Diario

novembre 2004



 
 
Lunedì 1.   Grande abbuffata di poesia grazie all'impareggiabile ascolto di NightWalker in visita da me per ben due notti di fuoco e d'arte! Ottima magistra ludis, mi ha anche insegnato a giocare a Risiko, dove con la fortuna del principiante l'ho subito stracciata... Poi siam andate alla prima visione di Ricchezza nazionale di Radu Mihaileanu (il regista di Train de vie) al cineclub L. & A. Lumière; beh, veramente avevamo optato per lo storico e pluripremiato Un americano a Parigi (del 1951: non proprio una prima visione!), con musiche di George Gershwin: secondo un importante sito di cinema era (ed è, abbiamo controllato, tornate a casa) in programma proprio lì, stessa sera, stessa ora - ma il destino a volte gioca degli scherzi - simpaticamente, in questo caso: non era male, in fondo. Solo che ne abbiamo visto l'inizio come se fosse stato una pubblicità di un altro film, sempre più lunga, sempre più inspiegabilmente approfondita, fino a prenderci gusto al punto di farci esclamare: peccato sia una pubblicità, sarebbe bello vederlo, ormai... Desiderio esaudito, seppur a spese di un altro...
Martedì 2.   Ieri sera invece, dopo l'entusiasmante visione di Io, robot al Cineplex Porto Antico, ha dormito da me Silvia, la mia amica mezzosoprano. C'è l'idea di tirar su un duo - o un trio o un doppio duo (con una sua amica soprano) per andare a spassarcela suonando nelle crociere... Bah, dove lo troviamo, il tempo di assentarci dagli impegni quotidiani per questo progetto avventuroso ma senza particolari sbocchi per il nostro futuro? Canta la Traviata e L'elisir d'amore per tutto il nord Italia e la Francia, in questi mesi, fino a metà dicembre... Stasera invece dovrebbe arrivare da me Cristina. Eh, sì, casa mia ultimamente sta diventando un porto di mare, chi entra, chi esce... Bello, mi piace, così! E' anche Genova che attira ineffabilmente chi l'ha provata, intridendo di nostalgia animi già toccati dal suo sentore d'agrodolce: Silvia, Cristina, NightWalker, appunto, e poi Lory, risucchiata per sempre in quest'orbita, ma anche Gloria, che nonostante le lamentele poi è sempre qui, irrimediabilmente lontane le sue Umbria e Sicilia, e Stefy che dopo un vagare per tutta Europa e America alla ricerca dell'atomo, è finita ad insegnar fisica in riviera e ha deciso di metter radici; persino Mohammed, amico di Bachir (miei amici marocchini con passato e parenti in mezzo mondo), non vede l'ora di tornar quaggiù a star un po' in compagnia, dopo i rigori della solitudine in quel di Parma... Bachir stesso non sopportava l'esilio della provincia di Roma, ed è in breve rientrato alla base... E mia madre, sua sorella e due dei suoi fratelli, come son approdati tutti qui da un piccolo paese d'Abruzzo, non senza far il giro del mondo qualche volta? Questa capacità che ha Genova di far da calamita per gente così diversa per provenienza, cultura, estrazione sociale etc. ha per me del prodigioso. Rarissimi son i genovesi nati qui che hanno ambo i genitori nati a Genova (ed ecco l'orgoglio di ascendenze lontane), mentre tanti altri nati altrove, ormai, dopo decenni e decenni, si sentono pienamente cittadini della grande piovra... Ci credo poi che è una città dalla vivace vita nella privacy dei piccoli gruppi ma dalla scarsa, irrilevante vita sociale e politica: senza piazze nè piazzate, senza un popolo coeso che si percepisca come unitario e quindi senza furor di popolo, ma ricca di individualità così singolari, definite, al limite della reciproca incomunicabilità - se non tramite le merci e il denaro, questi mezzi interrelati (tanto impersonali quanto oggettivi e inconfutabili) di trasmissione di valori, di stili di vita e di modi di pensare: un silenzioso, testardo, minimale commercio umano...

