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| Lunedì
1. Sabato scorso c'è stato a casa mia il cuscus: il più
interessante, il più partecipato (10 commensali), il migliore in
assoluto, indimenticabile alla memoria di tutti i convitati... Quel
clima di festa parlata, le "Chiacchiere" di Acheng,
l'agape cristiano e la grandiosa ospitalità musulmana, la
discorsività laica, il convivio platonico e la maieutica di
Socrate, il libero gioco delle battute, il comico quanto oscuro e
dilettantesco vocabolario "Mestica", col sublime
sottofondo di musica barocca (Vivaldi, "Nulla in mundo pax
sincera", Marcello, Adagio per oboe e orchestra e altri), per
le cinque ore che ci son volute a gustare (centellinare,
rimpinzarsi, gradire...) il mitico cuscus, ci hanno
trasportato verso l'una di notte (e senza l'ombra di alcolici o
mezzucci vari) in un'atmosfera potenzialmente infinita, quasi lirica
e onirica: tutto, tutto concorreva alla perfezione. Insomma, non
esageriamo! Ma sì, esageriamo pure! Sembrava non volessimo più
staccarci, legati da invisibili fili, e dire che nessuno era in
macchina, e alcuni da San Martino / San Fruttuoso son finiti a
Bolzaneto, Certosa... Chissà come, all'una e mezza ci siamo
lasciati (si fa per dire, legati come siamo dal ricordo di questa
esperienza), pur trasognando a tutto spiano... Mah, qualcuno avrà
da dire la sua a questo proposito: nessuno la pensa esattamente come
me, vero? E allora parliamone, parliamone ancora in altri cuscus!
"Archiviato, andiamo avanti", sbotta soddisfatto Bescir
stamane - il cuoco, il dispensiere, il regista della situation
comedy.
Oggi ultima tappa del cuscus-tour de force. La perfezione
stavolta era lontana (ad un certo punto si è levata una fumata
indiana), ma in compenso c'era l'amicizia: e una new entry nel club
del cuscus, Chiara dell'Accademia delle Belle Arti. Abbiam visionato
le poesie e soprattutto le pitture virtuali che son sulla mia home
page, e prospettato dei futuri incontri poetici, come anche una
bella biciclettata giovedì, per chiedere, sembra, di poter andare
in "bici + bus, bici + treno, bici + funicolare, bici +
ascensore, bici + metro" GRATIS. Non so come e quale gruppo
anarcoide si sia preso la briga di inoltrare tale richiesta, che a
ben pensarci risulterebbe solo apparentemente assurda, vista
l'esiguità numerica dei possibili fruitori: il bilancio dei
trasporti pubblici non ne rimarrebbe propriamente disastrato...
Prevedo però forti disagi per gli altri utenti dei mezzi pubblici,
i passeggeri non biciclettati: si troverebbero di colpo, e per
normali esigenze (passare, scendere), a dover dar di gomito a delle
ruote!
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| Mercoledì
10. Giovedì scorso alle 5,30 ero con il famigerato drappello dei
"Ciclisti urbani genovesi" in via Garibaldi, davanti al
Comune, a perorare la nostra giusta causa, con Flavia Albertelli
grande anima degli Amici della Bicicletta (Legambiente) di via Caffa
e tanti altri pedalomani metropolitani, tutti in sella al rispettivo
bolide con silenziatore incorporato... Indi siamo rotolati fin alla
funicolare della Zecca, e infine all'ascensore del ponte monumentale
di via XX Settembre, sempre distribuendo volantini agli ignari
passanti e parlando con responsabili comunali e dell'Amt, l'azienda
dei traporti pubblici genovese. Obiettivo raggiunto pochi giorni
dopo, leggendo la buona nuova su Il Secolo XIX nella prima delle
pagine interne dedicate a Genova: d'ora in avanti è in fase di
sperimentazione la formula "bici sulla funicolare, bici
sull'ascensore". A Genova ce ne sono ben 13, sembra, alcuni dei
quali non so neanche dove siano! Con un solo biglietto Amt, valido
anche su bus e treni del comune di Genova, si può portare gratis la
bici al seguito su funicolari e/o ascensori urbani, a discrezione
dell'autista o pilota o guidatore o lift, cioè solo quando non ci
sia troppa gente su quel mezzo di trasporto. Un bel risultato!
