| |
|
Martedì 4.
Appena finito di aggiornare due siti. Ho spedito alcune mie poesie ad un amico
virtuale, Davide Barzaghi, e gli piacciono: un bel successo, non c'è che dire! Questo
sito serve anche a questo. Comunque desidero avvertire tutti quei perfetti
cretini che mi contattano per avances: sono già fidanzata, e con il più
grande organista del mondo, capito? Naturalmente il mio giudizio è un po' di
parte, lo ammetto volentieri, ma qui sul mio sito comando io!
|
|
Mercoledì 5. Appena finito di guardare un film indimenticabile e strappalacrime come
nessun'altro, per quanto mi riguarda: "Al di là dei sogni" con Robin
Williams e Max von Sydow. Altri giorni quando scrivevo di getto le mie
impressioni su carta, nei miei "Quaderni di diari" (sic! Li chiamavo
proprio così)... Ora ho una versione aggiornata e corretta di quel mitico
tempo: le "Pagine web di diari". Mi sono immedesimata totalmente nella
protagonista femminile, salvata ben due volte da Robin Williams. Come in "Matrix",
la mente è un grande creatore di realtà e la realtà è parte della mente,
tuttavia esistono dei limiti da qualche parte (sunt certi denique fines intra
quos citra quae nequit consistere rectum), dei limiti ancestrali che sembrano invalicabili, ma solo a chi non li ha
mai superati dentro l'agone del proprio io, anzi, non ha mai pensato che potessero esserlo. Bisogna osare
sempre un po' oltre il possibile, portare il limite più lontano - lavorare
sulla realtà a picconate di fantasia prometeica. Tornando più
direttamente al mio personaggio, cioè alla mia persona, sento ora una grande
responsabilità per quello che potrei fare, anzi, essere - diventare. So che le
mie poesie sono cose grandi, immense... Troverò forme ancora più moderne, più
consone al presente che ci comprende, al mondo. Anche l'anima si trasforma,
insieme con il resto. Il resto... Trovare il confine tra anima e mondo, anima e
corpo, anima ed eventi, anima e storia... Chi ne è capace? Sì, so che parlare
di anima non è trendy, sa terribilmente d'antico, ma di quell'antico che non si
vuole buttar via neanche oggi, quell'antico che si paga a peso d'oro perché non
si fabbrica dall'oggi al domani, è un'incrostazione particolare, una patina
sopra i millenni, un rimasuglio finale... Io ricordo con gratitudine ogni grande
poeta per un pugnetto di poesie: salvo Leopardi dall'oblio solo per una, due,
tre, massimo quattro poesie, lo stesso dicasi per Montale, Penna, Merini,
Foscolo - o Dio, lungo, lungo è l'elenco, non si vorrebbe mai dimenticare
quell'uno che è così diverso dagli altri quando si fa un elenco dei
preferiti... Gli stranieri... Li leggo pure volentieri e li posso amare solo
senza traduttore, come penso si possa amare veramente una musica solo quando la
si può suonare, senza un interprete a far da mediatore tra la musica e noi. Noi
si deve essere musica, non musicali... Essenza d'identità è la musica,
tanto che la musica non è di chi la suona, la musica è chi suona;
e i poeti (questi ultimi, questi soli) sono musica senza musica, il massimo
dell'identità, sono lirica senza suono, profondità allo stato incandescente -
pensiero che si alza su costruzioni di parole, su basalto senza peso...
Devo pur fare una
precisazione: quando dico che le mie poesie sono "grandi, immense",
non mi riferisco al posto che occupano nel mondo, alla loro dimensione nei cuori
della gente - che non le conosce affatto, per ora, eccezion fatta per quello
scelto manipolo di aficionados che mi segue per improbabili avventure.
Alludo invece all'importanza che hanno nel mio mondo interiore, il quale con la
sua piccolezza espandibile all'infinito sfida a tutta prova la grandezza del
restante universo - con la durezza della sua punta di diamante incide enigmi e
geroglifi per extraterrestri sulle vitree trasparenze del cosmo...
Quando poi parlo di
"organista più grande del mondo" dico una verità anch'essa
esclusivamente di mio dominio e pertinenza, una verità privata che tuttavia
presto o tardi confido diverrà infine pubblica, a dispetto di tanti. Ho visto e
sentito Liszt e Paganini suonare l'organo, ho sentito interpretare a velocità
cardiotoniche immensi repertori - a memoria, senza aiutanti (voltapagine o
registranti), solo come Dio alla soglia della creazione - ho sentito
improvvisare come in preda a innominabili raptus - oh, non sono un'ingenua della
musica, ho un orecchio svezzato alle più sottili malizie, mi spiace per la
massa dei nati sordi, non ritratterò una sola delle mie parole, sono oro colato
ma ognuno ha perfettamente bisogno di averne la coppa ricolma: ebbene, un globetrotter,
un ambasciatore della musica, ein Grosse der Orgelkunst arriverà anche
da voi, gentili ascoltatori giustamente increduli alle vostre orecchie, un
Maometto andrà alle montagne di pietra delle vostre cattedrali e le farà
vibrare con potenza e autorità... Non perdetevelo quando passerà blitzschnell,
la prossima volta il fuoco!, e dove giaceranno le carogne là si raduneranno gli
avvoltoi.
