Diario

settembre 2004



 
 
Giovedì 2.   Ieri son tornata dalla montagna, dopo un lasso di quasi due mesi, interrotti solo da una toccata e fuga, sempre qui a Genova, di 5 giorni, viaggio compreso, a fine luglio. Ce n'è, quindi, da raccontare (ma per ora soprassiedo)! Son venuti su con me, nella prima tornata, Stefy e J, e nella seconda Nightwalker e Bachir, indi Marmi e Pappi, infine di nuovo tutti quaggiù. E lassù non potevo far internet a mio piacimento (come l'estate scorsa), così ho dovuto rinunciare al Diario di Agosto 2004, che sebbene mai scritto su queste onde vibratili, è stampato indelebile nella memoria di chi l'ha provato, cioè... Senza avvenimenti di rilievo, l'arte principale si è rivelata quella di vivere, al di sopra di tutto e tutti. LEGENDA Vivere: farsi dolcemente da parte per lasciar stare il mondo così com'è. Imprimere meno orma possibile sull'orbe e sul web. Sopravvivere a se stessi, in attesa degli eventi altrui, guardando il mondo dal di fuori e dall'alto... Agosto, un mese così. Il mese del distacco, del vuoto, dell'attesa. E poi il ritorno, con quella magica progressione da inizio anno scolastico: settembre ottobre novembre dicembre (7-8-9-10), su su fino al massimo, fino a gennaio, il mio mese, al cui declinare son nata - il mese dell'inizio, dell'apertura, del nuovo che avanza... Oh, oh! Piano, con calma... A domani!
Domenica 5.   Ieri siam andati a sentire Piero Fassino e Maurizio Costanzo alla Festa dell'Unità Nazionale, Fiera del Mare qui a Genova: Gloria, Gianni, Stefy e Felix. Più che un'intervista, era un comizio elettorale, a partire dal tono di voce di Fassino, stentoreo e impositivo, inframmezzato dalle rade battute di Costanzo, che a stento riuscivano a strappare qualche bagliore di sorriso alla serietà agitata di quel volto, sudato e nervoso, a cui l'abbronzatura estiva ha tolto del suo caretteristico cadaverico... Affannoso, certo, per passione (la passione ce l'ha solo lui, però, noi si è calmi e cinici, ridiamo e sorridiamo in copia)... Intelligente, trascinante, ma - come dire - specializzato nel far opposizione... Guardava quasi verso l'alto, cercando con gli occhi più i propri pensieri agitati, che non la folla o le telecamere. E quella magrezza veramente notevole, sottolineata dalla figura slanciata, a far da contrappasso alla paciosa abbondanza carnale di Costanzo! "Ma Fassino si tinge i capelli?", quesiti oziosi... Gloria, alla fine, dietro mio suggerimento gli ha consigliato di "Sorridere di più, sarebbe ancora più accattivante...": si è schermito timidamente, in scontrosa ritrosia. Qualche foglio smosso dal vento e, commentando i malloppi che ci tiriamo dietro (tipo la valigia con ruote di Gloria): "La carta pesa ma vola".

Sere scorse, visto "Caterina va in città" di Amelio, e, sempre con Lory (che presentava), conferenza su Pier Vittorio Tondelli di Enos Rota e altri, poi farinata (ce n'era per tre!) come "pasto di servizio". Alla conferenza ho rivisto una ex-compagna delle medie, Paola Barabino, appassionata lettrice di Tondelli. Ehi, che bello rivederti! Tutti mi riconoscono alla prima, si vede che rimango impressa nella memoria, una volta conosciuta, anche dopo decenni, mentre la mia, di memoria, spesso fa tanto acqua da non avere che sulla punta della lingua, e per attimi che mi sembrano senza termine, anche i nomi di persone che vedo tutti i giorni! E dalla punta della lingua alla parola sonante, ce ne vuole ancora! Quando riesco a collocare qualcuno in un qualche contesto topologico di comune frequentazione, è un miracolo, e allora scatta il riferimento al nome! Mi stupisco sempre della facilità altrui per trovare le parole, oh, le parole che tanto amo e che mi sono così ostiche, le medito come farebbe un santo coi suoi misteri...

