, che hanno conosciuto appieno la vita e non se ne son ritratti se non quando han capito per folgorazione che non poteva soddisfare la loro infinita brama di piaceri, di senso, di completezza, di totalità. La vita lascia insoddisfatto l'appetito di vivere ancora di più e più profondamente, al massimo grado; più ancora che saziare stimola, promette ben più di quanto non possa mantenere - e grazie al Cielo, se no saremmo già contenti, invece che contemplatori, lontani agognatori della contentezza ideale... Non esiste cosa o persona che per quanto perfetta possa bastare a se stessa o agli altri - forse si può cercare il pelo nell'uovo e dire che è Dio, ma quanto a trovarLo, 'sto pelo, ti voglio...

Comunque i ghiacciai rimpiccioliscono ogni anno a memoria d'occhio - il mio occhio imparziale e che nulla sa se non quel poco che vede - diventano nevai, i nevai si fanno esili, stagionali e non più perenni, spariscono d'estate, fin a quando si avranno solo dopo le nevicate e poco più. Le riserve alpine di acqua dolce scaricate lentamente a valle per tutto l'anno si stanno esaurendo, presto i fiumi diventeranno tutti a carattere torrentizio, le alluvioni e le siccità ne sono il caso estremo. Tutto ciò è sia causa sia effetto della serra calda che è diventata l'atmosfera terrestre, sempre più afosa e piena di ozono, anidride carbonica e umidità. Io dico che se andiamo avanti così persino l'Italia, paese ricco di alti monti, non avrà più acqua corrente da bere tutto l'anno, e nelle stagioni piovose ne avrà solo le inondazioni - altro che sciare! Bisogna porre un freno alla produzione di calore che secondo l'astrofisica Margherita Hack è iniziata ad aumentare esponenzialmente, a causa dell'uomo, solo dalla rivoluzione industriale in avanti. Gli africani hanno tutte le ragioni di emigrare in Europa! Come noi sentiamo un aumento delle temperature, soprattutto d'estate, per loro è la morte perché lì contemporaneamente ai nostri tepori loro bollono! Siamo arrivati al punto di aver cambiato, con la sola forza dell'umanità, o meglio per l'ormai sbrigliata pressione antropica, il clima di tutto il globo terracqueo. Canada, Siberia, Groenlandia, Scandinavia e Alaska ne trarranno benefici, ma le zone equatoriali e tropicali? Diventeranno sconfinati, torridi, inabitabili deserti: dal caldo e dalla siccità che vi farà tutti quelli che potranno ne emigreranno molto alla svelta fino a zone e terre dal clima più temperato, o moriranno in massa. Ormai le previsioni più apocalittiche sembrano anche le più realistiche... 

Bisognerebbe fare sostanzialmente due grandi opere, a livello planatario e individualmente, ognuno nel suo piccolo e tutti assieme:

1. Bloccare drasticamente il progresso tecnologico ed economico con tutti i suoi corollari di inquinamento dell'atmosfera, aumento dell'entropia e produzione di calore tramite combustione di legna, carbone, petrolio, sostanze fossili o nucleari. Servirsi sempre meno di macchine elettrovore o energivore, anzi tagliare proprio la necessità di servirsene, eliminare il più possibile i bisogni indotti, artificiali, creati dall'uomo, per privilegiare la natura così semplice e quasi autosufficiente o meglio autoregolantesi e autolimitantesi del corpo umano, sociale, planetario. Eliminare cioè le cose negative, che fanno del male, anche se indiretto, al mondo e quindi all'umanità, a noi stessi.