|
|
Giovedì 6. In
limine, chi riesce ad individuare le due ultime citazioni (di ieri), artatamente
interlacciate? E' bello criptare una prosa con teleoscopie implicite, sì,
divertirsi come Arlecchini a far patchwork alle spalle della gente, per celare
un pensiero forte, personalissimo, dietro a un decettivo gioco di specchi che
rimandano labirintiche teorie - è come togliere la marca ai vestiti su misura,
di sartoria, per poi girare anonimi ed eleganti, postmoderni quanto mai, tra
sguardi che spiano invano il segreto: di una sfinge che sorride lieve al secolo,
scolpita com'è di petrigna fissità... (Ah, Kadarè, Kadarè... Abracadabra:
"Quel che dico faccio!")
|
|
Venerdì 7. Ieri
concertino gratuito (ma non ad entrata libera) alla casa di riposo Opera Pia
"F. Causa". Hanno potuto ascoltare solo alcune mamme di bambini
pianisti e alcune volontarie organizzatrici dell'animazione del giovedì (tra le
quali Rosetta Moreno e l'impareggiabile Luisella Cosulich), oltre naturalmente
alle padrone di casa. Sono molto soddisfatta, ho suonato le variazioni di
Beethoven sul tema "Nel cor più non mi sento" di Paisiello e tutti,
nonostante il poco tempo disponibile, han potuto suonare i loro brani di
repertorio.
Dopodiché son andata in
via Garibaldi ad ascoltare una conferenza di Massimo Cacciari, filosofo sindaco
di Venezia, che ha parlato quasi alterato, gesticolando abbondantemente e con un
tono di voce invero piuttosto roboante, fin alle otto di sera. Tema:
globalizzazione, internet, doveri dell'Europa. La sala, splendida come tutto in
quella via appellata "la più bella d'Europa", era affollatissima di
varia gente, tra cui professori universitari - ma proprio il tono di quella
voce, didascalico, secco, impositivo per non dire dogmatico, non mi è andato
ancora giù. Era come Vittorio Sgarbi quando parla di arte o Aldo Busi quando
parla di se stesso: come se volesse spiegare ad una moltitudine indistinta di
stupidi buoni a nulla, ad una massa volgare e incolta, pensieri accessibili solo
a lui. Ripeto che per me non è importante che uno pensi di essere il Dio in
terra, ma se tratta gli altri di conseguenza diventa insopportabile. Tutt'al
più se lo si pensa davvero si dovrebbe parlare alle folle come se si
monologasse nel profondo del proprio io, sarebbe più coinvolgente e rispettoso,
sarebbe più bello. Sì, la prima cosa a modificarsi negli oratori di
professione è la voce, cioè quel tramite che spiega da solo così bene il
rapporto tra chi parla e chi ascolta. Questo rapporto può essere di varia
natura, ma è talmente delicato che basta una inappropriata intonazione di voce
a falsificarlo senza rimedio. D'altra parte tutti i politici snaturano a tal
punto la loro voce che vien da tapparsi le orecchie... O avete presente la voce
suadente, prostituita al risultato, all'effetto su chi ascolta, dei venditori e
dei pubblicitari, sì, voglio dire proprio la voce dei doppiatori di pubblicità
televisive o radiofoniche? Insopportabile anche quella, anche se d'intonazione
più allegra, e per lo stesso motivo di fondo: tutte queste voci vogliono da noi
qualcosa, ci vogliono convincere, impressionare, asservire ai loro dubbi fini -
fini di potere in accezione allargata... Sappiano che su di me non fanno nessuna
presa, anzi ne provo un sincero, insopprimibile disgusto: è, penso con un certo
buon orgoglio, la nobile superiorità d'animo di chi non si abbasserebbe mai a
chiedere, a volere qualcosa dagli altri, a volerli in qualche modo
influenzare... Ragazzi, siamo liberi: chi pretende di smuovere chicchessia? Chi
crede ancora che il potere si risolva nell'ottenere qualcosa dagli altri? Il
vero potere consiste nell'ottenere qualcosina di giusto da se stessi. "Non
prendere ciò che non è dato", "Non desiderare cosa d'altri"
predica l'antica saggezza: esattamente il contrario dell'egoico istinto vitale.
Ma chi riesce a ottenere da se stesso non sente il bisogno di chiedere agli
altri, basta gradirne la piacevole presenza e l'amabile conversazione, il di
più stroppia.
Comunque è da leggere
"2001 politica e futuro" di Cacciari; merita anche approfondire
il personaggio e gli scritti di Stefano Borselli, che ha un interessante sito
web. Come pure "Educazione di una canaglia" di Edward Bunker e
"Il consigliere d'Egitto" di Leonardo Sciascia. E i vati di Gòmes
Dàvila: Justus Moser, Konstantin Leontev, Joseph De Maistre, Donoso Cortés,
Maurice Barrès, Charles Maurras, Dietrich von Hildebrand, Botho Strauss, Martin
Mosebach, Ernst Junger, Hernando Tellez, oltre che ai noti (ma mai troppo) Paz,
Mutis, Borges, Nietzsche, Pascal, Kierkegaard, Diogene Laerzio. Inoltre il
grande Chuang Tzu - mi attira particolarmente dopo l'assaggino che ne ha offerto
Octavio Paz.
