Diario

marzo 2004



 
 
Lunedì 1.  Sabato scorso c'è stato a casa mia il cuscus: il più interessante, il più partecipato (10 commensali), il migliore in assoluto, indimenticabile alla memoria di tutti i convitati... Quel clima di festa parlata, le "Chiacchiere" di Acheng, l'agape cristiano e la grandiosa ospitalità musulmana, la discorsività laica, il convivio platonico e la maieutica di Socrate, il libero gioco delle battute, il comico quanto oscuro e dilettantesco vocabolario "Mestica", col sublime sottofondo di musica barocca (Vivaldi, "Nulla in mundo pax sincera", Marcello, Adagio per oboe e orchestra e altri), per le cinque ore che ci son volute a gustare (centellinare, rimpinzarsi, gradire...) il mitico cuscus, ci hanno trasportato verso l'una di notte (e senza l'ombra di alcolici o mezzucci vari) in un'atmosfera potenzialmente infinita, quasi lirica e onirica: tutto, tutto concorreva alla perfezione. Insomma, non esageriamo! Ma sì, esageriamo pure! Sembrava non volessimo più staccarci, legati da invisibili fili, e dire che nessuno era in macchina, e alcuni da San Martino / San Fruttuoso son finiti a Bolzaneto, Certosa... Chissà come, all'una e mezza ci siamo lasciati (si fa per dire, legati come siamo dal ricordo di questa esperienza), pur trasognando a tutto spiano... Mah, qualcuno avrà da dire la sua a questo proposito: nessuno la pensa esattamente come me, vero? E allora parliamone, parliamone ancora in altri cuscus! "Archiviato, andiamo avanti", sbotta soddisfatto Bescir stamane - il cuoco, il dispensiere, il regista della situation comedy.

Oggi ultima tappa del cuscus-tour de force. La perfezione stavolta era lontana (ad un certo punto si è levata una fumata indiana), ma in compenso c'era l'amicizia: e una new entry nel club del cuscus, Chiara dell'Accademia delle Belle Arti. Abbiam visionato le poesie e soprattutto le pitture virtuali che son sulla mia home page, e prospettato dei futuri incontri poetici, come anche una bella biciclettata giovedì, per chiedere, sembra, di poter andare in "bici + bus, bici + treno, bici + funicolare, bici + ascensore, bici + metro" GRATIS. Non so come e quale gruppo anarcoide si sia preso la briga di inoltrare tale richiesta, che a ben pensarci risulterebbe solo apparentemente assurda, vista l'esiguità numerica dei possibili fruitori: il bilancio dei trasporti pubblici non ne rimarrebbe propriamente disastrato... Prevedo però forti disagi per gli altri utenti dei mezzi pubblici, i passeggeri non biciclettati: si troverebbero di colpo, e per normali esigenze (passare, scendere), a dover dar di gomito a delle ruote!

Mercoledì 10. Giovedì scorso alle 5,30 ero con il famigerato drappello dei "Ciclisti urbani genovesi" in via Garibaldi, davanti al Comune, a perorare la nostra giusta causa, con Flavia Albertelli grande anima degli Amici della Bicicletta (Legambiente) di via Caffa e tanti altri pedalomani metropolitani, tutti in sella al rispettivo bolide con silenziatore incorporato... Indi siamo rotolati fin alla funicolare della Zecca, e infine all'ascensore del ponte monumentale di via XX Settembre, sempre distribuendo volantini agli ignari passanti e parlando con responsabili comunali e dell'Amt, l'azienda dei traporti pubblici genovese. Obiettivo raggiunto pochi giorni dopo, leggendo la buona nuova su Il Secolo XIX nella prima delle pagine interne dedicate a Genova: d'ora in avanti è in fase di sperimentazione la formula "bici sulla funicolare, bici sull'ascensore". A Genova ce ne sono ben 13, sembra, alcuni dei quali non so neanche dove siano! Con un solo biglietto Amt, valido anche su bus e treni del comune di Genova, si può portare gratis la bici al seguito su funicolari e/o ascensori urbani, a discrezione dell'autista o pilota o guidatore o lift, cioè solo quando non ci sia troppa gente su quel mezzo di trasporto. Un bel risultato! Vogliono inaugurare un sito, probabilmente