2. Studiare come impiegare creativamente e positivamente le forze umane liberate dalla schiavitù della produzione, del trasporto e del consumo - questi ultimi mai più coatti o incentivati come oggidì, ma anzi visti d'ora in poi alla stregua di mali da cui imparare ad astenersi, mali da fuggire, da evitare per il bene del mondo. Si potranno incrementare: arte musica pensiero meditazione contemplazione astrazione quiete distacco contentezza umorismo - preghiera se vogliamo, ma senza pensare a "noi" e a "loro", senza dividere l'umanità in amici e nemici, senza farsi mai più guerra - e tutto ciò senza produzione di mezzi per soddisfare bisogni, cioè bisognerebbe eliminare la produzione artistica a favore di un vivere tutti artisticamente, eliminare i prodotti artistici commerciabili a favore dell'essere veramente tutti degli artisti, eliminare la produzione di ogni genere commerciale a favore dell'autoproduzione e dell'autosoddisfacimento, ridurre quasi a zero l'uso dei mezzi di trasporto sia per gli uomini sia per le merci, ciò che anticamente si diceva autarchia, far da soli, bastare a se stessi, insomma non girare tutto il mondo alla ricerca di chissà che: al ritorno troveremo un mondo peggiore, più inquinato, mentre di sicuro non avremo trovato quel che ci possa soddisfare tutte le brame. O, come amava ripetere Gandhi, il mondo può bastare alle necessità di tutti ma non alla brama di ciascuno. Diminuire le pretese individuali o nazionali di potenza forza ubiquità quantità immediatezza ma aumentare la bellezza, la purezza, la qualità, la bontà del mondo considerato come un intero indivisibile, come un corpo da non tagliare in pezzi senza vita, pena la morte.

Venerdì 28.   Domani sera i due miti Lawrence Ferlinghetti e Alejandre Jorodowski al festival di poesia al palazzo Ducale di Genova, alle 21,30 (Laura, dico a te, ci vediam lì? E tu, Sene? Giada, Stefania, Faby, Conradine, 3Z, Velvet, Mari, Francy? Ci sarà anche Paolo, se non ci ripensa e se ne trova sempre il tempo materiale, data l'occasione scarsamente musicale che queste serate indubbiamente rappresentano). Poi domenica alle 17,30 (ma forse non potrò presenziare) Nadine Gordimer Nobel letteratura '91 e la sua editrice italiana Inge Feltrinelli (vedova dell'editore), quattro grandi vecchi per quest'anziana città, Inge poi è proprio uno spasso, una vitalità fuori dall'immaginazione, l'ho vista ballare al Carlo Felice anni fa, sul palcoscenico, dico! Mi sembra fosse con la Fernanda Pivano, altra macchietta indescrivibile - sapevate che è anche diplomata in pianoforte al conservatorio, la cara Nanda ridanciana e morigerata? Ma forse non è la cosa per cui è più famosa...

Dopo il libro Ebano di Kapuscinski (l'ultimo che ho finito di leggere ieri, di una prosa superba e di una persona e di una vita veramente invidiabili - ma ci vuol coraggio!), cioè dopo il 1027esimo del mio elenco, ho aggiunto una lista di alcuni dei libri che leggerò quest'estate in montagna - se Dio vuole. Son già su e mi aspettano al fresco. Quando potrò raggiungerli?

Sabato 29.   Stasera festival poetico al Ducale alle 21,30. Venite numerosi! Qualcuno so già che non può, sarà per un'altra volta - anche se Ferlinghetti alla sua veneranda età di 83 anni non lascia molte chances. D'altronde anche la Gordimer di domani è ottantenne, credo. E' meglio non mancare. Mi ricordo ancora di quando son venuti Derek Walcott dalle Antille, Wole Soyinka dal golfo di Guinea, la polacca Szymborska e la sua detrattrice Alda Merini... dai navigli. Poeti... Ognuno un mondo, un'universo, un baratro d'intimità sorprendenti... Senza contare tutti quelli che mi son persa, paesi di cui se va bene so solo il nome o la favola, spazi lontani e meravigliosi di cui magari non si sospetterebbe neanche l'esistenza... Dopodiché anch'io vado in vacanza, da domani, o al massimo da lunedì: eh, sì, infatti sono indagata nelle alte atmosfere per gravi reati, tra cui eccessiva e sospetta felicità, reiterata guida di biciclette senza patente, detenzione, trasporto e consumo di valori libreschi incontrollati dalla dogana S.I.A.E., spaccio di parole a ruota libera etc. per cui dovrò passar due mesetti al fresco... Non me ne dolgo eccessivamente visto che sono i due mesi più caldi dell'anno.