|
|
Sabato 8. Alle 5,
dopo aver restituito due libri e preso in prestito dalla biblioteca Berio
"Nudi e crudi" di Alan Bennet e "Pan" di Knut Hamsun, son
andata al circolo Satura (palazzo medievale in piazza Stella 5) per l'ultimo
appuntamento della stagione: preludio chitarristico di Giacomo Fiore (allievo di
Armando Corsi) e dotta, irresistibile conferenza di Aldo Giorgio Gargani su
Wittgenstein. Oh, che genuina passione sorretta da tanti precisi, circostanziati
riferimenti storici e bibliografici, e quante preziose citazioni in lingua
originale (tedesco, inglese), con che sveltezza ha maneggiato concetti e
biografia, senza mai cadere nel banale, nel difficile o nell'aneddotico fine a
se stesso... La giovinezza intellettuale in un vecchio che parla come un libro
stampato, uno scrittore, un maestro, l'intelligenza, la velocità d'eloquio, la
prontezza nel rispondere a tono a tutte le domande, fino a creare una sorta di
partecipazione collettiva dell'uditorio, sempre più scaldato e incredibilmente
sorpreso nel sentirsi fare filosofia attiva, concreta se posso esprimermi così!
Un lungo, lunghissimo applauso, meritatissimo (non so perché ma questo mi
ricorda "Un lungo silenzio dopo un lunghissimo bacio" di quella
sensuale... Eppure niente mistica o materialismi in quel degno professore).
Nomination (scusate gli
errori di grafia dei nomi o vocaboli stranieri che non conosco e il caosmosi
imperante): "Commento ai Vangeli" di Tolstoj, Dostoevskij, Kierkegaard,
"Diari
segreti" (ricerca etico-linguistica, ontologie regionali) e "Tractatus
logicus philosoficus" (fondazione logica, le forme innate spontanee
ideali della logica umana, "Di ciò di cui non si può parlare si deve
tacere", "Il quadrato rotondo non esiste", aporie o truismi (da
true, ingl.): "Il barbiere è quello che fa la barba a tutti quelli che non
se la fanno da sè", "Dico sempre bugie", "Chi mi ha seguito
fin qui ormai sa che tutto quello che ho detto è insensato, oltre le mie
preposizioni deve andare, salire e gettare via la scala, solo allora avrà la
vera Weltangschauung/visione del mondo", "Il trascendente è ciò che
rende possibile ciò che è", "Sich steigen, si mostrano ma non si
dicono", "La proposizione rappresenta il fatto di proprio pugno, parla
di testa propria" (cioè con una logica immanente alle regole grammaticali
e alle possibilità lessicali del vocabolario usabile), "i giochi di parola
sono espressioni di Lebensform/forma di vita", "Socrate è un
nome", "Cinque è un numero", "Piove o non piove è una
proposizione" che apre tutto l'orizzonte del possibile e di cui non c'è il
contrario,"Una cosa è buona, perciò Dio la comanda? No! Dio comanda una
cosa, perciò questa è buona. Ciò è meno banale, c'è un principio
volontaristico e personalistico") di Wittgenstein,
Otto Weininger (maestro suicida "grande per il suo errore" -
"Logica ed etica sono un tutt'uno e sono un dovere verso noi stessi"),
"Dire fare pensare" di Bonazzi, i diari di Peter Handke, la "linguistic
turn" di George Moore, Karl Weicher, "L'ermeneuta del mercato",
"Il comportamento amministrativo" del premio Nobel per l'economia
Ernst Seitung, "Il comportamento d'impresa", simbolic management,
Diane Vaugham: "La caduta del challenger U.S.A. rientra nei rischi
calcolati, tutto fu assolutamente normale", "Il ramo d'oro" di
Frazer (la profondità dello spavento di un sacrificio umano sotteso al bruciare
bandiere, rompere sedie o piatti o dichiarare qualcuno morto ritualmente per un
anno, per celebrare il ritorno della primavera, il vero selvaggio è lui), Freud,
Brahms, "Theory of logics" di Bertrand Russel, "The new
Wittgenstein" (libro uscito da poco negli U.S.A.), "Generazione
X" di Copland, "I catatonici ripetono sempre lo stesso vocabolo
perché non riescono ad elaborare il lutto che si apre tra una parola e
l'altra", Gilles Deleuze, il valore cognitivo delle sensazioni e delle
emozioni, "Wittgenstein il dovere del genio" (biografia) di Ray Monk,
"il coraggio di essere", "Filtro creativo" di Aldo Giorgio
Gargani, "Contro il principium individuationis" di Schopenhauer
cioè sentire il mondo come un tutto unico, panico, e sentirsi in armonia col
mondo, "Quando spieghiamo una frase non facciamo altro che aggiungere un
segno in più (ein weiter zeicher), von Hofmanstal, "Gli ultimi
giorni dell'umanità" di Karl Kraus e la sua fiaccola (giornale viennese)
ripresa nel titolo dell'autobiografia di Elias Canetti, Immanuel Kant "Ciò
che attira irresistibilmente la mia ammirazione è il cielo stellato sopra di me
(inteso come determinismo astronomico, le leggi della fisica di Newton, non come
quadretto romantico) e la legge morale dentro di me", Boltzmann, "Modernitè
viennoise et crise d'identitè" di Jacques Lerrieu, "Vienna fin de
siecle" di Shoske, "Crisis" di Massimo Cacciari, "La Vienna
di Wittgenstein", il circolo di Vienna e il neopositivismo, Max Planck,
Mack e l'analisi dei flussi di sensazioni, "Il mondo è un flusso
indistinto di sensazioni", arte nervosa, arte dei nervi, Edelmann (grande
fisiologo): "La verità è il funzionamento di un organo", concretezza
delle parole etc. etc. C'è di che leggere e pensare per un bel po', volendo,
s'intende... O, come dice Derek Walcott, "Bisogna leggere con più
attenzione".