Un vivo desiderio del gelato della Cremeria delle Erbe nella piazza omonima sta montando oltre ogni limite lecito al mio spirito! E' d'uopo provvedere anche ai bisogni voluttuari - necessari non al corpo, quanto alla sanità della mente...

Ieri intorno alla messa delle 18 si son profilati due matrimoni, da suonare in ottobre. Uno tira l'altro. Be', per aver ripassato in soli 2 giorni dopo un riposo artistico di 2 mesi, un ottimo risultato! Essendo single, il numero della coppia mi porta fortuna... Certo che ero proprio a posto, in forma il fisico, la mente, lo spirito che vola alto, tutto pronto per un nuovo fiammante inizio di stagione! Posti, via!

Martedì 14 ci sarà l'incontro dei Bookcrossers, forse proprio alla Festa dell'Unità, caffè delle donne, vicino al cinema, dalle 19. Ma per saperlo con sicurezza bisogna andar nei siti crossini:

www.bookcrossing.com

www.bookcrossing-italy.com

www.rinaldiweb.it/eurobc/it

http://bookcrossing.debris.it

A presto a tutti quelli che verranno!

Sì, single on my own, anche se devo dire di aver avuto nella mia ancora breve vita due splendidi (per così dire, tra clamori, ambiguità, lacerazioni) amori - certo, di diverso genere, eh, sì, molto diversi tra loro! Ma entrambi musicisti, come me. Suonare (o, almeno, ascoltare!) è il primo requisito per essere, e - aggiungo - per amare come si deve!  Usare le orecchie per percepire l'invisibile... Suono, dunque sono! Be', non è stata tutta rose e fiori... Ma ora son contenta di me, so chi sono e cosa voglio, e cioè come minimo non lasciare mai più che le definizioni mi annichiliscano, nè che, dopo tanto errare, possa essere ancora distolta dalla verità su me stessa e sul mondo - come lo vedo io. Auto-nomarsi, chiamarsi da soli. Il nome è una realtà sociale, un corpo psichico. Ebbene, me lo darò da sola, d'ora in avanti! Autonoma. Comunque, meglio una sana solitudine con tanti amici formati ai miei glaciali distacchi (montani ma anche metropolitani), molto meglio questa grande pace, rotta alle letture e allo sguardo di lontano, che lo strazio dei cuori. Sono di carne, non mangiamoceli a colazione! E che nome scegliere, col quale incastrare la mia storia per darle un senso, in cui incasellarla degnamente? ("Impossibile, assurdo!") Eh, no, così allora siamo sempre i bambini dei nostri genitori che han scelto per noi anche il nostro nome... Pensando al contrasto piccante tra massimo e minimo, maggiore e minore, è stato interessante scoprire che maestro e i mitici re magi (da cui anche i maghi) derivano da magis (più), ministro da minus (meno). In certi particolari momenti, ho udito sussurri gemere "Sei il massimo!", mentre io a mia volta sospiravo "Dio, Dio!". Non allucinazioni mistiche (che peraltro ho sperimentato ampiamente nel clou dei periodi di digiuno ascetico che mi imponevo da adolescente troppo nutrita di insane letture), ma esperienze reali, e anzi, l'unica realtà che mi sia mai toccata in sorte di vivere al massimo, al punto che sento tutto il resto sbiadire, al confronto. Questo nome è carico per me di quei ricordi indimenticabili, però ancora non proviene da me, dal mio intimo, ma come da un'estasi bina, da una folie à dois (follia a due, non so come si scrive in francese, ma rende più che in italiano). Poi son partita con le varianti: Max, Maxim, (Maxime in francese è sia maschile sia femminile, come Leslie e Robin in inglese). No, non son ancora soddisfatta... Sebbene, con il melenso codazzo a R.C. (responsabilità collettiva) di "Annalisa Rosa Clementina" (nomi che pure hanno una storia, e che sono così singolarmente dolci, per non dir melliflui...), una o due secche sillabe siano già un conforto alla lingua e al pensiero.

Lunedì 6.  Ora vado all'inaugurazione del negozio di Davide, "Bossola Pianoforti" (www.bossolapianoforti.com), in via del Molo 81/83 rosso, finalmente al piano terra, per agevolare il trasporto di questi bestioni!