 www.ciclistiurbani.it

con la mappa dei percorsi ciclabili o meno, consigliati a chi fosse alle prime armi come ciclista urbano, gli appuntamenti e le azioni legali per ottenere i diritti che ci spettano. Un altro obiettivo, forse più difficile da raggiungere, è poter salire su un bus con la bici al seguito, sempre a discrezione dell'autista. Verrebbe bene di notte, quando c'è pochissima gente sui bus, e magari piove, o una gomma è bucata, un freno fuori uso, non si ha la luce regolamentare, ci si è stancati troppo all'andata etc. ... Vedremo di proporre anche questa richiesta, ben più utile della precedente (almeno secondo me), quando i tempi saranno maturi per non ricevere un sicuro rifiuto.

Ieri sera ho cenato alla "Cabotina" di via San Sebastiano coi corsari del Bookcrossing genovese; eravamo una quindicina di "compagni di merenda" o meglio lettori accaniti, accomunati da questa nuova passione di liberare i libri già letti in modo che girando per luoghi pubblici altri potenziali lettori ne siano avvinti e affascinati almeno quanto noi, sperando che la catena non si spezzi. Ho portato un libro da liberare e ne ho presi ben quattro, di cui uno già succhiato per benino stanotte stessa (quando mi diverto faccio sul serio!). Finiti anche gli altri tre, li porterò in vico della Rosa, in un negozio dove si vende miele (e dove prima o poi ogni lettore che si rispetti rimane con le mani nel sacco come un orso goloso), o in una carpenteria di via Lomellini, proprio di fronte all'oratorio di San Filippo Neri: queste son le due book-zone più nominate nel simposio di ieri, i luoghi magici dove si possono prendere tutti i libri che si vogliono come fosse una biblioteca pubblica, ma senza tessera del prestito, e a cui si possono donare tutti i libri che piace a nostra volta liberare e lanciare nel loro viaggio per il mondo dei lettori... I siti web di riferimento sono tre, per i corsari, o crossini, italiani:

www.bookcrossing-italy.com

 www.rinaldiweb.it/eurobc/it

 http://bookcrossing.debris.it

Bici e libri, due passioni per la vita, e due bei gruppi di volontari, amici d'elezione... Non sto parlando di politica, e neanche di cose pubbliche: l'ambito è molto elitario - e mi domando chi segue le mie pedalate/letture/scritture a ruota libera, oltre naturalmente ad Andrea Garombo detto Andy, messaggista compulsivo non abbastanza dissuaso dalle sue pratiche virtuali... Capito? Ne ho basta della sfilza di parolacce con cui infarcisci, non richiesto, anzi intimato ufficialmente di desistere, le mie messaggerie, mai provate da simili temperie verbali. Toglierò il tuo nome di qui quando per almeno una decina di giorni tu non sia riapparso come fantasma sul mio piccolo teleschermo... Ma se la minaccia di andare dai carabinieri non ti è bastata, cosa sarà mai quella di rendere infine pubbliche le tue intemperanze pornolaliche? Guarda che è tutto registrato, ogni sms. La finiamo? Non c'é proprio altro di meglio da fare? Eh?

Venerdì 26.   Periodo di giochi, letture eversive, film, incontri, ludi vari...

Riagganciare le persone solo apparentemente perdute all'amicizia - niente di più agevole, operazione piana che mi riesce sempre... Certo, c'è chi non ammette ritorni, rientri, riconquiste, di nuovo risate insieme... Oscillo tra l'invidia e la pietà per chi è capace di tagliare per sempre con qualcuno che gli ha dato noia (diciamo così). Ma sono troppo complessa, variegata, aperta (indecisa, come vorrebbe qualcuno): non ha senso per me il tipico adagio "eliminare una persona dalla mia vita": tutti rientrano dal portone, dopo esser usciti dalla finestra. Non so tenere il broncio a lungo, i miei cipigli sono inaffidabili al pari delle malizie con cui infarcisco i miei monologhi interiori, per lo più al solo scopo di sorridere alle spalle altrui, insomma non mi prendo troppo sul serio, sono io la prima che non ci crede, amo gli effetti esilaranti che la mia evanescente durezza mi gioca... Non ha polso quella lì! Esatto! Il polso morbido è il non plus ultra del mio tocco pianistico, abilmente sposato a un dito di ferro, per avere il massimo della precisione. Ma è l'essere che prediligo, e quindi la durezza come la rudezza non han senso per me, al limite posso concepire una certa crudezza, per lo stupore che può indurre, in una gamma ben calibrata di effetti sorprendenti che vanno dal melenso all'entusiastico, ma alla fine è sempre la delicatezza (e le sottigliezze, le raffinatezze...) che mi attiran di più, in me e negli altri - e siamo alle soglie di un'inavvertibile, intima disciplina che può apparire mollezza, ma che mi piace definire rispetto. Rispetto di chi? Rispetto di cosa? Chi lo riceve, prima o poi lo meriterà, e se non altro lo merita chi lo offre. Offrire tante piccole merendine al mondo... A questo mondo infame? Sì, a questo mondo infame. E se fosse solo affamato?