Sto ascoltando Zeffirelli
su Rai 1 che parla di padre Pio: certo che dev'essere stato indimenticabile per
tutti quelli che han potuto incontrarlo - la santità in persona, una vita
singolarmente monotematica, assolutizzata sull'unico grande obiettivo che l'uomo
si può dare senza tema di sminuirsi: Dio. Gli stigmatizzati approvati dalla
chiesa cattolica nel '900 son stati solo tre: lui, Martha Robin e Teresa Neumann,
una triade di grandi digiunatori concentrati nella preghiera continua, in
impareggiabile dialogo con perfetti misteri.
|
|
Domenica 9.
Comprato da Mondadori sempre aperta Chuang Tzu alias Zhuang Zi. Uno dei cinque
libri da salvare (ma sarebbe meglio non arrivare mai a quei punti, meglio
leggerli prima di una catastrofe... E poi ho la scaramanzia che il solo atto di
leggere - invece di vivere - eviti di fare, con tutte le sue conseguenze
prevedibili - Perché sì, ragazzi, se andiamo avanti così altro che salvare
qualche inutile libro...).
|
|
Lunedì 10. Ieri
letto d'un fiato "Nudi e crudi" di Bennet, abbastanza moderna e
teatrale questa scrittura, "witty", cioè spiritosa con giochi di
parole da scrittore a lettore... Sempre ieri, concerto del coro polifonico del conservatorio
diretto da Marco Bettuzzi mio ex compagno di pianoforte con Bucciarelli: ben
diretto, è uno che impone la musica, non se stesso, è un umile a servizio di
qualcosa di più grande di lui, secondo me il solo modo degno di dirigere dei
veri musicisti, senza modi dittatoriali; d'altra parte l'età dei cantori è
poco meno della sua, il rapporto è quasi paritario. Poi Zanardi al comando
dell'orchestra del conservatorio. Tutto dentro al salone per un'improvvisa
quanto opportuna scarica di pioggia che ha impedito la decantata "musica
nel parco", meglio poiché, come dice anche Dennis Ippolito, che oggi era
al cembalo, anzi alla piccola spinetta del conservatorio, questo strumento,
prettamente da camera, si sarebbe perso nell'acustica dilatata en plein air. Ci
fossero stati dei fiati consistenti, era logico andare all'aperto, ma solo una
ridotta orchestra d'archi o piccoli cori... Inutile, è musica cameristica, e se
non siamo filologici, il tempo (atmosferico) giustamente ci castiga.
Stasera altro programma
televisivo su padre Pio, anzi san Pio da Pietralcina. Sembra di esser bombardati
dalla sua irresistibile santità, ultimamente; infatti se ho capito bene verrà
ufficialmente canonizzato domenica prossima, 16 giugno 2002. Sarebbe da farci un
pensierino e andare a Roma a vedere invocarlo quella folla insaziabile di
miracoli. Ebbene otterrà anche da me qualcosa: domani mi andrò a confessare.
Conoscendomi, non mi stupirei di un eventuale ritardo costituzionale, ma se ci
mette così tanto lo zampino lui - i santi non sono soliti aspettare, né
aspettare invano... Immediatezza, estasi, eternità, sospensione del tempo.
Miracoli, miracoli - ma non della scienza, lei non ne è capace, o meglio non sa
che farsene...
|
|
Mercoledì 12.
Ieri notte verso l'una mentre andavo in bici ho incontrato un altro ciclista
notturno, ma poco convinto: luci accese, prudente, decisamente lento, quasi
tetro. Eravamo
in discesa, l'ho guardato in faccia e subito l'ho superato. Faccio delle
curve mozzafiato in discesa, e poi mi piace arrivare alla svelta davanti ai
semafori quando tutti son fermi al rosso, partendo dal fondo. Insomma le
gimcane, un minimo di destrezza, e mai, MAI avere paura. O se non altro mai
darlo a vedere. Come per esempio portare preferibilmente gli occhiali anche da
sole e non quelli semplicemente da vista, ci deve pur essere un mistero, una
distanza, un distacco psicologico, nessuno dei più grossolani deve poter dire:
"Ma ci vedi, talpa?!" o neanche far venir voglia di sputar
sentenze e consigli ai saggi di turno - tanti piccoli fastidi da lasciar
correre, al fabbisogno, senza degnarsi di emettere una qualsiasi ripiccosa
risposta. Non ti curar di loro ma passa oltre. Bisogna essere considerati se si
vuole andare in bici qui a Genova, o se no non curarsi affatto di non esserlo;
eh, sì, strade larghe e veloci o se no strette, a curve continue, in
saliscendi, piene di buche, tombini, chiaviche, cordoli, solchi e asfalti
sbrecciati o deformati dal peso dei bus nella canicola. E' una necessità
della sicurezza: intimidire e prendere l'iniziativa, sempre. Altrimenti disporsi
a subire quella degli altri, ma alla svelta e augurandosi di capire quello che
vogliono fare e soprattutto quello che faranno. Prendere in ogni caso delle
decisioni repentine, e credere molto in se stessi, nella propria ventennale
(ormai...) esperienza ciclourbanistica. Ho sempre avuto un grandissimo coraggio,
e si vede: nessuno scrive come me, tutti i paurosi si vergognano di essere se
stessi, di fare il giusto di testa propria: "E perché non giudicate da voi
stessi ciò che è giusto?" Ognuno si sottopone al controllo sociale degli
altri, nessuno è più solo se stesso ma siamo contagiati, contaminati dalla
nostra immagine sociale, che prende il sopravvento. Invece io ho l'inaudito
coraggio di essere me stessa persino davanti agli altri, non solo quando sono
sola. E' per questo che scrivo un diario: è il banco di prova per vedere se ho
il coraggio di dire a tutti quello che sono e che faccio. Oh, mi piacerebbe
tanto leggere dei diari veritieri, coinvolgenti, che non tradiscano a ogni pie'
sospinto pie reticenze e peccati inconfessabili, diari che snudino il
protagonista e lo svelino, lo rivelino persino a se stesso. Ma il fatto è che
non ne trovo molti in giro. Quei pochi sono purtroppo scabrosi, scandalosi,
decisamente sporchi, come quelli degli ultimi americani. Perché, non c'è un'alternativa?