E stasera ore 21 a soli 3 €, film con amici: "Il cerchio" (2000) di Jafar Panahi alla Festa dell'Unità Nazionale di Genova, Sala Miccichè con aria condizionata (in fondo alla fiera).

Martedì 7.   All'inaugurazione di ieri, parlato con Giorgio Ganora, accordatore, una insegnante di pianoforte, Davide Bossola e suo zio. Poi gelato alle Erbe, caffè e biblioteca Berio con Rita 'Nite (presi 8 libri dalle due mie tessere e firmata manleva per far la sua). Il film "Il cerchio", visto ieri con Pietro, era terribile. Finito quello e la conferenza D'Alema & Monti, chiacchierata con Stefy, Felix e colleghi.

Oggi alle 12. Salire lassù in bici è una bella fatica, con strade tortuose, sensi unici aggirati, marciapiedi con o senza pedoni; la discesa è di una levità, così larga, liscia, dritta... Ma la liberazione è in primo luogo dentro. Le parole sono le strade dell'anima. Buttar fuori tutto: uno svuotarsi delle cose superflue, ridondanti, che appesantiscono inutilmente. Si vorrebbe continuare, lasciarsi andare alla purificazione catartica del dialogo, del luogo, del momento, ascoltarsi parlare e gioirne - essere d'anima... Spazio, luce - celeste, olimpiaca serenità.

Venerdì 10.  Alle 5 intendo mischiarmi anch’io al gruppuscolo dei neoteroi sulla gradinata dietro all’Informagiovani del Ducale, per la selezione di coloro che reciteranno un loro scritto stasera allo spettacolo “I King. 64 mutamenti per Geonva”.

Ho rivoluzionato la struttura dell’ “Elenco dei libri letti da A.L”, accorpando quelli in cantiere, cioè i Legenda, a quelli già letti, che verranno distinti da una X nella casella più a destra, dove gli altri recheranno l’indicazione di come procede la lettura (statica a volte per mesi, visto che ho l’equivoca abitudine di mantenere un intero harem di amati libri, nel mio letto a quasi due piazze): 23/156 significa che son arrivata a pag. 23 sul totale di 156 pagine, somma necessaria e sufficiente per metterci finalmente una croce sopra.

Lo stuolo dei miei amici virtuali si sta velocemente rinnovando, dato che alcuni son passati definitivamente nel corpus dei frequentanti, dopo esser stati tra gli uditori, poi scambiatori di calore virtuale per qualche mese. C’è sempre bisogno di carne fresca da mettere al fuoco, siamo tutti così soli, quaggiù...
Sabato 11.   Ieri ho recitato tre mie poesie (Silloge Acquaria, Trans e Il fuoco e il vento) nel gruppo dei Santi Ambulanti, nell'ambito dell'esagramma "Lo straripamento", presso il libero pulpito di piazza Matteotti. Ho conosciuto così due poeti: Gianni Priano che mi ha regalato l'ultimo suo bellissimo libro "La turbie" ed. Il ponte del sale, che ho letto stanotte e stamane, e Francesco Bernardin, genovese di Uscio, nato nel 1977 che ha scritto "L'ultima Hall" con la Golden Press. Rimarremo in contatto, ci siamo scambiati numeri di telefono o indirizzi... Un grazie a Tania, Simonetta Cerrini, Chiara Motta che hanno organizzato questo gruppo poetico in poche ore, e alla truccatrice che ci ha pitturato le fronti con gli esagrammi scelti da ciascuno!
Lunedì 13.   Ieri sera incontrato alla Festa dell'Unità Raissa Farazi, mia amica baha'ì conosciuta ai cineforum da Pietro: espone alcune sue pitture (create, tutte tranne due, lo scorso martedì, da mezzanotte alle sei del mattino, e ispirate dalla partenza di un suo amico per Saragozza) in uno stand sotto la tenso-struttura bianca. Mi ha proposto di affiggere accanto ai suoi lavori i miei, cioè qualche poesia. Non le firmerò (sono, per così dire, molto intime, coinvolgono altre persone, mai da me nominate con nomi e cognomi), le lascerò anonime, ma a chi chiederà l'autore Raissa ed io offriremo biglietti da visita. Sto stampando questi fogli col mio carattere  preferito, Garamond, li porto oggi alle 18, penso di esporli sino alla fine della Festa dell'Unità, cioè domenica prossima, il 19.