Le sportive mussulmane, che mistero: Hassiba Boulmerka, Alaa Jassim, Lima Azimi, Rakia Al Gasra... Condannate a morte dai gruppi più estremi di integralisti religiosi (tutti formati da militanti - o dovremmo chiamarli picchiatori, assassini? - maschi), han preferito la vita attiva e sicuramente più disinibita dell'occidente (la sua libertà suprema, la possibilità di esprimersi, l'opportunità di essere se stesse) ai loro burqa, veli, tabù, alle piccole sicurezze casalinghe (magari fra le percosse del marito-padre-padrone e un lavoro forzato, nascosto e non retribuito), alla meschinità di una sottomissione prona e indegna... Donne coraggiose, eroine della modernità, non meno mussulmane dei loro ipocriti persecutori! Anzi, chi è il vero religioso? Quello sincero nell'intimo del cuore, che non ha bisogno di dimostrazioni esteriori, o quello che con la violenza e l'omicidio-suicidio vuole obbligare gli altri a sottostare non già a dei principi divini, ma alla sua volontà di potenza, mascherata da "santa umiltà"? Chi è veramente umile e sottomesso (e Islam vuol dire proprio questo) non va in giro a uccidere se stesso e il suo prossimo, creature che Dio ha creato e voluto così come sono. Se Dio esiste, se è onnipotente, e se solo volesse, ogni cosa sarebbe ricondotta al nulla in un attimo (ma non succede, perchè ci ha voluto quali esseri, persone ontologicamente rilevanti, non cose al limite dell'inesistenza). E chi siamo noi per affrettare quello che già dovrà per forza succedere, prima o poi, secondo un comune destino per cui l'unica certezza di ogni essere vivente è la morte? Certo, la morte... Ma "gloria di Dio è l'uomo vivente"! E anche la donna vivente, felice di quello che Dio ha voluto che fosse, non una schiava per l'uomo, ma compagni e amici l'uno per l'altra, in rapporto d'amore, senz'odio nè timore: nè schiavi nè padroni. E, a proposito di morte, l'unica nemica comune di tutti quelli che vivono: niente e nessuno ha mai vinto contro Dio, in ridicola lotta d'impari forze. Dio vince tutto, anche la morte: l'amore sopravvive sempre!