D'accordo che è il nuovo continente, tante ipocrisie sono state spazzate via da
ondate di emigranti, qui in Europa si è più finetti, ma proprio tutte quelle
parolacce non le riesco a sopportare, ogni turpiloquio celando a colpo sicuro
una mancanza d'idee, d'ispirazione, di talento... Non mi posso esimere dal
giudicare quando leggo, è un istinto, è più forte di me. Una curiosa reazione ispiro poi a
qualcuno, senza accorgermene e, per la verità, senza affatto curarmene: il
riso. Ridete pure, gente, dicono che faccia buon sangue. Buon per voi. Per la
cronaca, già me lo diceva la professoressa Lucini: "Comicità
involontaria". Be', mi ha anche affibbiato della "Autodidatta,
dilettante", il che, sebbene a conti fatti mi ci riconosca in pieno, detto
da un'insegnante suona come una sconfitta (o no?). Ma non capita a tutti aver
avuto come professoressa d'italiano storia geografia un'attrice e una pianista
come lei, figlia (d'arte) di una pittrice che ha vissuto gli anni d'oro di
Parigi... Entrava in classe recitandoci scenette, gag, insomma faceva cabaret
quando le pareva. Non sapevamo neanche più se era lei o diventava macchiette,
sì, s'inventava per lo più personaggi esilaranti che avremmo potuto incontrare
al bar o sull'autobus e ci spiegava cos'è "L'umorismo" di Pirandello
o i vari tipi di comicità, ma senza troppe parole inutili: con una buona dose
di teatro, di pratica, di fantasia, fino a stamparsi indelebilmente nel nostro
altrimenti scettico immaginario. Di lì in poi non ho più temuto la comicità,
né volontaria (assai difficile da ottenere) né involontaria (incredibilmente
alla mia portata, proprio senza nessuno sforzo da parte mia). E siccome non temo
proprio nulla di tutto ciò, provo un certo subdolo piacere al pensiero del riso
che io posso provocare in altrui. Vi sono forse naturalmente incline anche
grazie ad un altro mio annoso retaggio: una certa asocialità - spinta a volte,
cioè quando mi fa comodo, sino all'indifferenza più o meno simulata. O - lo
devo proprio dire? - potrei trovare facilmente un altro tassello del mosaico - e
allora sarebbe tutto chiaro: il mio complesso di superiorità, che per quanto io
possa cadere in basso non accenna a lasciarmi vivere una vita almeno
apparentemente normale o come minimo spiegabile con i consueti parametri (o paramenti)
psicologici. E' difficile da capire altrimenti la mia innata felicità e
spensieratezza nella conduzione di una vita quotidiana che mantengo ad un
livello di non-invidia (né per gli altri - quello che fanno, che hanno, che
sono - né tantomeno degli altri verso di me) o la mia malinconia improvvisa
quando tutto, ma proprio tutto, secondo i canoni più accreditati dal comune
sentire, procede a meraviglia. Che dire? Sto bene così come sono, ma sarebbe
difficile a chiunque imitare o la mia vita o la mia contentezza per questo tipo
di vita. Di sicuro gli mancherebbe l'apporto determinante del mio formidabile
cocktail esistenziale: comicità involontaria, dilettantismo rampante,
asocialità non esibita come bandiera, coraggio da vendere, impudico complesso
di superiorità, felicità sfrenata - il tutto condito di misteriosa malinconia...
|
|
Giovedì 13.
Presto scannerizzerò alcune foto e le caricherò sul mio web. Una con la mia
bicicletta da corsa postmoderna appoggiata ad un albero di stazione Brignole qui
a Genova, altre con il mio fidanzato Paolo Oreni, in treno verso Dusseldorf etc.
Qualche raro affetto in quest'arida vita, tutto qui. Come qualche sparo
inaspettato nel deserto. (Come? Chi c'è qui? Mi sembrava di esserci solo io...)
|
|
Venerdì 21.