Prestati Stone Butch Blues di Leslie Feinberg a Lory, Nudi e crudi di Alan Bennet e Desiderio che avanza nelle mappe della materia di Adonis a Rita NightWalker.

Martedì 14.   La realtà è molto più imprevedibile, rispetto alla fantasia! Ieri son andata allo stand per appender poesie alle pareti, invece le abbiamo lette e rilette, e un'attrice del Teatro della Tosse me ne ha recitata una... Belle, quanto ad affiggerle, si vedrà... Ma è stato già bello così.

In seconda serata (se non terza) c'è stata la splendida conferenza di Azar Nafisi sul suo ultimo libro "Leggere Lolita a Teheran". Secondo varie fonti ufficiali, tra cui il libretto della Festa dell'Unità e Il Secolo XIX di ieri che le dedicava una mezza pagina di cultura, i diversi orari previsti erano: 22,15 - 22,30 - 22,45. Ma tutto si è svolto con il consueto ritardo costituzionale della Sala Berlinguer: verso le 23,15 si è intravista la Nafisi salire sul palco, mentre la maggioranza del pubblico, a seconda degli impegni lavorativi del giorno dopo (cioè oggi), si era già adeguatamente volatilizzata... Peccato, lei è una persona stupenda, umile e colta come pochi, veramente squisita per gentilezza, non faceva che ringraziare e far graziosi cenni di assenso, oltre a un discorso tra i più memorabili su libertà - democrazia - islam - totalitarismi - letteratura. Gloria ha comprato di volata il libro, che merita davvero, alla vicina libreria Assolibro, se l'è fatto dedicare, le ho scattato due foto con l'autrice. Il dr. Lingua presentava, ospiti sul palco Giovanna Melandri e una traduttrice. La Nafisi parlava un ottimo inglese, chiarissimo ed efficace, si capiva quasi tutto alla prima. Ora devo andar a ripassare marce nuziali, ave maria et similia per i prossimi tre matrimoni, ma quel discorso intendo proprio riferirlo con calma nei prossimi giorni, sempre su questo canale.

Venerdì 17.   Stasera vedo con Bachir e Lory il film Hair alla Festa dell'Unità.

Poi la questione recitazione dell'attrice Alice/affissione delle mie poesie allo Spazio giovani Zena Zuena (Music for peace,
Tenso-struttura bianca, Festa dell'Unità Nazionale, Fiera del Mare) accanto ai quadri di Raissa Farazi e Federica Fusco si è risolta in un bel buco nell'acqua!

L'altro ieri notte: conosciuto il (sedicente) poeta Luciano Neri e Nicola Bucci, filosofo amico del mio ex-compagno Roberto Logli (che veramente era più un impareggiabile autodidatta) e gradita esplorazione dello studio di Franci, nella splendida piazza San Matteo. Ci va per dipingere, come le sue amiche e colleghe Chiara e Clara, e ci passerò anch'io del bel tempo a leggere e scrivere; si ammira lo studio di Renzo Piano e tutta la piazzetta dall'alto (inedita prospettiva, almeno per me) - oh, tre finestre aperte su scorci di bellezza architettonica ineguagliabile!

Domenica 19.   Appena suonato un battesimo, oggi ho rinvenuto una bici in evidente stato di abbandono, presso le spazzature di via Monte Zovetto, e l'ho trascinata fino a casa - con la mano sinistra, guidando l'altra bici con la destra. E' stata dura, perchè la "nuova" bici ha la ruota posteriore completamente scivertata, viene frenata ad ogni giro... Bisognerà cambiare il cerchione posteriore, come minimo, per riattarla.