Giovedì 4.   Ieri sera, dopo due lezioni nel mio studio pianistico, cena da Bachir con Cristina guarita e Serena appena tornata con chili di foto da mesi di U.S.A., Tailandia, Laos e Cambogia.
Martedì 9.   Primo giorno di pioggia dopo una serie di giornate soleggiate. Da ieri è arrivato il freddo. Sabato ho ricevuto una sorprendente telefonata che ha portato ad un incontro tanto disperatamente desiderato e temuto... Per cambiare argomento, anche NightWalker si è fatta la webcam: ci vediamo e parliamo grazie a Yahoo Messenger da due regioni diverse d'Italia - videotelefonate che potremmo fare anche verso gli U.S.A. e il Canada, dove abbiamo parenti ed amici. Ad Istambul, Londra, Marsiglia e Casablanca ci sono parenti di miei amici, che potrebbero comunicare, vedersi e parlarsi con una spesa veramente minima, da casa mia a qualche internet-point, internet cafè, biblioteca pubblica etc. Con NightWalker stiamo sperimentando varie opzioni e preferenze, per migliorare la qualità della cominicazione, specie col video, e impariamo ad usare le faccine o emoticons (icone emotive), che su Yahoo sono animate e veramente espressive...
Giovedì 11.   Oggi due concerti, uno da solista in una delle solite case di riposo di Albaro, l'altro, in duo col violinista e violista G.G., in casa dei genitori di Pietro, per una loro festa religiosa. Due diversi repertori - tenendo anche conto che, sia in quella casa di riposo (dove ho suonato appena lunedì scorso) sia dagli amici, non ripeto mai i brani già suonati nello stesso luogo, nell'ambito di almeno un annetto. Grande impegno musicale, quindi! Meglio così, è sempre un piacere...
Venerdì 19.   Settimana di intensi rapporti epistolari con amici e conoscenti, fervide letture notturne e potente vita sociale e sentimentale... Tutto bene, quindi? Direi di sì, anche se aleggia su tutto un certo sovrano distacco... Le poesie stagnano, dopo gli episodi dell'incontro con Devoto e successive "revisioni", anche in confortante compagnia di qualche fan. Il punto è che, come per il protagonista di Zuckerman scatenato di Philip Roth (libro intelligente e che mi è stato dato di leggere nel momento più giusto della mia vita), ho paura delle conseguenze sociali di una mia eventuale pubblicazione cartacea (quella sul web è ormai un dato di fatto, sebbene riguardi materiale diverso). Zuckerman ha avuto coraggio e si è distaccato a tal punto dalla sua famiglia d'origine, dalle sue tre mogli e persino dalla società, che il successo del suo ultimo libro-scandalo, superiore a qualsiasi aspettativa, lo getta in una crisi d'identità tipo 11 settembre 2001: nulla sarà più come prima! Voglio anch'io questo? Non temo certo un successo mondano anche solo lontanamente paragonabile a quello di Zuckerman, ma semmai è nel torbido discorso intorno alla privacy che io e quell'ebreo possiamo aver qualcosa in comune. Quelle poesie son così intime e toccanti che potrebbero sortire effetti sociali devastanti sul mio habitat, nell'ecosistema a nicchie endemiche dove mi sono incuneata - qualora trovassi il coraggio di pubblicarle e l'editore che si lanciasse con me in quest'avventura dai risvolti poco chiari, prima di tutto economicamente... Dietro quel limare parole alla ricerca di "vera, profonda, universale" poesia, adombro in realtà un lavorio psicanalitico che, sebbene duri da decenni (tra inizi folgoranti, agnizioni, abbandoni) è ben lungi dal vedere la fine. Ogni volta che cambia qualcosa in me, o nella mia percezione della realtà o del senso della mia presenza nel mondo, quando provo o assisto a mutamenti (fuori o meglio dentro di me), il riflesso più immediato si troverà nelle mie poesie: cambio parole, l'ordine, gli a capo, metto e casso titoli, interi brani risultano in forse, nulla va più bene, tutto è sempre in fieri, provvisorio, ciò che prima mi piaceva perchè rispondente a certi canoni di bellezza e verità, dopo mi lascia sconcertata e interrogativa: sono io che ho scritto questo? Se l'io è mutato, mutano anche i suoi scritti! E quando arriverò in fondo, allora? Ma rimangono delle costanti, l'ispirazione la sento sempre come presente; ricordo con precisione, grazie a queste cripte dell'anima, sentimenti che sarebbero stati sepolti dal tempo, se non li avessi fissati sulla carta, legandoli a parole...
Venerdì 26.   Mercoledì, l'altroieri, son stata al conferimento a Giorgio Devoto (editore di San Marco dei Giustiniani) della laurea honoris causa in lingue e letterature straniere (via Balbi 5, aula magna strapiena, buffet finale). C'era anche Jade, la prof.ssa Moretti di Storia della Musica del conservatorio e il dott. Bagnasco, endocrinologo e liutista-tiorbista, in fondo alla sala. Il novello dottor Devoto, alla fine della sua prolusione (compìto, in tono singolarmante sommesso, da agnellino, pur non nascondendo superbi raggiungimenti professionali), si è commosso, ricordando le persone più importanti della sua vita, che l'hanno formato e aiutato a diventare se stesso: sua madre, una professoressa di italiano che ha avuto alle medie inferiori e sua moglie Lilli - lui, quel temibile burbero Omero dal cuore di panna, la voce rotta dal pianto! Un grande!

La sera, riunione nella casa principesca di Maria Pia dell'Associazione "Fontane Marose", con mia sorella, i suoi amici, la mia ex-compagna di liceo arch. Patrizia Pieranni etc: il direttore del teatro stabile di Genova (che ha appena ricevuto la Legion d'Onore francese) ci presentava la stagione corrente (teatri Duse e della Corte, rispettivamente 500 e 1000 posti), spiegandone le linee generali e varie particolarità, in amabile conversazione... Teatro d'arte, compagnia stabile, spettacoli propri (nuovi o rifatti dagli anni precedenti) oppure ospitati, le tourneé in Italia e all'estero, le compagnie internazioneli di attori.... Attori principali: Gabriele Lavia, Eros Pagni, Mariangela Melato, regista stabile Marco Sciaccaluga (fratello della mia prima insegnante di pianoforte, la signora Dorina Nicolini, brillantemente diplomata in pianoforte e clavicembalo - suo figlio Andrea Nicolini, che mi dava lezioni di Teoria e Solfeggio, è un attore della stessa compagnia, oltre a comporre le musiche di scena per tanti spettacoli: una famiglia che vive d'arte e per l'arte - il gemello di Andrea, Gianluca, è un ottimo flautista).