Alleluia! Dopo otto giorni torno a dare una scrollata a questo mio fantomatico
diario. Son successe un sacco di cose, naturalmente, e non ho avuto quasi il
tempo di scriverle, realizzando, di fatti, storie. La realtà per chi sa
raccontarla nel modo più verace è la cosa più incredibile, assurda e
artificiosa che esista. La fantasia non la può superarla quanto a complessità
e plurivalenza. Conosciute o reincontrate un sacco di personcine: la pratica,
utopica Marì con i suoi amici attivisti, Agostino linguista originario
d'Argentina e ora portiere di notte per extracomunitari turbolenti, Giorgio
architetto che mi snocciolava la storia dei palazzi, delle vie e di interi
quartieri genovesi, Angelo con la sua singolare arma, il pensiero, affilato
dalla sua acutissima cote mentale e da una vita di dilettosi, ininterrotti
studi, Giorgio e Lilli editori di raffinata e illuminata eleganza, Rascid e
Abdul Amid, che parlano cinque lingue senza averla biforcuta, il fantasma di
Bescir, filosofo triste dalle mani a badile, che aleggia nelle parole dei nostri
comuni amici, Marina pedagogista dal sorriso accattivante, Gabriella
professoressa di lettere datasi alla psicoterapia privata per passione
fabulistica verso le umane debolezze, Francesca pittrice che deve decidersi a
far vedere a tutti il suo problematico, originalissimo talento e scrollarsi di
dosso il diploma di belle arti (non prima di averlo conseguito), Giada grande
maestra d'inglese sebbene fagottista nonché vocalist di misconosciuta fama,
Ilaria violinista che rema contro al generale andazzo della vita musicale (dico
così perché non so cosa stia facendo - se lo sapessi vorrebbe dire, come al
solito, intrallazzi), oh, anche una zeneize ragazzina abbronzata da
negra, con la quale (e con tre o quattro veraci marocchini di passaggio) ho
suonato stasera i bonghi al Suq in Festa ("Suono", ha detto
solo questo!), Aldo e suo figlio, cameramen freelance con la passione per la
mountain bike, Edgar dal fisico d'acciaio forgiato nella tempra di una vita
durissima e incantevole, sì, questo vulcanico calderone che emette lava
incandescente dal cuore caldo del centro storico più grande d'Europa - nostro
immane crogiuolo d'inestricabili incontri, oh, di tanti, proprio tanti incontri
ravvicinati, di quelli che son capaci di formare una personalità dalla quieta
rarefazione della vita intima di ciascuno... E in mezzo a tutto ciò, precario e
autogestito elemento catalizzante, la Loggia della Mercanzia di piazza
Banchi, un forno in queste notti arabe, una serra con le sue grandi vetrate da
piano nobile - ma a piano terra, un esperimento d'ingegneria etnica, in
azione... Ma lontano, lontano, il grande assente, il grande che guarda con
calcolata sufficienza questo spaventevole marasma: Paolo (il cui etimo significa
piccolo, da parvo) Oreni (che un monsignore significò con "abitanti
dei boschi, viandanti"), insomma l'elfo che sparge strabilianti magie con
la sua presenza, ma ancor più con la sua sola, ineffabile, pesante mancanza...
Sconcertante silenzio. Sorrisi indulgenti quanto consolatori (l'entusiasmo va
gestito, non sbrigliato). Applauso.
|
|
Sabato 22. Gita
in mountain bike con Francesco Tessoni, al Righi e a tre forti della muraglia
genovese, la più lunga al mondo dopo quella cinese. Forte Sperone, uno di cui
non so il nome e forte Diamante, del quale siam arrivati alle falde perché
Francesco, che l'aveva già fatto con suoi amici, ha detto che era troppo
pericoloso secondo lui. Dalla stanchezza e dal caldo che faceva, solleone, afa,
alta umidità etc. gli ho creduto e via, indietro, poi scorrazzare a Genova dai
giardini Gilberto Govi fin a Boccadasse via Orlando e poi valletta Cambiaso nel
giardino sterrato, su e giù per le scalinate. Energia inesauribile per le
nostre mtb nuove, lui comprata ieri e io poche settimane fa, avendoci scalato
solo il monte Fasce, finora - e questi mitici forti.
Stasera andrò ancora al
suq in festa. Dimenticavo delle frequentazioni suqiane: Gloria trilaureata,
persona veramente sui generis, e un ebreo suo amico, antiquario
commerciante d'armi, che non ha fiatato a pagarci una lautissima cena al Sushi
del Fronte del Porto Antico, tutto basato su pesce crudo - e se non è del
giorno è la morte - riaccompagnandoci con una bmw scura, grande, dall'aria
fresca - cosa farebbero certi ricchi dall'inattaccabile solitudine esistenziale,
per un po' di amicizia... E il senegalese - credo ma non so neanche questo - che
ieri mi ha venduto due superbi, risuonantissimi tamburi africani, alias bonghi,
nuovissimi, dalla pelle tesa al massimo e dal suono forte e potente, lungo,
terrificante: uno grandissimo, uno piccolissimo ma pepato, penetrante. Ne aveva
almeno quindici e li ho provati tutti prima di decidermi - difficile scelta data
l'alta qualità generale. Li abbiam suonati in gruppo, è stato irripetibile,
emozionante la bravura di alcuni negri... E avendone già uno di dimensioni
medie, ora posso ben dire di possedere una batteria africana.
|
|
Giovedì 27.
