Diario

marzo 2003



 
 

Lunedì 3.  Marzo (da Ares o Marte, dio greco e poi romano della guerra, fin dall'antichità è sempre stato il mese più bellicoso dell'anno, il più adatto per gli eserciti dell'emisfero boreale ad intraprendere le annuali campagne di conquista: tra poco arriva la primavera, il clima resterà non troppo freddo fino ad ottobre, si ha un buon tempo per guerreggiare... Tanti ultimatum son stati dati proprio tra la fine di febbraio e in tutto marzo. Ma ora spero proprio che questa guerra non si faccia, sarebbe una guerra ideologica, subdolamente a sfondo religioso, in cui uno sbandato terrorismo kamikaze seminerebbe morte e paura tra i civili nelle città occidentali, e superpotenze atomiche sfodererebbero le loro novità tecnologiche per disarcionare presunti sfidanti all'ordine poliziesco mondiale... Il Papa, e quindi tutti i cattolici PRATICANTI, sono contro simili "guerre di precauzione", e pregheranno per la pace digiunando tutti insieme il prossimo Mercoledì delle Ceneri, il 5 marzo, inizio della quaresima e da sempre dedicato nel cristianesimo alla ricerca e al perseguimento a tutti i costi della pace, della carità e dell'amore per tutti i popoli. Se ci impegnamo a migliorare i rapporti umani tra di noi, nelle nostre famiglie, città, nazioni fino a toccare tutto il mondo, la pace nascerà; oh, non quella che dicono gli uomini, cioè la guerra fredda, fatta di codardia, maldicenze, sospetti, paure, pregiudizi, menefreghismo, egoismo, cattiveria repressa eccetera, ma la vera pace che solo Dio può dare, e che è ben contento di donarci, basta che preghiamo e ci vogliamo bene. Non basta volerci bene, anche se chiaramente è indispensabile: si vorrà sempre più bene a qualcuno, privilegiando e scegliendo come sicuramente Dio non farebbe mai perché è giusto, non parziale come noi nei nostri giudizi e comportamenti pratici. Bisogna pregare Dio proprio per ottenere una pace divina, non uno status quo di equilibri precari quanto odiosi. Senza Dio e il suo pensiero, il suo ricordo costante, i suoi santi e profeti, veri esempi di grandezza d'animo, lungimiranza e dolcezza, abbiamo solo quel che ci meritiamo: odio, guerre, distruzione, morte, ferocia e bestialità. Quelli che pensano che basti essere dei brav'uomini son sempre stati smentiti dalla disumanità di QUALUNQUE guerra, in particolare dalle guerre di religione, cioè dalle guerre "giuste" e "sante".

Ormai sul suolo di qualunque paese del mondo vivono, abitano, lavorano, transitano per affari o per turismo uomini, donne e bambini di tutti gli altri paesi del mondo. Non si può impedire né arginare questo movimento, ondata, meticciamento, interscambio, fusione dei popoli nello spazio delimitato di questo villaggio globale. Ormai siamo tutt'uno. Chi parla di noi e voi contrapponendo questi pronomi con intima convinzione è un emerito cretino. Gli orientali sono molto più affascinati di "noi" dalle "nostre" pubblicità di paradisi dell'abbondanza tecnologica e comunicativa, dalla nostra libertà d'azione, di parola e di pensiero, dal nostro tipo di società aperta. "Noi" abbiamo il mito della vita quieta, naturale, lenta, spirituale, religiosa, familiare, tradizionale etc. che pensiamo sia ancora vissuta "altrove", nei paesi "in via di sviluppo", abbiamo la nostalgia del paradiso terrestre mentre "loro" smaniano per quello che i "nostri" padri ci hanno lasciato in eredità. Basta! Chi non ha ancora capito che il destino dell'umanità è uno solo, e cioè che dobbiamo vivere insieme, tutti i popoli uniti sempre di più? Altrimenti ci son guerre sempre più potenti, stragi sempre più sanguinose, odi sempre più profondi, fino a non vederne la fine... L'apocalisse, secondo la Bibbia, la fine del mondo, o come dicono ora "la madre di tutte le guerre", anche se a me sembra la sterile nipotina...

Giovedì 20.   Sì alla pace, no alla "guerra per la pace". Oggi alle 11 son passata in bici per piazza De Ferrari in mezzo ad una  manifestazione spontanea per la pace nel pieno centro di Genova. Non mi piacciono le urla, le piazzate, le esternazioni di quel tipo, ma son completamente daccordo, se non nella forma, nei contenuti.
Venerdì 28.   La mia home page sta subendo dei pesanti cambiamenti. Non fornirò spiegazioni se non:

La faccia del mondo è sfigurata dalla guerra del terrore, dalla guerriglia del terrorismo, dal computo delle bombe, dalle frasi farneticanti dei politici che spiegano come sia tutto legale, buono, vantaggioso, dal polso irregolare delle borse, dalla tecnologia e dalla religione ugualmente asservite a giochi di forza, di soldi e di potere, dall'universale inneggio alla guerra santa, dalle incerte opinioni dell'uomo della strada...