Stanotte ho dormito circa 14 ore, per recuperare le sole 4 di ieri. Solo 4 perchè dopo Hair, Bachir Lory ed io abbiam fatto un po' tardi, alla Festa dell'Unità, e la sposa del matrimonio di ieri mi ha contattato la sera prima cambiando in parte il repertorio che avrei dovuto suonar il giorno dopo (cioè ieri)! Così ho messo la sveglia alle 6 del mattino, ieri, per ripassare l'organo in casa, prima delle fatidiche ore 11 del suo matrimonio, ove grazie a quelle 4 ore aggiuntive di studio ho suonato tutto quello che voleva - infatti ho sempre suonato esattamente i desiderata degli sposi, che nella loro indecisione e comprensibile ansietà spesso modificano l'elenco delle musiche anche all'ultim'ora... Il matrimonio è loro, e rispetto profondamente le loro volontà, per quanto mi è possibile. Indi due ore di prove con gli sposi del matrimonio del 9 ottobre, e poi la messa delle 6... Insomma, ero fatta, ieri sera, e ho filato 14 ore di sonno, inframmezzate da un'oretta di lettura in compagnia della splendida Azar Nafisi di Leggere Lolita a Teheran, nel cuore della mia lunga notte... - Anche voi, invisibili spie, leggetela, ma che dico, succhiatevela come una caramella, ne vale la pena - che pena e pena! Ora il puro piacere deve confondersi così con le pene di quaggiù? Si può far yoga e meditazione Zen con un libro e un letto, provare per credere... In fondo la felicità è a portata di tutti, ma pochi la vogliono afferrare e tenersela salda addosso, come un amuleto. Oggi fa più in sposare un sacro dolore, mostrare le stigmate di una quieta mestizia, disperarsi e piangersi sempre un pochino addosso, perchè "nessuno si accorga che stiamo bene, e ci tiri il malocchio" e anche se gli uomini fossero ciechi, al riguardo, ci sarebbe sempre Dio che dall'alto dei suoi stati maggiori potrebbe nutrire una qualche invidia verso di noi - o aver la buona idea di metterci finalmente alla prova. E se dobbiamo essere provati, sia! Ma col sorriso in bocca, prego.

Oggi, quindi, svegliatami a mezzogiorno, ho ripreso il libro della Nafisi (da quando l'ho comprato non faccio che attendere i prossimi momenti liberi, per continuarlo) e me lo sono goduto, beata nel sole, sull'altare sacrificale del letto. Il sacrificio lo faccio al Dio della dolce quiete e della pace impareggiabile, s'intende. Dopo questa benefica sudata (poeticamente detta bagno di sole), doccia, lavati i capelli, son subito schizzata con la mia fedelissima (bici) a Castelletto, a salutare lo zio d'America in casa di mia zia, provando come per scampagnata domenicale una nuova strada (Borgo Incrociati - circonvallazione a monte - corso Armellini corso Paganini corso Firenze - galleria contromano sul marciapiede) senza neanche un controllo preventivo sulle mappe di Tuttocittà; ma era intuitiva la direzione, e così ho risparmiato tempo e fatica - risparmio utilissimo perchè dopo neanche un'ora dovevo rifiondarmi in Albaro a suonare un battesimo - un avanti-e-'ndrè veramente massacrante, anche se non ho portato i miei sudati libri, ho allibrato solo le fotocopie degli spartiti, nello zainetto. Mi vedo, non senza una compiaciuta comicità involontaria: un testardo asino da soma percorre tutta Genova-in-salita con il suo fardello di cultura sulle spalle, aggirando anarchicamente ogni tipo di regola prestabilita (dai motorizzati ma non da me, nè da chi ama spostarsi SOLO in bici), indifferente ai clacson, al traffico veloce delle "grandi arterie" (nelle quali per proteggermi arrivo ad occupare un'intera corsia, oscillando opportunamente), stoicamente zitta anche se spesso son fatta bersaglio di maleducati col turpiloquio facile (da me bellamente ignorati con inesorabile sprezzo - e loro stizza e disappunto, suppongo), insomma una che da 22 anni non desiste nell'impresa di dar fastidio a chi pensa che le strade siano per i motori rombanti!