Toccata e fuga in Val d'Aosta, giusto i giorni più asfissianti di quest'ultima,
ormai esaurita, ondata di calore africano. Da lunedì mattina ad ora, circa
mezzanotte, tutto in treno più bus vari, a circa 16 euro solo andata senza
supplemento Intercity - il che vuol dire senza aria condizionata, ma con le
finestre libere di esser spalancate, i capelli al vento. Due gite di prammatica,
una alla pietra, quella di ieri, e l'altro ieri alla pietra più diga
paravalanghe più valle della morena più valle del fiume e discesa alla
chiesetta degli alpini. Ho toccato la neve - una neve in pieno scioglimento,
sporca, sfinita, sfatta - senza l'umiliante ausilio d'ignobili mezzi tecnici
(funivie, freezer), a piedi e con due bastoncini telescopici. Imponente cerchia,
la conca del Breuil! Ora in piena primavera alpestre, verde intenso, fiori che
cominciano a sbocciare, prati multicolori ondeggianti sotto un sole
dall'apparenza mite ma feroce di scottature - non per me che son andata due
volte al mare e ho fatto due gite in mtb, ho la pelle già sufficientemente
scura. Amo prendere il sole leggendo i miei libri del momento sdraiata sulla
pietra, lo sguardo che spazia per tutta l'alta valle e abbraccia la superba
cinta di monti appuntiti, perennemente innevati; vedo da lontano e dall'alto
chiunque si avventuri ad avvicinarmisi alla pietra, su cui sto appollaiata come
aquila nel nido: solitudine, controllo, potenza di pensiero, libertà... Ecco
svelata una delle mie basi preferite per spiccare il volo. Certo, Cervinia non
è un eremo, ma io so piegarla alle mie particolari esigenze. Penso che in un
posto meno a la page non avrei mai sentito così urgente il bisogno quasi
fisiologico di isolarmi dal mondo: ci vuole un posto mondano per fartene
venir voglia in modo irresistibile. Ci vogliono gli amici, gli incontri, il più
vario smercio con la composita umanità, per poi star a meditare come gli
antichi stiliti sopra le colonne innalzate nel deserto - sì, ma un deserto
vivace, breve, confinante con le metropoli più babilonesche e piene d'occasioni
(o tentazioni?) che risucchiano a piovra l'anima dei santi. Le vite degli
ascetici padri del deserto del primo cristianesimo ne sono un fulgido esempio:
come san Francesco e sant'Agostino e tanti altri, son tutti uomini di mondo, che
hanno conosciuto appieno la vita e non se ne son ritratti se non quando han
capito per folgorazione che non poteva soddisfare la loro infinita brama di
piaceri, di senso, di completezza, di totalità. La vita lascia insoddisfatto
l'appetito di vivere ancora di più e più profondamente, al massimo grado; più
ancora che saziare stimola, promette ben più di quanto non possa mantenere - e
grazie al Cielo, se no saremmo già contenti, invece che contemplatori, lontani
agognatori della contentezza ideale... Non esiste cosa o persona che per quanto
perfetta possa bastare a se stessa o agli altri - forse si può cercare il pelo
nell'uovo e dire che è Dio, ma quanto a trovarLo, 'sto pelo, ti
voglio...
Comunque i ghiacciai
rimpiccioliscono ogni anno a memoria d'occhio - il mio occhio imparziale e che
nulla sa se non quel poco che vede - diventano nevai, i nevai si fanno esili,
stagionali e non più perenni, spariscono d'estate, fin a quando si avranno solo
dopo le nevicate e poco più. Le riserve alpine di acqua dolce scaricate
lentamente a valle per tutto l'anno si stanno esaurendo, presto i fiumi
diventeranno tutti a carattere torrentizio, le alluvioni e le siccità ne sono
il caso estremo. Tutto ciò è sia causa sia effetto della serra calda che è
diventata l'atmosfera terrestre, sempre più afosa e piena di ozono, anidride
carbonica e umidità. Io dico che se andiamo avanti così persino l'Italia,
paese ricco di alti monti, non avrà più acqua corrente da bere tutto l'anno, e
nelle stagioni piovose ne avrà solo le inondazioni - altro che sciare! Bisogna
porre un freno alla produzione di calore che secondo l'astrofisica Margherita
Hack è iniziata ad aumentare esponenzialmente, a causa dell'uomo, solo dalla
rivoluzione industriale in avanti. Gli africani hanno tutte le ragioni di
emigrare in Europa! Come noi sentiamo un aumento delle temperature, soprattutto
d'estate, per loro è la morte perché lì contemporaneamente ai nostri tepori
loro bollono! Siamo arrivati al punto di aver cambiato, con la sola forza
dell'umanità, o meglio per l'ormai sbrigliata pressione antropica, il clima di
tutto il globo terracqueo. Canada, Siberia, Groenlandia, Scandinavia e Alaska ne
trarranno benefici, ma le zone equatoriali e tropicali? Diventeranno sconfinati,
torridi, inabitabili deserti: dal caldo e dalla siccità che vi farà tutti
quelli che potranno ne emigreranno molto alla svelta fino a zone e terre dal
clima più temperato, o moriranno in massa. Ormai le previsioni più
apocalittiche sembrano anche le più realistiche...