Ognuno combatte la sua guerra, si potrà mai vivere in santa pace?

Lunedì 31.   Ieri sera son andata al cinema, da sola. Vado molto spesso sola a teatro o al cinema etc, muovendomi in bicicletta non mi sta dietro nessuno! Qualcuno, per la verità, avrebbe anche tentato, ma dopo poche sortite non resistono a pedalare. Meglio così, son delle pappamolle! Certo, loro ce la farebbero benissimo, e infatti diverse volte ce l'hanno fatta senza nessun problema, ma è la continuità quella che conta, alla fine, è quella che crivella le migliori intenzioni con la peggiore delle realtà. Nel setaccio rimango solo io perché io sola ho una fede profonda nei MOTIVI ecologici, salutistici, morali per cui uso questo nobilissimo mezzo di trasporto. Lo stesso dicasi del vegetarianesimo e di altre amenità che mi aiutano a sentirmi più a posto col mondo. Eh, sì, ho bisogno di questi innocui trucchetti moraleggianti (che ai più neppure passerebbero per l'anticamera del cervello) per assurgere all'altezza della mia sporca coscienza... 

Ho visto al cineplex "Il pianista", film di Roman Polanski. Recentemente ho letto il libro, e devo proprio dire che lo preferisco di gran lunga agli angoscianti Levi etc che si flagellano (e flagellano il lettore) con questioni, problemi morali e pesanti condanne dei tedeschi. Spielmann, invece, è come un angelo caduto sulla terra: sembra che la guerra lo sfiori appena, nessun risentimento, cattiveria repressa, disperazione; non partecipa veramente né alle rivolte, né alla vita del ghetto: quando può, scappa e si nasconde; non lavora, non collabora a lungo con nessuno, digiuna, sta al freddo, solo, e aspetta mansueto la fine. Vissuto 88 anni, è in pratica sopravvissuto alla maggior parte dei suoi persecutori, ma anche agli stessi ebrei scampati, che spesso non seppero più sopportare come niente fosse la normale continuazione della loro vita, suicidandosi per il peso dei ricordi. Il film ha semplificato un poco il finale: il protagonista sapeva il nome dell'unico tedesco che l'aveva aiutato, ma anche dopo insistenti ricerche e lontani viaggi ai parenti di lui non riuscì a trovarlo. La soffitta dove si nascondeva aveva un cornicione, poi, dove per lunghi giorni ha dovuto stare immobile, all'esterno dell'edificio, in bilico sul vuoto, per non essere trovato nelle perquisizioni finali. Almeno questi due particolari ci son stati risparmiati nel film, che d'altra parte si è attenuto con molto rispetto al testo. Proprio choccante l'effetto sordità temporanea che il protagonista (e il pubblico con lui) subisce dopo lo scoppio di una cannonata: il sonoro era tanto realistico che veniva da deglutire per stapparsi le orecchie.

Ho letto anche un altro libro, pochi giorni fa, di Peter Arnett, il corrispondente U.S.A. nella guerra del golfo del 1991, quando Saddam invase il Quwait e Bush padre lo bombardò, quella volta almeno sotto l'egida (che in mitologia greca era lo scudo di Giove, ma in realtà ripara ben poco) dell'O.N.U. Arnett intervistò Saddam, rimanendo per tutta la durata della guerra  a Bagdad, sotto le bombe. Anche lì tutti gli strateghi, prima della guerra, assicurarono che sarebbe stata lampo, un blitz e via, e anche allora ritrattarono nel tempo le loro fraudolente asserzioni, venendo a più "miti" consigli (cioè la guerra durò molto di più di quanto l'elettore cittadino medio americano avrebbe voluto, o per lo meno molto più di quanto gli fu promesso); vennero bombardati mercati in piena attività, case civili, persino una fabbrica per la produzione di latte in polvere. Ma dopo "ben" 12 anni, chi se ne ricorda più? Ecco come si dimenticano le lezioni più recenti che la storia ci ha impartito! Certo, tutti ora stanno lì a ripassarsi gli ultimi Bignami che vengono sfornati per negligenti dalle tardive buone volontà, o, meglio ancora, si fanno lavare il cervello per una seconda volta da ore televisive di reportage di guerra, con gli ultimi effetti speciali in mondovisione. Niente da fare: interrogazione, voto 4, gravemente insufficiente, caro "popolo" del villaggio globale!