Trattato



 

Noi esseri, noi essenti.

Noi uomini precisamente andiamo incontro a, noi tramandiamo e coltiviamo serietà acquisite.

Svolgiamo un’attività continua di credere. Attecchiamo. Tutto sommato se pur inconsapavoli ci è gradita la vita e la interpretiamo in massa: in società e continuiamo ad attecchirne con una serie di serietà. L’uomo ha una storia di legami all’insegna di una continuità che lo costituisce, a cui in fin dei conti è coscientemente legato più che alla vita stessa.

L’astrazione della costrizione esercitata dalla tradizione lo aliena, lo ricrea rispetto a quello che la vita è.

Questa astrazione contrita, storicamente solida, è definita realtà dell’uomo.

Io trovo in essa incerdibili contraddizioni poichè l’inconsapevolezza, la cecità dell’uomo fanno di questa codiddetta realtà un’astrazione inutile.

Un fatto che mi sorprende è l’unione, “la stretta di mano” immediata che c’è fra l’uomo e l’”esserci”.

Intendo evidenziare una separazione, che secondo me c’è, tramite due termini: “uomo” con cui indicherò il divenuto e “essere” con cui indicherò la datità dell’essere

Datità dell’essere è l’attività di esistere continuamente svolta e altrettanto amministrata da altro dell’essere uno a cui invece si riferisce l’intero nostro essere, ma convissuta anche dalla possibilità dell’essere nella terra, l’esserci nel mondo, noi siamo noi respiriamo e sebbene abbiamo un io che siamo, col quale ci definiamo, la nostra esistenza è possibile messa e mantenuta in vita a priori da altro. L’io che siamo, che nominiamo che conosciamo è l’affacciarsi al risveglio dell’essere sulla terra: i fautori perciò sono l’io come dono, risyultato momento – presenza, possibilità, messa in gioco: uomo e d’altra parte ma unitamente atmosfera dono creazione terra.

In altre parole non dipende da me l’esserci – parlo originariamente e non solo dalla nascita.

Ma ad ogni istante che fa il mio essere complementare alla vita e lo vive sicchè a me è dato essere.

Arbitrio: la datità designa la parola UOMO: L’ESSERE che è costituito dal proprio arbitrio dal momento che si affaccia ad essere più l’arbitrio sconosciuto di ciò che permette questa complementarietà di condizioni, fra la stella sole, il giro del pianeta, l’ossigeno, i nostri polmoni.

Questa distanza esattamente questa combinazione. Questo perpetuo.

Questa fiducia.

L’uomo può mettersi a manifestare unicamente il proprio arbitrio nel vivere poichè ha una Fiducia naturale cieca nel senso completa e che non può vedere perchè non gli è dato e non si rende neanche conto d’averla.

L’uomo è intriso di complementarità. Noi viviamo la datità. Noi siamo l’affacciarsi, l’io fra l’uomo e l’esserci.

L’accogliere l’arbitrio essendo mantenuti in vita dalla vita stessa.: “non gli tocca che essere e lo fa!”

Aderendo alle leggi della continuità, che mano a mano ne costituisce storicamente la società deriva la serietà di mansioni astratte e folli, inspiegabili rispetto all’esserci, ma solo rispetto al risultato della storia dell’uomo: della continuazione del divenuto, sensate.

 

Francesca Bellati