Vogliono inaugurare un sito, probabilmente
www.ciclistiurbani.it
con la mappa dei percorsi ciclabili o meno, consigliati a chi
fosse alle prime armi come ciclista urbano, gli appuntamenti e le
azioni legali per ottenere i diritti che ci spettano. Un altro
obiettivo, forse più difficile da raggiungere, è poter salire su
un bus con la bici al seguito, sempre a discrezione dell'autista.
Verrebbe bene di notte, quando c'è pochissima gente sui bus, e
magari piove, o una gomma è bucata, un freno fuori uso, non si ha
la luce regolamentare, ci si è stancati troppo all'andata etc. ...
Vedremo di proporre anche questa richiesta, ben più utile della
precedente (almeno secondo me), quando i tempi saranno maturi per
non ricevere un sicuro rifiuto.
Ieri sera ho cenato alla "Cabotina" di via San
Sebastiano coi corsari del Bookcrossing genovese; eravamo una
quindicina di "compagni di merenda" o meglio lettori
accaniti, accomunati da questa nuova passione di liberare i libri
già letti in modo che girando per luoghi pubblici altri potenziali
lettori ne siano avvinti e affascinati almeno quanto noi, sperando
che la catena non si spezzi. Ho portato un libro da liberare e ne ho
presi ben quattro, di cui uno già succhiato per benino stanotte
stessa (quando mi diverto faccio sul serio!). Finiti anche gli altri
tre, li porterò in vico della Rosa, in un negozio dove si vende
miele (e dove prima o poi ogni lettore che si rispetti rimane con le
mani nel sacco come un orso goloso), o in una carpenteria di via
Lomellini, proprio di fronte all'oratorio di San Filippo Neri:
queste son le due book-zone più nominate nel simposio di ieri, i
luoghi magici dove si possono prendere tutti i libri che si vogliono
come fosse una biblioteca pubblica, ma senza tessera del prestito, e
a cui si possono donare tutti i libri che piace a nostra volta
liberare e lanciare nel loro viaggio per il mondo dei lettori... I
siti web di riferimento sono tre, per i corsari, o crossini,
italiani:
www.bookcrossing-italy.com
www.rinaldiweb.it/eurobc/it
http://bookcrossing.debris.it
Bici e libri, due passioni per la vita, e due bei gruppi di
volontari, amici d'elezione... Non sto parlando di politica, e
neanche di cose pubbliche: l'ambito è molto elitario - e mi domando
chi segue le mie pedalate/letture/scritture a ruota libera, oltre
naturalmente ad Andrea Garombo detto Andy, messaggista
compulsivo non abbastanza dissuaso dalle sue pratiche virtuali...
Capito? Ne ho basta della sfilza di parolacce con cui infarcisci,
non richiesto, anzi intimato ufficialmente di desistere, le mie
messaggerie, mai provate da simili temperie verbali. Toglierò il
tuo nome di qui quando per almeno una decina di giorni tu non sia
riapparso come fantasma sul mio piccolo teleschermo... Ma se la
minaccia di andare dai carabinieri non ti è bastata, cosa sarà mai
quella di rendere infine pubbliche le tue intemperanze pornolaliche?
Guarda che è tutto registrato, ogni sms. La finiamo? Non c'é
proprio altro di meglio da fare? Eh?
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| Venerdì
26. Periodo di giochi, letture eversive, film, incontri,
ludi vari...
Riagganciare le persone solo apparentemente perdute all'amicizia
- niente di più agevole, operazione piana che mi riesce sempre...
Certo, c'è chi non ammette ritorni, rientri, riconquiste, di nuovo
risate insieme... Oscillo tra l'invidia e la pietà per chi è
capace di tagliare per sempre con qualcuno che gli ha dato noia
(diciamo così). Ma sono troppo complessa, variegata, aperta
(indecisa, come vorrebbe qualcuno): non ha senso per me il tipico
adagio "eliminare una persona dalla mia vita": tutti
rientrano dal portone, dopo esser usciti dalla finestra. Non so
tenere il broncio a lungo, i miei cipigli sono inaffidabili al pari
delle malizie con cui infarcisco i miei monologhi interiori, per lo
più al solo scopo di sorridere alle spalle altrui, insomma non mi
prendo troppo sul serio, sono io la prima che non ci crede, amo gli
effetti esilaranti che la mia evanescente durezza mi gioca... Non
ha polso quella lì! Esatto! Il polso morbido è il non plus
ultra del mio tocco pianistico, abilmente sposato a un dito di
ferro, per avere il massimo della precisione. Ma è l'essere che
prediligo, e quindi la durezza come la rudezza non han senso per me,
al limite posso concepire una certa crudezza, per lo stupore che
può indurre, in una gamma ben calibrata di effetti sorprendenti che
vanno dal melenso all'entusiastico, ma alla fine è sempre la
delicatezza (e le sottigliezze, le raffinatezze...) che mi attiran
di più, in me e negli altri - e siamo alle soglie di
un'inavvertibile, intima disciplina che può apparire mollezza, ma
che mi piace definire rispetto. Rispetto di chi? Rispetto di cosa?