Bisognerebbe fare
sostanzialmente due grandi opere, a livello planatario e individualmente, ognuno
nel suo piccolo e tutti assieme:
1. Bloccare drasticamente
il progresso tecnologico ed economico con tutti i suoi corollari di inquinamento
dell'atmosfera, aumento dell'entropia e produzione di calore tramite combustione
di legna, carbone, petrolio, sostanze fossili o nucleari. Servirsi sempre meno
di macchine elettrovore o energivore, anzi tagliare proprio la necessità di
servirsene, eliminare il più possibile i bisogni indotti, artificiali, creati
dall'uomo, per privilegiare la natura così semplice e quasi autosufficiente o
meglio autoregolantesi e autolimitantesi del corpo umano, sociale, planetario.
Eliminare cioè le cose negative, che fanno del male, anche se indiretto, al
mondo e quindi all'umanità, a noi stessi.
2. Studiare come impiegare
creativamente e positivamente le forze umane liberate dalla schiavitù della
produzione, del trasporto e del consumo - questi ultimi mai più coatti o
incentivati come oggidì, ma anzi visti d'ora in poi alla stregua di mali da cui
imparare ad astenersi, mali da fuggire, da evitare per il bene del mondo. Si
potranno incrementare: arte musica pensiero meditazione contemplazione
astrazione quiete distacco contentezza umorismo - preghiera se vogliamo, ma
senza pensare a "noi" e a "loro", senza dividere l'umanità
in amici e nemici, senza farsi mai più guerra - e tutto ciò senza produzione
di mezzi per soddisfare bisogni, cioè bisognerebbe eliminare la produzione
artistica a favore di un vivere tutti artisticamente, eliminare i prodotti
artistici commerciabili a favore dell'essere veramente tutti degli artisti,
eliminare la produzione di ogni genere commerciale a favore dell'autoproduzione
e dell'autosoddisfacimento, ridurre quasi a zero l'uso dei mezzi di trasporto
sia per gli uomini sia per le merci, ciò che anticamente si diceva autarchia,
far da soli, bastare a se stessi, insomma non girare tutto il mondo alla ricerca
di chissà che: al ritorno troveremo un mondo peggiore, più inquinato, mentre
di sicuro non avremo trovato quel che ci possa soddisfare tutte le brame. O,
come amava ripetere Gandhi, il
mondo può bastare alle necessità di tutti ma non alla brama di ciascuno.
Diminuire le pretese individuali o nazionali di potenza forza ubiquità
quantità immediatezza ma aumentare la bellezza, la purezza, la qualità, la
bontà del mondo considerato come un intero indivisibile, come un corpo da non
tagliare in pezzi senza vita, pena la morte.
|
|
Venerdì 28.
Domani sera i due miti Lawrence Ferlinghetti e Alejandre Jorodowski al festival
di poesia al palazzo Ducale di Genova, alle 21,30 (Laura,
dico a te, ci vediam lì? E tu, Sene? Giada, Stefania, Faby, Conradine, 3Z,
Velvet, Mari, Francy? Ci
sarà anche Paolo, se non ci ripensa e se ne trova sempre il tempo materiale,
data l'occasione scarsamente musicale che queste serate indubbiamente
rappresentano). Poi domenica alle 17,30 (ma forse non potrò presenziare) Nadine
Gordimer Nobel letteratura '91 e la sua editrice italiana Inge Feltrinelli
(vedova dell'editore), quattro grandi vecchi per quest'anziana città, Inge poi
è proprio uno spasso, una vitalità fuori dall'immaginazione, l'ho vista
ballare al Carlo Felice anni fa, sul palcoscenico, dico! Mi sembra fosse con la
Fernanda Pivano, altra macchietta indescrivibile - sapevate che è anche
diplomata in pianoforte al conservatorio, la cara Nanda ridanciana e morigerata?
Ma forse non è la cosa per cui è più famosa...
Dopo il libro Ebano di
Kapuscinski (l'ultimo che ho finito di leggere ieri, di una prosa superba e di
una persona e di una vita veramente invidiabili - ma ci vuol coraggio!), cioè
dopo il 1027esimo del mio elenco, ho aggiunto una lista di alcuni dei libri che
leggerò quest'estate in montagna - se Dio vuole. Son già su e mi aspettano al
fresco. Quando potrò raggiungerli?
|
|
Sabato 29.
Stasera festival poetico al Ducale alle 21,30. Venite numerosi! Qualcuno so già
che non può, sarà per un'altra volta - anche se Ferlinghetti alla sua
veneranda età di 83 anni non lascia molte chances. D'altronde anche la
Gordimer di domani è ottantenne, credo. E' meglio non mancare. Mi ricordo
ancora di quando son venuti Derek Walcott dalle Antille, Wole Soyinka dal golfo
di Guinea, la polacca Szymborska e la sua detrattrice Alda Merini... dai
navigli. Poeti... Ognuno un mondo, un'universo, un baratro d'intimità
sorprendenti... Senza contare tutti quelli che mi son persa, paesi di cui se va
bene so solo il nome o la favola, spazi lontani e meravigliosi di cui magari non
si sospetterebbe neanche l'esistenza... Dopodiché anch'io vado in vacanza, da
domani, o al massimo da lunedì: eh, sì, infatti sono indagata nelle alte
atmosfere per gravi reati, tra cui eccessiva e sospetta felicità, reiterata
guida di biciclette senza patente, detenzione, trasporto e consumo di valori
libreschi incontrollati dalla dogana S.I.A.E., spaccio di parole a ruota libera
etc. per cui dovrò passar due mesetti al fresco... Non me ne dolgo
eccessivamente visto che sono i due mesi più caldi dell'anno.
|
|