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LA LETTERA
DEL GIORNO
LE MIE DUE
RUOTE SUI TOMBINI
Scrivo
per lanciare un appello di civiltà, dietro ai passi (o meglio alle ruote) di
Alessandro Martini (Il Secolo XIX, 1 agosto '02). Io non sono un motociclista
come lui, non possedendo per scelta né patente né auto né moto, ma giro
quotidianamente da vent'anni, a mio rischio e pericolo, su tre biciclette (ora
cinque, N. d. A), tra Principe e Nervi. Premetto che non ho mai preso una multa
in vita mia, sono assicurata e i danni degli unici due incidenti in cui, mio
malgrado, sono stata coinvolta, mi sono stati ampiamente rifusi dai
responsabili. Ora:
con le sottili ruote della bici da corsa ci vuol coraggio, memoria, grande
esperienza ed equilibrismi da circo per non cadere in quel percorso ad ostacoli
che è il fondostrada asfaltato della nostra città. Ecco l'appello ai politici
e tecnici preposti: sistamate le chiaviche e i tombini dalle lunghe fosse
longitudinali (per captare la pioggia) in modo che queste siano perpendicolari,
e non parallele (come spesso è) al senso di marcia, altrimenti
"captano" anche le ruote anteriori delle bici, cosa già successami,
fortunosamente senza conseguenze, ma pericolosissima per chi cade in trappola.
Invito inoltre tutti i (moto)ciclisti incidentati a causa del fondo stradale, e
in particolare caduti dentro suddette chiaviche disposte in modo illogico e
irresponsabile, a far causa al Comune per danni fisici riportati, e il Comune a
provvedere per suo stesso bene (e per quello dei suoi cittadini) a girare di
90° i tombini incriminati (operazione facile doverosa e quasi gratuita).
Annalisa
Lagomarsino
Genova
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