Il pianoforte



 

Deve essere:

1.   Meccanico e acustico, non elettronico e digitale. La presenza di suono delle corde e il tocco sensibile della tastiera sono insostituibili da qualsiasi loro surrogato.

2.   Di marca. Le migliori sono:

Tedeschi/statunitensi: Steinway & Sons

Tedeschi: Bösendorfer, Schimmel, Seiler.

Italiani: Borgato, Fazioli.

Cechi: Petrov.

Giapponesi: Yamaha.

 

Secondo una ricerca dell'associazione dei consumatori "Altroconsumo", costata 700 milioni di Lire e due anni di lavoro a 44 professionisti, i migliori pianoforti verticali sono:

1°= Steinway & Sons K-132 (37 / 41 milioni di Lire)

2°= Kemble K 121 Z (11 milioni)

3°= Yamaha U3S (11 / 14 milioni)

I risultati della ricerca sono riportati nel cofanetto con 1 CD audio e 1 CD-rom, richiedibile al tel. 02.6961520 per £ 84.900 (informazione: Suonare News, gennaio 2001, pagg. 40-41).

 

3.   Con le corde lunghe (anche due o tre metri). Permettono potenza sonora e quindi grandi escursioni dinamiche, sviluppando perciò il gusto per i  colori e per i diversi livelli sonori, giustapposti l'uno sull'altro e l'uno dopo l'altro.

4.   Con la meccanica Renner o quella originale di ciascuna delle marche migliori: danno meno problemi di manutenzione e sono più sensibili. Per i pianoforti verticali, evitare assolutamente la meccanica "a baionetta", fragilissima e ormai fortunatamente in disuso.

4.   A coda, cioè con le corde orizzontali. La disposizione perpendicolare delle corde nei pianoforti verticali è un ripiego storicamente motivato dal risparmio di spazio e di denaro, ma la sensibilità della meccanica, a tutt'oggi, è nettamente inferiore. Le corde dei coda sono anche generalmente più lunghe. Per motivi di meccanica il pedale tonale, inoltre, è presente solo nei coda: è il pedale centrale (che nei verticali, se c'è, è la sordina).

4.   Con le corde incrociate: permettono di sfruttare la lunghezza del mobile anche in diagonale, per la disposizione delle corde. Le corde sono più lunghe, a parità di lunghezza del mobile.

5.   Con il telaio in ghisa: quello in legno non tiene assolutamente l'accordatura!

6.   Con la coda aperta mentre si suona, e chiusa altrimenti. L'ala rialzabile del coda è funzionale a far correre il suono, che se no rimarrebbe chiuso nel mobile a discapito della sua potenza e bellezza.

7.   Con la cassa armonica integra, né rotta né venata. La cassa armonica è l'anima del pianoforte, amplifica la risonanza arricchendola nel contempo di suoni armonici e simpatici.

8.   Nero lucido: è l'elegante colore del pianoforte classico da concerto. In casa è tollerabile anche il marrone scuro.

9.   Con la tastiera completa di 88 tasti. I pianoforti verticali più vecchi ne hanno solo 85; gli ultimi 3 a destra non si usano spesso ma, come il pedale tonale, sono indice di qualità.

10.   Uno strumento di studio e di lavoro, non un piano d'appoggio per  soprammobili, souvenir, quadretti, telefoni, spartiti, quaderni e libri di musica (e non), penne, gomme, matite etc. Gli oggetti affastellati sul pianoforte ne diminuiscono la naturale risonanza, sono fonte di fastidiose vibrazioni simpatiche e impediscono la normale apertura dell'ala. E' meglio, allora, una vera libreria e un più utile astuccio.

11.   Non troppo vicino a fonti di calore (calorifero e luce solare diretta) che ne compromettono seriamente la conservazione delle parti in legno (mobile, cassa armonica) e l'accordatura. La temperatura dell'ambiente non deve subire smodate o rapide escursioni tra estate ed inverno, dì e notte.

12.   In un luogo areato, ma al riparo da correnti d'aria. E' meglio non coprire il mobile, perciò, con coperte o panni di ogni genere, che farebbero ristagnare all'interno aria e polvere.

13.   Spolverato spesso con panni assolutamente asciutti o leggermente inumiditi con sola acqua pura. Il panno elettrostatico "Sweefer" è il migliore oggi in commercio. Più raramente, si può usare il fon con la sola aria fredda, per rimuovere la polvere ed evitare il suo deposito nella meccanica e nella cassa armonica.

14.   Illuminato dal retro - sinistra - alto di chi suona tramite la luce naturale di una finestra o di una bella lampada. Evitare di illuminare il pianoforte solo con un fioco lampadario, che spesso proietta sulla tastiera, se non sugli spartiti da leggere, l'ombra di chi suona. Evitare pure la luce diretta del sole sullo strumento, servendosi di un velo di tendina bianca alla finestra. L'intera tastiera deve essere ben illuminata, come anche il leggio con gli spartiti, da una luce più forte di quella dell'ambiente. Ogni tanto, comunque, è utile anche suonare completamente al buio, per allenare la memoria musicale, i sensi del tatto e  dell'orecchio, la propriocezione e le abilità cinestetico - motorie.

15.   In un luogo né troppo umido, né troppo secco, né con eccessive escursioni d'umidità tra stagioni o tra giorni di sole e giorni di pioggia, altrimenti le parti in legno (mobile, cassa armonica, meccanica) si deteriorano e si deformano. E' bene, se necessario, installare un deumidificatore (o un umidificatore), che mantenga l'ambiente ad umidità costante.

 

Annalisa Lagomarsino (1971)