Perché poetessa

 



 

La figlia: – Ho saputo che anche tu sei poeta.

Il padre: – No, no; io non sono un poeta. E' stato solo un passatempo giovanile.

La figlia: – Sei un poeta; su questo non c'è dubbio. In ogni modo mi sento molto attratta dalla poesia.

Il padre: "Tu parli di teatro, invece io sono poeta. Sto in un vortice da cui non si può fuggire, se non attraverso la poesia che è la mia ragione di vita; senza la poesia cosa si può fare con l'amore che ci circonda come l'aria; con i sentimenti segreti che ci divorano come il fuoco e con l'esistenza che ci attanaglia senza alcuna misericordia? E allora non essere arrogante, mio caro". – Spiegami meglio.

La figlia continuò con la solita audacia: – E' come se stessi cercando melodie nell'aere.

Il padre: – Che belle parole, Busayna. E' così finché non ci rovina la vita.

"L'epoca dell'arte è ormai passata; ora consiste in semplice svago e confusione; questa è l'unica arte possibile nell'epoca della scienza. La scienza si è ormai impadronita di tutti i settori, ad esclusione del circo. Ecco la tragedia di noi pagliacci: siamo trionfatori con nascosto il segreto di una tristezza dissimulata. E non è prudente riaprire le ferite".

"Avevo pensieri convulsi, il cuore era come un vulcano o una bomba, trascorrevo insonne le notti; la sofferenza mi elevava alla poesia; le lacrime mi scorrevano dagli occhi; affidai la mia causa al cielo... Ma tutti questi sono solo ricordi imbalsamati. D'ora in poi sarai il medico di te stesso; sei libero. La libertà di azione è una forma di creatività, nonostante sia in continua lotta contro le passioni interiori. Se sosteniamo che l'uomo non è stato creato per rimpinzarsi di cibo, la liberazione dello stomaco comporta automaticamente la libertà dello spirito di elevarsi; per questo ci sembra che le nuvole siano diafane e che i violenti temporali di agosto intonino canti!".

"Commozione... o estasi: il mio essere rivisse all'improvviso. Allora credetti che l'estasi fosse la mia unica meta e non il lavoro, la famiglia o la ricchezza. Questa strana e misteriosa estasi è l'unica vittoria in mezzo ai continui fallimenti; è quella che può schiacciare il dubbio, l'apatia e l'amarezza. Ma la frenetica estasi della notte è come un lampo. Come potrà riempire il vuoto della vita?".

"Tutto cambia quando parla il silenzio. Eccomi qui, supplicando il silenzio affinché parli e i granellini di sabbia che rivelino i loro poteri segreti e mi liberino da questa opprimente impotenza. La luna si nasconderà prima che si sazi il cuore assetato; nessuna forza potrà ritardare il momento divino, il momento che già una volta concesse un segreto in più all'universo. Sei in piedi sulla sua soglia con la mano tesa, implorando l'oscurità, l'orizzonte e le profondità dove è caduta la luna. Che cosa mi impedisce di gridare, se non l'assenza dell'eco?".

Rimase ad osservare l'orizzonte. Lentamente l'oscurità andò dileguandosi e apparve una linea che diffuse una strana luminosità, come un segreto o un aroma; poi crebbe e inviò torrenti di luce e di splendore. All'improvviso il cuore si mise a ballare con un'inebriante allegria che annientò la paura e la tristezza. Gli sembrava che gli occhi stessero per uscirgli dalle orbite a causa della luce accecante; però mantenne la testa sollevata. Si sentì avvolto da un'immensa felicità, da una danza d'allegria che comprendeva tutte le creature della terra. Le sue membra parevano voler canticchiare, i suoi sensi erano come inebriati. Sentì dissiparsi i dubbi, le paure e le pene, mentre lo invadeva una strana e profonda certezza che gli infondeva sicurezza, pace e una sensazione - mai provata prima - di poter realizzare tutto ciò che si proponeva. Ma si elevò su qualsiasi desiderio; il mondo si prostrò ai suoi piedi, come una manciata di sabbia; e non desiderava più nulla. Non chiedeva salute, pace, sicurezza, gioia o lunga vita. Il suo massimo desiderio era che arrivasse in quel momento la fine.

Rimase ansimante, sommerso dall'estasi, contemplando fissamente l'orizzonte. Respirò profondo, come per recuperare le forze dopo un'estenuante corsa.

 

Naghib Mahfuz (1912)

da Il mendìco (1965)