Diario

luglio 2003



 
 
Venerdì 11.   Ieri son tornata dalla montagna a Genova, alle 5 ero in casa mia, poi passando a piedi davanti alla casa di mia cugina per andar ad aggiustar la mia bici da corsa, mi ha gentilmente offerto un passaggio fino a Cicli Cocchi in via Pisacane. Graziano mi ha consegnato un'altra bici che avevo lì in giacenza, aggiustando subito anche quella che gli ho portato ieri. Così son uscita felice con due bici, una l'ho parcheggiata lì vicino, con quella da corsa son andata alla Berio a restituir dei libri, incontrando Silvy che studiava arte al primo piano. Mia cugina mi ha lasciato il cofanetto del Decalogo di Kieslowski, quindi avevo uno zaino zavorrato, tra una mezza dozzina di libri e nove videocassette con dieci libretti, ma Silvy fortissima e instancabile me lo ha portato per un bel tratto, facendo per una sua amica la spesa alla Coop di piazza De Ferrari. Ho mangiato una porzione di falafel in via della Maddalena, poi sola son andata a casa dei miei, posando finalmente le videocassette e tre libri che non ho fatto in tempo a restituire alla De Amicis; c'era mia sorella contenta di aver fatto passi da gigante nella fisioterapia dopo la rottura dell'omero. Qualche telefonata e via in piazza delle Erbe da Lory, Ivy e altri del circolo arci, è venuta quasi una riunione. Lory mi ha fatto provare la sua moto Virago 535 cc. che grazie alla sella bassa e al poco peso è l'ideale di comodità e maneggevolezza per una donna. Ma io ora son fissata con la Ducati Monster 600 Dark, che con qualche piccolo ritocco potrebbe risultare la mia moto ideale. Devo iscrivermi a scuola guida per le moto, forse già oggi avrò manuale di teoria (esame da dare a settembre) e foglio rosa. Per l'esame di pratica, lo farò di sicuro più in là, non ho mai guidato alcunchè di motorizzato, finora! Ma dopo 21 anni di ciclistica so il fatto mio su strada e due ruote...
Sabato 12.   Vedo che qualcuno ha dei dubbi sul mio futuro da centaura. Secondo me è molto più difficile e pericoloso, oltre che faticoso, andare in bicicletta in una metropoli dal traffico veloce e dalle continue salite discese curve strettoie slarghi com'è la città di Genova - prova ne sia il fatto che i ciclisti urbani sono mosche bianche (ma non certo in via d'estinzione), mentre i motociclisti sono la schiacciante (solo metaforicamente) maggioranza, favoriti come sono dall'orografia del territorio, stretto e avaro anche nei parcheggi per auto - e questo cosa c'entra? Direte voi. C'entra, perchè gli scuteristi (da "scooter") qui superano in numero di gran lunga non solo i ciclisti, ma anche gli autisti, accomunati entrambi però da un comune sentire: ormai si sanno padroni del mondo, con quel grazioso rombo che producono i loro motori di cui van tutti ben fieri. Io invece so che è un gran danno per l'ecologia (mi sembra di sentirvi: Ma va'!) se mi prendo la patente e vado in moto, in macchina - non ne sarò mai fiera, semmai son fiera delle mie bici (cioè di me stessa, verrebbe da concludere, no?), mai di una cosa che considero come una concessione (una debolezza, un avvilimento...) alla mia egoistica comodità, alla mentalità corrente (in tutti i sensi - anche se poi si sta immobili su un seggiolino, quando si ha un motore ai propri comandi), allo spirito leggero e spensierato tipico di questi nostri tempi bui - il moderno medioevo tecnologico e meccanicista, spiritualista q.b. (quanto basta) a sentir tutto ciò che esiste e che facciamo come buono, bello, giusto, o quanto meno ingiudicabile, e la vita umana un progresso (se non altro imperscrutabile) verso il paradiso futuro che ci aspetta prima o, secondo forse altri, dopo la/e morte/i (o le successive tappe dell'Itinerarium mentis in Deum)... Già. So quel che è male, e lo faccio, ha scritto san Paolo in una memorabile lettera. E chi sa non ha neanche la scusante dell'ignoranza. Pensavo che non sarei mai arrivata a questo, a guidare un motore che emette puzza di morte al suo passaggio - che discesa verso la mia ignominia: quella cioè di essere incoerente per natura - E invece... O ironica, come forse direbbe Socrate (e come di sicuro direi io - perchè tirar in ballo simili spauracchi della cultura alta? Siamo tutti autori, ormai, tutti leggibili, tutti citabili, tutti incastrati in questo dolce gioco delle parole sociali...). O ambigua. O imperfetta. Niente di meno.

Ebbene ieri ho comprato il manuale di teoria e il libro dei quiz d'esame (20 euro), per l'iscrizione aspetto di essermelo studiato bene, in modo da sfruttare appieno il tirocinio dei sei mesi di foglio rosa, che penso quindi di richiedere a settembre, dopo la pausa estiva. Con che moto mi allenerò, tornata a Genova e imparata a menadito (si fa per dire) la teoria? Altro curioso quesito, visto che le lezioni di moto guida costano 25 euro l'ora, e non intendo certo sprecarle invano. Ma forse trovo qualche amico paziente (l'impaziente sarò io, piuttosto). Intanto anche un mio allievo di pianoforte sta studiando per guidare  le 125 cc. allo scoccare dei sedici anni, gli piacerebbe la Mito della Cagiva o la simile (ma mai all'altezza) dell'Aprilia, però ancora la situazione è nebulosa - fluida - aperta...

Espletata la macchinosa procedura per comprare il dominio www.lagomarsino.it. Fatto, finalmente. Ora il problema è farlo funzionare, con www.aruba.it è molto difficile lavorare, anche se più stimolante di www.interfree.it con cui gestisco attualmente questo sito. Mah, tenta oggi, tenta domani, prima o poi inauguerò anche quell'altra vetrina. Oggi viene Stefano Bruzzese da me, chissà che insieme non riusciamo? Nel nuovo dominio ho spazio illimitato - quello che mi ci voleva, ormai - e cinque e-mail - ma non so bene cosa farmene, ce n'ho già fin troppe, mah, completamente inutili secondo me, forse una del tipo info@lagomarsino.it poteva ancora essermi utile, ma più di così dovrei avere un'azienda e dei dipendenti per poter affermare che possano veramente servir a qualcosa...

Martedì 15. E' scoccata la mezzanotte, quindi metto giustamente la data di quel che psicologicamente mi sembra ancora domani, e che in effetti vedrò appieno solo dopo una bella dormita. Oggi, quindi, parto di nuovo verso ciò che ho lasciato da poco tempo (ma ormai mi sembra troppo). Quell'aria fatta di rarefazione, quel mondo di un nulla perfetto, quel minimo commercio sociale, quella solitudine insieme immensa e desiderabile per raggiungere la pace - espandibile, vacua, slavata parola... I monti! Le cime! L'essere senza altro incomodo. La stasi della contamplazione. La grazia della natura. La maestà delle grandezze fisiche. La pace. La gioia (magari!). L'essere nel posto giusto perchè questo è il più discreto, il più assente, il più sottile dei luoghi possibili... E stare in quel vuoto con un libro, per essere ancora altrove... (e volare in quell'aria con lo sguardo, con il pensiero, ANCHE COL CELLULARE PERO', essere immateriali, non essere se non sospesi come nel nulla...). Dimenticarsi. Liberi. Svanire.