Chi lo riceve, prima o poi lo meriterà, e se non altro lo merita
chi lo offre. Offrire tante piccole merendine al mondo... A questo
mondo infame? Sì, a questo mondo infame. E se fosse solo affamato?
Tre sono le zone dove si possono prendere e lasciare i libri del
Bookcrossing a Genova:
Mielaus "La casa del miele", vico della Rosa, 20 R
Kammi calzature, via Fossatello, 20
Copisteria Cavalleri, via Lomellini, 37 R
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| Mio nonno Emilio
Lagomarsino era figlio di Ortensia Settimo Lomellini, antica famiglia nobiliare
genovese
estintasi sostanzialmente per mancanza di figli maschi... Abitavano
nell'omonima via, dal '600 alle soglie del 900. Mia nonna, invece,
aveva da contrapporgli una sua mitomania: essendo una Geninatti
Roman di Mezzenile, paesino della valle di Lanzo, sopra Torino,
nessuno dei quali abitanti avendo due cognomi stranieri a
quella terra come i suoi, le piaceva farsi l'ultima discendente di
un'infante Romanoff evacuata dalla Russia all'epoca delle purge
antizariste, scampata all'eccidio della sua famiglia grazie
all'elezione di un luogo oscuro e alla troncatura del nobile
cognome, che tuttavia sopravvisse affiancando quello di un montanaro
che la adottò... Di sicuro c'è solo che la madre di mia
nonna era una levatrice, specie di farmacista o cerusico, al
maschile, medico paesano molto rispettato visto che in paese nessuno
aveva frequentato mai neanche le elementari, mentre mia nonna si
vantava di aver il diploma, conquistato lontano, a Lanzo...
Era inoltre un'abilissima tiratrice col fucile, capace di battere
persino mio nonno, tenente volontario reduce dalla prima guerra
mondiale (o quarta d'indipendenza, come diceva lui) nei baracconi di
tiro a segno delle sagre dei dintorni. Mio nonno veniva da Genova in
bicicletta (le mie passioni affondano nei secoli...) partendo il
sabato mattina all'alba e tornando alla mezzanotte di domenica, come
Cenerentola, macinando centinaia di chilometri solo per esser
sconfitto dalla sua mira infallibile. Dormiva nei fienili ma per lo
più all'adiaccio, sotto un covone. Plurilaureato già a ventitré
anni, andò volontario in guerra perché era un idealista di punta,
ma tornò che non ne volle mai parlare con nessuno, pur essendo
stato insignito della medaglia d'oro dell'ordine dei Cavalieri di
Vittorio Veneto. Come un moderno reduce dal Vietnam, prese in
uggia le sere di gala della bella società a cui prima della guerra
accompagnava con piacere le tre sorelle (che, tra le prime donne
genovesi laureate, non si sposarono mai) mentre si innamorò di
quella Heidi piemontese invisa alla sua famiglia, tanto che il
giorno delle nozze le sorelle gli nascosero tutti i vestiti e il
portafogli, ma lui, senza perdersi d'animo, andò da un amico in
mutandoni e coi vestiti troppo grossi di quest'ultimo inforcò per
l'ultima volta la bici; pur arrivando in scandaloso ritardo,
scarmigliato, sporco e senza documenti, riuscì a convolare a giuste
nozze. E questa non è fantasia! Non prese mai la tessera del fascio
e dovette subire purghe di olio di ricino (come l'altro mio nonno)
pur non essendo affatto un comunista, ma semmai un liberale di
destra, contrario però a Mussolini tanto da scrivere su Il
Secolo XIX memorabili lettere firmate. Prediceva la fine
inevitabile di ogni dittatura, sia questa di destra come di
sinistra, ciò per lui non aveva una grande importanza, perché
incapaci entrambe di provvedere alla libertà dei cittadini, e
quindi alla lunga anche della loro sussistenza economica. Sono
fallimentari, diceva - e faceva di mestiere il Revisore dei Conti,
cioè il ragioniere dottore commercialista delle ditte in
fallimento.
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