Ieri Fitzcarraldo con Jade Valeria e Paolo. Oggi parrucchiere Tony, forse stasera Lunardi, catechismo nel suo studio alle 21.

Domenica 28.   Venerdì ho incontrato Roberto Logli, pianista dal tocco sublime, diplomato con la Arcuri con 10 e lode - quell'anno i diplomi anche di Debora Brunialti e Paola Biondi: eravamo in classe assieme, un'annata indimenticabile, almeno per me... Altri compagni: Roberto Mascia, Andrea Bacchetti, Timoty Young e Amedeo Salerno, tutti pianisti di gran classe. Roberto Logli mi ha detto che anni fa è andato in Germania, che compone e improvvisa: se devo indicare un pianista che veramente mi piace, per tocco, sensibilità, addirittura grande anima, è proprio lui! Possiede un Bachstein di fine ottocento, è su quello stupendo strumento che si è formato - certo, qualche problema di meccanica, ma standogli un po' dietro con un buon tecnico quegli antichi strumenti sono impareggiabili, ora non li fanno più dal suono così bello e puro, così sensibile al tocco... Lo so bene, il coda del 1927 che mi ritrovo sotto le dita da quasi vent'anni è unico, non lo scambierei per tutto l'oro del mondo, figuriamoci poi con un moderno Yamaha, come mi avrebbe proposto Luciano Storti! Quel suono inarrivabile, quel tocco divino che trasporta subito in un'altra dimensione (quella dell'udito non banale, sorprendentemente mitico, e persino del tatto quasi sensuale nella sua estrema eleganza), questo, solo questo, niente di meno di questo, prego! Eppure Sylvano Bussotti mi aveva messo in guardia contro questo mio adorato strumento: "Non arriverai neanche al quinto anno, con quello!" Falso! Che impari a moderare le sue profezie da oracolo sibillino! E' entrato lui, famoso accordatore e compositore, in una casa dove nessuno era ancora un musicista - nell'ingresso quel nuovo (si fa per dire) bestione a me già sacro per il piacere che mi dava (e mi avrebbe continuato a dare tutta la vita), un dolcissimo, troneggiante pianoforte che era già l'orgoglio di tutti, in quella casa, tutti noi quattro che abbiam fatto la fame per tre mesi (era Natale e altro che vacanze: pane patate pasta e uova, mia sorella se ne ricorda ancora adesso), per comprarlo da Paganini in contanti, prendendo una decisione improvvisa, come lo richiedeva l'occasione irripetibile, irrimediabilmente unica: entra lui, Bussotti, appena lo tocca, lo guarda dentro con una superbia feroce, e giù la sentenza di morte! Questa non gliela perdonerò mai, mai! Certi personaggi farebbero bene a starsene a casa loro, uccelli del malaugurio grazie al Cielo emeritamente falliti, a sentenziare solo per i loro simili!
Martedì 30.  Domani recito uno spettacolo con dei miei amici in un teatrino del centro storico; questi ultimi giorni stiamo facendo un sacco di prove, in sede associativa e (stamane e tutta domani) anche in loco. La mia parte è un monologo di una certa lunghezza (almeno per me), con accento marcatamente milanese, poi una breve battuta isolata. Entro da dietro il palcoscenico e sto sempre seduta, guardando verso la fossa nera del pubblico: spero bene perchè è la prima volta che recito a memoria, non son certo un'attrice! La volta scorsa, un annetto fa, siam stati all'Arci Mascherona nella salita omonima, ma allora leggevamo il copione... Questo invece è un vero teatro, per quanto piccolo (80 posti in poltroncine). Verranno a sentirmi alcuni amici, allievi e conoscenti: Giada, Bachir, Emilia, Franca e forse altri...