Tre sono le zone dove si possono prendere e lasciare i libri del Bookcrossing a Genova:

Mielaus "La casa del miele", vico della Rosa, 20 R

Kammi calzature, via Fossatello, 20

Copisteria Cavalleri, via Lomellini, 37 R

Mio nonno Emilio Lagomarsino era figlio di Ortensia Settimo Lomellini, antica famiglia nobiliare genovese estintasi sostanzialmente per mancanza di figli maschi... Abitavano nell'omonima via, dal '600 alle soglie del 900. Mia nonna, invece, aveva da contrapporgli una sua mitomania: essendo una Geninatti Roman di Mezzenile, paesino della valle di Lanzo, sopra Torino, nessuno dei quali abitanti avendo due cognomi stranieri a quella terra come i suoi, le piaceva farsi l'ultima discendente di un'infante Romanoff evacuata dalla Russia all'epoca delle purge antizariste, scampata all'eccidio della sua famiglia grazie all'elezione di un luogo oscuro e alla troncatura del nobile cognome, che tuttavia sopravvisse affiancando quello di un montanaro che la adottò... Di sicuro c'è solo che la madre di mia nonna era una levatrice, specie di farmacista o cerusico, al maschile, medico paesano molto rispettato visto che in paese nessuno aveva frequentato mai neanche le elementari, mentre mia nonna si vantava di aver il diploma, conquistato lontano, a Lanzo... Era inoltre un'abilissima tiratrice col fucile, capace di battere persino mio nonno, tenente volontario reduce dalla prima guerra mondiale (o quarta d'indipendenza, come diceva lui) nei baracconi di tiro a segno delle sagre dei dintorni. Mio nonno veniva da Genova in bicicletta (le mie passioni affondano nei secoli...) partendo il sabato mattina all'alba e tornando alla mezzanotte di domenica, come Cenerentola, macinando centinaia di chilometri solo per esser sconfitto dalla sua mira infallibile. Dormiva nei fienili ma per lo più all'adiaccio, sotto un covone. Plurilaureato già a ventitré anni, andò volontario in guerra perché era un idealista di punta, ma tornò che non ne volle mai parlare con nessuno, pur essendo stato insignito della medaglia d'oro dell'ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto. Come un moderno reduce dal Vietnam, prese in uggia le sere di gala della bella società a cui prima della guerra accompagnava con piacere le tre sorelle (che, tra le prime donne genovesi laureate, non si sposarono mai) mentre si innamorò di quella Heidi piemontese invisa alla sua famiglia, tanto che il giorno delle nozze le sorelle gli nascosero tutti i vestiti e il portafogli, ma lui, senza perdersi d'animo, andò da un amico in mutandoni e coi vestiti troppo grossi di quest'ultimo inforcò per l'ultima volta la bici; pur arrivando in scandaloso ritardo, scarmigliato, sporco e senza documenti, riuscì a convolare a giuste nozze. E questa non è fantasia! Non prese mai la tessera del fascio e dovette subire purghe di olio di ricino (come l'altro mio nonno) pur non essendo affatto un comunista, ma semmai un liberale di destra, contrario però a Mussolini tanto da scrivere su Il Secolo XIX memorabili lettere firmate. Prediceva la fine inevitabile di ogni dittatura, sia questa di destra come di sinistra, ciò per lui non aveva una grande importanza, perché incapaci entrambe di provvedere alla libertà dei cittadini, e quindi alla lunga anche della loro sussistenza economica. Sono fallimentari, diceva - e faceva di mestiere il Revisore dei Conti, cioè il ragioniere dottore commercialista delle ditte in fallimento.