Il portamento



 
 

    Quando si suona il pianoforte il peso del corpo è suffolto da undici colonne, collegate da archi rampanti mobili.

    Le undici colonne, come in architettura, devono essere perpendicolari:

1.   La colonna vertebrale perfettamente eretta, ma anche rilassata, mobile e flessibile, a partire dal punto d'appoggio dello sgabello. La spina dorsale del pianista è il nerbo del suo suono. Una schiena bella diritta è indice di un quieto ma costante sforzo di attenzione, mentre è parte integrante di un portamento nobile e regale verso la tastiera: è piacevole a vedersi, fa bene alla salute delle ossa ed è l'equivalente fisico della dirittura morale. Viceversa una schiena storta e piegata è la cosa più antipatica a vedersi in un pianista, denota sciatteria, stanchezza, svogliatezza e scarso rispetto per se stessi, per la musica suonata e per gli astanti.

    Le spalle siano assolutamente rilassate ed abbandonate in giù alla forza di gravità, mai contratte e/o tirate in su (che sarebbe ridicolo, oltre che scomodo e faticoso).

2.   L'arto inferiore destro, cioè la gamba a partire dal ginocchio in giù, sia sempre una colonna vicino al pedale di destra del pianoforte, quello di risonanza (o sustein).

3.   La gamba sinistra, sotto al ginocchio, sia una colonna vicino al pedale sinistro (quello dell'una corda) solo quando è necessario l'utilizzo di quest'ultimo.

    Altrimenti, sia piegata indietro, sotto lo sgabello, a stretto contatto con la parete interna della gamba davanti sinistra dello sgabello. Il piede sinistro, così, serve da contrappeso e bilanciamento laterale per quando si suona nel registro centrale e/o acuto della tastiera.

    Quando si suona, invece, nel registro grave, il piede sinistro oscilli verso destra, sempre sotto lo sgabello, per bilanciare lo spostamento a sinistra del peso corporeo.

    Le ginocchia non siano mai troppo divaricate.

4. 5. 6. 7. _ 8. 9. 10. 11.   Queste otto colonne sono le ultime falangette (che contengono l'ultimo ossicino e l'unghia) delle dita (esclusi i due pollici): devono essere perpendicolari ai tasti (cioè con le unghie praticamente verticali), in punta di dito, se si vuole ottenere un suono chiaro, netto, preciso, ben ritmato, veloce e scorrevole: è facile calibrare il controllo del peso su colonne perfettamente dritte, per quanto piccole esse siano, senza contare la stabilità che offrono negli accordi f o ff. E' indispensabile, perciò, tagliarsi le unghie corte, in modo che non tocchino mai le superfici dei tasti, altrimenti produrrebbero uno sgradevole ticchettio, oltre a non permettere il perfetto, naturale appoggio sui polpastrelli, quando si suona in punta di dito.

    Nei bei cantabili, melodie legatissime, suoni più sfumati, agogiche e dinamiche sonore più variegate, è utilissimo invece suonare con le dita più morbide e rilassate (e quindi con le unghie orizzontali o diagonali) e con la massima superficie carnea dei polpastrelli, che fanno perciò da materassini ammortizzatori (evitando i colpi troppo duri e i suoni troppo articolati).

    I due pollici si suonano in punta, vicino alla parte esterna dell'unghia, ma in diagonale; non formano mai, perciò, colonne verticali. E' importante quindi non perdere l'equilibrio e la stabilità generale della mano passando dalle altre otto dita (colonnine verticali, per lo più) ai pollici, più pesanti, lenti, obliqui e instabili. A questo proposito non bisogna mai aiutare il movimento dei pollici abbassando contemporaneamente i polsi (per esempio, nei passaggi del pollice, in tutte le scale e gli arpeggi), ma anzi sorreggere di più la mano, non abbandonandola di colpo con tutto il suo peso alla forza di gravità.

    Tutte le dita siano sempre ferree, solide, come d'acciaio, scattanti e articolate: siano comandate con precisi atti di pensiero e non abbandonate al caso: rappresentano il cervello, la velocità e la razionalità. Viceversa il braccio nella sua totalità e complessità di articolazione sia sempre rilassato, mobile, libero di ruotare, oscillare, levitare (tranne che in casi particolari, staccati di avambraccio etc.): rappresenta il corpo, il peso e l'istinto.

    Le articolazioni del braccio (spalla, gomito, polso) siano sempre assolutamente morbide, flessibili, mobili e rilassate, mai contratte e rigide (se non in casi particolari, staccati di avambraccio etc.): le possiamo paragonare al collo di un cigno, alla canna per irrigare d'acqua un giardino, ai dolci panneggi di una veste.

    Le nocche delle dita siano il culmine degli archi rampanti che partono dalle colonne delle ultime falangette delle dita e arrivano al gomito. Solide, stabili, incrollabili, siano sempre in fuori e mai ripiegate in dentro, rispetto alla mano e alle dita.

    La mano sia sempre rotonda, come se accarezzasse la rotula del proprio ginocchio, un mandarino, una pallina da tennis o da ping-pong. Ancor prima che Bartolomeo Cristofori inventasse nel 1711 il pianoforte, il grande organista Diruta diceva: "mano accoppata" (cioè che formi una coppa, una cupola).

 

Annalisa Lagomarsino (1971)