Lunedì 20.   Dopo averlo perso nel mare magnum di carta sfusa e libri che occupano inutilmente spazio in casa mia (opprimendo altresì il mio spirito che ama il vuoto e l'essenzialità a tal punto che ogni tanto faccio piazza pulita del ciarpame), ho ritrovato fortunosamente un buono regalatomi da Virgina più di un annetto fa, per l'acquisto di libri alla Feltrinelli (o dischi da Ricordi): allora in questi giorni ho tentato il colpaccio, visto che ufficialmente ne scadeva la validità dopo un anno dal primo scontrino - un vero peccato, tenuto conto che era un regalo di persone a me molto care! - e poi perchè quei soldi dovevano andare in gloria? Solo per un caos temporaneo a cui però ho rimediato, seppure con una certa lassezza? Ho presentato il buono a una signorina della cassa, molto professionale, devo dire, e me l'ha dato per buono! O forse non avevo capito io bene la clausola (naturalmente in caratteri microscopici), forse dall'emissione del primo scontrino di acquisto fatto da me (cioè l'altro ieri), deve passare non più di un anno fino all'ultimo scontrino, mentre quello fatto da Virginia è fuori dal tempo storico di questo computo un pochino assurdo e pretenzioso... Fatto sta che non mi sembrava giusto far svanire nel nulla quel gradito pensiero della mia ex-allieva, e l'ho concretizzato, sebbene, lo ammetto, con un discreto ritardo: due libri, l'altroieri quello della Nafisi nel consueto splendore delle edizioni Adelphi, e un'altro oggi, in una seconda tornata con un'altra signorina, (altrettanto indifferente alle date, che mi preoccupavano un pochino), del giapponese Fujino Chiya, della minimalista Einaudi (ma tanto più gradita in quanto piccola e leggera, da reggere, volendo, anche con una mano sola, a letto).

Arrancando per le vie di Genova in bicicletta con in tasca pesantissime catene e lucchetti di acciaio inossidabile (oltre che libri sulla schiena), non posso far a meno di andare alla trita immagine (uno stereotipo coi fiocchi) del fantasma dei castelli scozzesi, condannato a portare pesanti catene. In effetti la cosa che possiedo totalmente è il mazzo di chiavi, cioè la possibilità di  aprire o chiudere lucchetti. Ma so bene che chiunque, con un tronchesino, può operare altrettanto - certo, con qualche  effrazione, sforzo e rumore in più... Sforzo? No, sforzo no, gli sforzi li faccio tutti io, a trasportar metallo e carta in giro! Visto che questa città è un covo di ladroni (mi han già soffiato ben 5 bici), l’unica, se voglio continuare a usare questo mezzo di ineffabile libertà, è incatenarmi, rendermi schiava del mio anelito ideale (o respiro affannoso) - cioè rendere la vita più difficile a tutti, a me e a loro!

Sabato 25.   Ieri tanto pc, ho giocato un po' in casa - e quell'improvviso rovescio d'acqua appena uscita; oggi sbrigherò alcune commissioni, al mattino spesa e CyberParadise (negozio di computer qui vicino) e alle 14,30 al Circolo Scacchistico "Luigi Centurini" di via Giustiniani, ove mi informerò su come si fa a diventar arbitri della Federazione (regionali o nazionali). Indi messa delle 18 in Albaro e cena dai miei; poi non si sa, mi piacerebbe una serata in discoteca (coi tappi nelle orecchie), ove naturalmente, come mio solito, non bevo se non aranciata e acqua frizzante, non fumo e non mi drogo, tutte cose ributtanti e impossibili anche solo da concepire, per me, come sanno fin troppo bene tutti quelli che mi conoscono - e se no come farei a ballare per 4/5 ore senza stancarmi, senza contare l'andata-e-ritorno in bici, valicando quattro quartieri in poco più di mezz'ora (totale più di un'ora di bici)? Detto per inciso, sono contro ogni tipo di vizio, che faccia male alla salute e/o al portafoglio. Uno dei pochissimi che mi concedo (oltre a massimo un caffè al giorno, preso rigorosamente al bar perchè in casa non mi piace), è giocare col pc, ma anche lì non dovrei mai esagerare: se inizio coi solitari di carte, con gli scacchi o Taipei, è difficile smettere! Per me è come una droga - innocente quanto si vuole, ma ha in sè una coazione al bis, una compulsione iterativa che in effetti è quasi demoniaca... Quando non ne posso più, dopo aver raggiunto qualche obiettivo nuovo e più difficile, lascio perdere... Ma se dovessi seguire i miei istinti più irrefrenabili, continuerei per ore e ore! Ci vuole una certa disciplina per piantarla lì e andare, non è così facile finire di giocare... Disciplina, cioè una sferza che frusti nella carne - sì, la carne, eterna discepola dello spirito...